E' un racconto di contaminazioni perché l'allora Ministro Luigi Berlinguer aveva avviato il progetto di contaminazione tra scuola e televisione. Era solo l'inizio di altre, ben più deleterie, contaminazioni.
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Premessa: il Provveditorato di Chieti ha scelto la mia scuola per un progetto denominato "La scuola produce TV" proposto nell'ambito di una collaborazione tra la Rai e il Ministero della P.I. Il primo incontro con i responsabili di questa iniziativa è avvenuto nel novembre 1999 presso la sala del consiglio del Ministero. In quell'occasione abbiamo capito che altri analoghi progetti erano stati realizzati e venivano riproposti in varie città d'Italia e abbiamo cercato di capire cosa bisognava fare, cioè cosa ci veniva proposto o richiesto. Risposta: "preparate un format". Un format non è un programma televisivo, il programma si farà dopo. Un format non è una sceneggiatura, anche questa si farà dopo. Il format non è un soggetto perché il soggetto si riferisce ad un già definito genere televisivo. Il format non è un genere, perchè non è possibile inventare nuovi generi televisivi, oggi si lavora solo sulla "contaminazione" tra i diversi generi già noti. Dunque un format è semplicemente un format.
L'idea di realizzare un format per la RAI è stata riportata ai ragazzi della nostra terza C. Anche i ragazzi hanno reagito con la stessa obsoleta domanda: ma cos'è un format? però, grazie ad una abitutine che a me pare malsana, hanno capito subito che non avrebbero capito e si sono tuffati in quella modalità comunicativa che l'autore televisivo aveva efficacemente definito col termine contaminazione (in effetti era lui stesso un fenomeno di contaminazione tra l'accademico che diceva di essere e lo scomposto masticatore di chewingum). In terza C la contaminazione tra idee, proposte, veti, rivendicazioni e proteste era presto degenerata in una rissa alla quale io partecipavo urlando una mia intuizione che i ragazzi erano decisi ad escludere: "non diventeremo famosi! qualunque cosa riusciremo a fare, bella o brutta, nessuno di noi diventerà famoso!".
Nel secondo incontro nella sede Rai di Pescara (dicembre '99) l'accademico masticatore di chewingum, che contaminava le proposte dei ragazzi con riferimenti cinematografici e rivelazioni sensazionali del tipo "quella volta che Pippo Baudo mi disse", su un punto fu molto chiaro: "a gennaio verrà un autore Rai nella vostra scuola, discuterà il vostro format e, in pochi giorni, grazie alla nostra esperienza e ai nostri mezzi il prodotto sarà finito e pronto per andare in onda. Saranno 20 minuti di trasmissione su Rai-sat dove non c'è un palinsesto preciso perciò sarà difficile sapere a che ora e in quale giorno. Ma il format sarà mandato in onda davvero, sappiate quindi che questa è una straordinaria opportunità." No, non ha detto "diventerete famosi", ma i ragazzi hanno capito benissimo: si tratta solo di un primo passo, per la vera fama c'è da aspettare un po'.
Trascorsi i mesi successivi senza che nessuno sapesse più dirci niente del format, della contaminazione e dei segreti della ribalta ci siamo rassegnati. Nei corridoi i ragazzi di terza C avevano anche smesso di insinuare malignità su altre scuole che sicuramente avevano complottato per scipparci la grande occasione. Ma poco prima di Pasqua arriva un inatteso invito per Roma.
19 aprile 2000 : 1^ giornata della comunicazione a scuola. L'invito è rivolto al presidente della consulta provinciale degli studenti (uno studente di Vasto) e al funzionario del Provveditorato che si occupa delle consulte. Entrambi sono occupati e poi non capiscono bene di cosa si tratta. Il foglietto arriva casualmente fino alla nostra scuola e il nostro Preside accetta l'idea di presenziare con due alunni di terza C (uno come delegato della consulta e uno come accompagnatore clandestino a spese proprie), io mi unisco a loro come delegato del Provveditorato.
A Roma troviamo studenti giunti da ogni angolo d'Italia, alcuni arrivati con l'aereo, altri con viaggi di più giorni e quasi tutti senza accompagnatori (evidentemente i funzionari dei Provveditorati non sono molto disponibili a portare ragazzi in giro per il mondo). Ci dividono in "gruppi di lavoro" in base al tipo di progetto: "Fuoriclasse", "Attaccabottone", "La scuola in diretta" ecc. L'operazione è laboriosa perché ad alcune province corrisponde più di un progetto e gli studenti non sanno da che parte andare, perché gli studenti, che sono stati invitati in qualità di membri delle consulte, non sanno niente dei progetti in corso con la Rai.
La mattinata trascorre tra polemiche sempre più agitate. Infatti i presidenti e le presidentesse delle diverse consulte, superato l'iniziale disorientamento, protestano perché non riescono a capire la situazione ed esternano la rabbia di scoprire, solo a cose fatte, che qualche scuola della loro provincia aveva o avrebbe realizzato (a loro insaputa!) programmi televisivi, fiction, film, giochi a quiz o cose di tal genere. I toni, soprattutto nei confronti di un insegnante (uno dei pochissimi) che cerca di smorzare le polemiche, sono anche aggressivi. Nel gruppo della "scuola produce TV" solo un ragazzo di Siracusa era stato testimone di un lavoro svolto, una sceneggiatura preparata insieme ai suoi compagni di classe e un paio di giorni di riprese; non sembrava deluso perché aveva fatto una cosa nuova, ma non aveva visto niente di quel che sta dietro i bagliori dello schermo televisivo. Aveva avuto l'impressione che i tecnici della RAI avessero solo fretta di concludere rapidamente le riprese, e questa non è un'ovvietà per gli studenti che, forse, dalle offerte scolastiche si aspettano sempre una modalità scolastica, cioè un'attenzione verso le loro esigenze.
Nel pomeriggio ci riuniscono in una sala da conferenze dove un paio di studenti armati di microfono saltano tra la poltrone distribuendo battute così spiritose che potrebbero far concorrenza a Bonolis e a Jerry Scotti, e ci intrattengono fino all'arrivo del Presidente della RAI, il quale dando il via ai lavori salva la platea dal terrorismo del microfono volante. "Possiamo cominciare perché il Ministro ovviamente non verrà - dice Zaccaria - il governo si è appena dimesso e il Ministro avrà così tanto da fare che non ha potuto nemmeno inviare il consueto telegramma". Una ragazza con le brache variopinte e l'ombelico bene in vista sale sul palco dei conferenzieri per esporre il resoconto del primo gruppo di lavoro, ma ecco che arriva il Ministro. Il Ministro, proprio lui, Berlinguer in persona. E' venuto, è venuto davvero! Zaccaria invita la ragazza a rileggere daccapo la relazione. La poverina ci prova ma la sua voce è cambiata, è troppo emozionata. Berlinguer la incoraggia con tono paterno e comprensivo.
Un'altra la sostituisce, ma parla anche lei con gran difficoltà. Tutta la marea delle polemiche della mattinata è magicamente scomparsa. Tutti sono sopraffatti dall'emozione provocata dal contatto col Potere. Nella sala si possono perfino riconoscere alcuni volti di persone viste qualche volta nello schermo, persone di cui non abbiamo mai saputo il nome ma sicuramente famose, rischiarate da quell'aura soprannaturale di chi ha un posto nelle finzioni della TV. Tutti, anche le ragazze più aggressive dall'abbigliamento punkeggiante, ora hanno solo da ringraziare per la "meravigliosa esperienza" vissuta e per tutti i bei progetti che la Rai ci ha fatto realizzare (cioè quelli che fino a pochi minuti prima dicevano di non conoscere). Nessuno aveva mai immaginato quanto potesse essere formativo questo nuovo modo di fare scuola. Così le relazioni scritte con tanta rabbia diventarono magicamente semplici ossequiose richieste che gli studenti si dicono lieti di presentare al Ministro che ci onora della sua presenza.
Ecco in sintesi le conclusioni tratte dai rappresentanti delle consulte entusiasti del nuovo corso che finalmente la scuola sta prendendo. Essi chiedono:
- una migliore comunicazione tra Provveditorati e scuole per avere notizia dei futuri progetti;
- un ampio margine di preavviso per la preparazione delle attivit ;
- coinvolgimento di un maggior numero di scuole (magari tutte);
- tematiche e decise liberamente dagli studenti;
- riprese effettuate nelle scuole e non negli studi televisivi che possono mettere a disagio alcuni ragazzi;
- documentazione filmata di tutta la fase preparatoria, da conservare per le prossime generazioni di studenti;
- aumento dei finanziamenti perch materiali e spazi televisivi, anche quelli delle Tv locali, costano molto;
- attivazione di corsi per preparare gli studenti ad affrontare le telecamere;
- inserimento di alcune ore di scienze della comunicazione come materia scolastica;
- inserimento del progetto de "La scuola in diretta" nel P.O.F. della scuola perch altrimenti alcuni professori potrebbero ostacolare le attivit ;
- trasmissione contemporanea sulla Rai satellitare e sulla TV nazionale perch non tutti hanno la parabola;
- uno spazio riservato alle scuole su RAI3, che non pu essere il sabato alle 7,30, ma in orario adatto alle esigenze degli studenti;
- trasformazione di Rai-educational in una Tv completamente riservata alle scuole;
- devoluzione alle consulte delle apparecchiature dismesse dalla RAI perch i mezzi di cui sono attualmente dotate le consulte (computer e telecamere) sono insufficienti;
- corsi formativi di ripresa televisiva e montaggio;
- ampia pubblicit per i prodotti televisivi realizzati dagli studenti e trasmessi in TV ;
- domande meno "erudite" nei programmi a quiz altrimenti a seguirli restano solo i liceali dell'ultimo anno; e via di questo passo.
Il Ministro - dal palco sul quale campeggia un manifesto in stile graffito metropolitano con lo slogan "Hai studiato anche troppo, adesso gioca" - assicura gli studenti che sì, la scuola del futuro è proprio quella che loro, gli studenti, stanno chiedendo. Le ore di comunicazione a scuola sono già previste nella futura autonomia scolastica, queste magnifiche esperienze finora offerte solo ad alcune scuole saranno allargate e diffuse e il sistema delle consulte diventer il fulcro dell'organizzazione scolastica. Gli studenti devono diventare i protagonisti della vita scolastica.
"Voi studenti dovete insistere nelle vostre richieste - dice Berlinguer - perché chi fa scuola non può andar lì ad improvvisare, ci vuole più competenza, più preparazione, più cultura". "Questa che voi state chiedendo è la cultura della partecipazione, è la vera democrazia", ha detto proprio così, democrazia, non demagogia. Il Ministro si rammarica di non poter garantire una rapida realizzazione di questa prospettiva perché, ahimé, il governo è stato appena sfiduciato, una considerazione amara e frustrante che suscita un'onda emotiva di disappunto che qualche giovane potrebbe interpretare come vocazione politica.
Nell'atrio, mentre alcuni studenti si alternano accanto al Ministro per una foto-ricordo, osservo la collega di Pratola Peligna che era arrivata carica di entusiasmo, disposta a perdonare tutti gli errori dell'organizzazione e tutte le contraddizioni dei ragazzi. "L'importante - mi aveva detto durante la mattinata - è dare ai ragazzi l'opportunità di esprimersi, non è importante che i progetti siano ben definiti, né che abbiano finalità precise e coerenti". Ora è lì che guarda con silenziosa tristezza la mano protettiva del Ministro che si appoggia, per l'attimo di un flash, sulla spalla fragile dei ragazzi e delle ragazze che vanno a turno a sorridere davanti all'obiettivo del fotografo di corte.
La scuola berlingueriana è un'idea che intristisce anche i più ottimisti e la collega di Pratola mi saluta dicendomi che, prima di partire, avremmo dovuto riflettere meglio su un dettaglio che sembrava trascurabile: l'invito alla festa non era esteso agli insegnanti. Lei infatti è venuta a proprie spese.
- L'invito a quale festa - mi chiedo - questa giornata di autocelebrazione o quella della futura grande riforma scolastica ?
[il racconto è disponibile anche in formato PDF - scarica qui]
