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5.2.22

Chi ha ucciso Lorenzo?

Lorenzo Parelli era uno studente di un istituto professionale della provincia di Udine. La scuola lo ha mandato a svolgere le ore di PTCO in una fabbrica. Il 21 gennaio, durante un lavoro di carpenteria metallica, il ragazzo è stato colpito da una putrella di ferro ed è morto. Lorenzo è l'ennesimo caduto sul lavoro? Uno dei tanti che si aggiunge ai 1.404 dello scorso anno?
No, non direi perché lui non era un dipendente, non riceveva alcun compenso. Lorenzo è morto in orario scolastico, mentre svolgeva un'attività  che ai sensi della legge 107/2015 (la famigerata "buona scuola" di Renzi) è diventata obbligo. Sono ore di lavoro obbligatorie in ogni scuola, anche nei licei.
All'inizio si chiamava alternanza scuola-lavoro, ma ora nelle scuole italiane non si usa più la lingua italiana e l'alternanza si chiama PTCO, ennesimo acronimo che si aggiunge alla babele di POF, PTOF, RAV, FIS, PDP, DS, DSGA, RSU, ATA, PON, POR, RSPP, RLS, IRC, LIM, CLIL, FS, UDA, BES, DSA, GLHO, PDF, ecc. ecc. 

6.10.21

Il lungo addio della scuola istituzione

“CUI PRODEST? IL LUNGO ADDIO DELLA SCUOLA ISTITUZIONE"

Convegno Nazionale in occasione della Giornata Mondiale degli Insegnanti 

5 ottobre 2021 - Roma 

- GIOVANNI CAROSOTTI, docente di Filosofia e Storia al liceo Virgilio di Milano (21')

- DACIA MARAINI, scrittrice, poetessa e saggista. (49')

- FRANK FUREDI, professore emerito Sociologia all’Università del Kent, Canterbury [UK]. 

- RINO DI MEGLIO, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti. 

- FABRIZIO REBERSCHEGG, presidente dell’Associazione Docenti Art. 33. 

Modera 

- GIANNA FREGONARA, giornalista, settore Scuola e Università del Corriere delle sera.

 

21.5.21

Il Curriculum dello studente

Il curriculum è uno strumento che nega il confronto, quindi nega la meritocrazia. Mentre il concorso presuppone una situazione di pari opportunità tra i concorrenti che vengono posti di fronte alla medesima prova, il curriculum valorizza i trascorsi. In tal modo verranno offerte nuove possibilità solo a chi ha già beneficiato di molte possibilità. 

In una democrazia di tipo liberale l'uso del curriculum dovrebbe essere fortemente scoraggiato. Non è un caso che la Costituzione lo vieta per l'accesso alle pubbliche amministrazioni (art.97 Cost.), pertanto nella scuola pubblica italiana non si dovrebbe mai parlare di curriculum, se non per evidenziarne l'inopportunità. 

Purtroppo la nostra scuola è ormai disfatta. Tutte le riforme sono decise dagli appettiti di una classe imprenditoriale che celebra il curriculum come come una sacra icona. Ora il governo ha dato attuazione ad una disposizione contenuta nella Legge della Buona Scuola (quella che il Movimento 5 Stelle aveva promesso di abolire). Da quest'anno viene introdotto nelle scuole statali un "curriculum dello studente" che affiancherà il diploma di scuola superiore. 

Finora la valutazione scolastica è stata legata agli insegnamenti scolastici. Le commissioni d'esame erano tenute a giudicare ciò che gli studenti avevano appreso a scuola, facendo riferimento ai saperi definiti nei programmi scolastici. Ora il giudizio si sposterà su quello che i ragazzi possono presentare alla scuola, quello che fanno fuori dalla scuola grazie alle possibilità offerte dalle famiglie. Così la scuola si troverà a dover premiare, nella valutazione scolastica, chi ha già avuto vantaggi grazie alla posizione familiare. 

La scuola del curriculum è una scuola che marcia in senso ostinato e contrario rispetto alle indicazioni della Costituzione. Chissà cosa direbbe don Milani di una così brutale inversione di tendenza.

25.2.20

La scuola subalterna all'impresa

La convinzione di tantissimi insegnanti è che esiste una subalternità della scuola rispetto all’impresa e al libero mercato. Tale subalternità si ritorce soprattutto contro i docenti, sempre più sviliti, favorisce l’idea di una scuola verticistica e dirigista.



[continua a leggere su Tecnica della Scuola]

20.7.19

La truffa del linguaggio finanziario a scuola

Nell'intervista radiofonica il prof. Valerio Malvezzi espone inizialmente la propria opinione sulla creazione dell'euro che si contrappone a quella che lui chiama "economia umanistica", ma è interessante il punto in cui esamina le trasformazioni del sistema scolastico. Dal 6° minuto il giornalista gli pone la questione degli studenti "somari" che venivano "bocciati".

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Al 10° minuto Malvezzi riflette sulla portata del nuovo linguaggio introdotto nell'ambiente scolastico dove gli studenti che non studiano abbastanza diventano "debitori".

24.4.19

Stanno distruggendo la scuola italiana

di Anna Angelucci

(...) A partire dal Trattato di Maastricht del 1992, la Commissione europea ha assunto formalmente competenze in materia di istruzione, dandole fin da subito quell’impronta fortemente economicistica richiesta dai gruppi industriali nazionali, europei e multinazionali, dai loro gruppi di pressione e dai loro numerosi think tank. Nel Libro Bianco «Insegnare e apprendere: verso la società conoscitiva», pubblicato dalla Commissione europea nel 1996, si legge che «è adattandosi alle caratteristiche dell’impresa dell’anno 2000 che i sistemi d’educazione e di formazione potrebbero contribuire alla competitività europea e al mantenimento dell’occupazione».

Il modo che si è scelto per realizzare rapidamente questo obiettivo è stata la progressiva omologazione - attraverso processi di standardizzazione - dei sistemi di governance delle scuole nei diversi Paesi e delle attività educative e didattiche, ma soprattutto la torsione dei principi pedagogici e culturali su cui il lavoro a scuola si istituisce e si fonda.

segue su MicroMega

1.5.18

La scuola produce servi

La scuola democratica dovrebbe educare, trarre da ciascuno il proprio meglio, cioè aiutare i bambini e i ragazzi a sviluppare liberamente la propria personalità, quindi dovrebbe promuovere la libertà di pensiero e le inclinazioni personali accompagnandoli fino alla maturità.

La parola maturità (esame di maturità) è stata abolita nel 1997 dalla riforma del ministro Luigi Berlinguer, la prima di una serie di riforme di stampo neo-liberista che hanno introdotto nella scuola il principio di concorrenza tra le scuole e di competizione tra insegnanti e tra studenti mettendo al centro di tutto la valutazione. Gli studenti vengono valutati in termini di crediti/debiti. Gli insegnanti vengono valutati mediante attribuzione di bonus.

Alcuni attenti osservatori del mondo scolastico sono convinti che le riforme di matrice neo-liberista perseguono finalità anti-liberali e anti-democratiche. L'effetto finale non è una maggiore efficienza del sistema scolastico, bensì una sostanziale omologazione al modello dominante: addestramento all'obbedienza e produzione di servi, non più liberi cittadini.



 
Vi propongo qui un video tratto dal canale Byoblu (a questo link)

In altra intervista il prof. Pennetta ha illustrato i rischi di criminalizzazione della libera opinione nel nostro sistema socio-economico.

 
Sulla stessa linea di pensiero si pone anche il prof. Pietro Ratti.

31.12.17

La scuola non è l'ufficio di collocamento

L'introduzione dell'alternanza scuola-lavoro continua a far discutere. In questi giorni abbiamo avuto notizia di varie manifestazioni di protesta, ma il governo difende la propria scelta.
I periodi di stage lavorativo sarebbero utili, lo sostiene anche il prof. Ichino sulla base di argomentazioni che sembrano ignorare la vera causa della forte disoccupazione giovanile.
Un interessante articolo di Francesca Fornario cita uno studio promosso dal Ministero del Lavoro in cui si dimostra che "il tasso di disoccupazione giovanile al 40 per cento, record in Europa, era imputabile solo in minima parte (appena il 2 per cento) alla mancanza di una formazione scolastica adeguata alle esigenze del mercato e per la gran parte alla crisi della domanda interna".

15.3.17

La scuola smantellata

Chiariamo: la colpa non è degli studenti, né degli insegnanti, ma di chi ha smantellato la scuola disorganizzandola. […] L’impianto dei vecchi licei è stato smontato senza riflettere su quali competenze siano comunque basilari per qualsiasi corso di studi. Prima c’era il nucleo forte di materie come italiano, latino, storia e filosofia al classico, lo scientifico cambiava di poco con l’aggiunta di matematica. Adesso si taglia il latino, si taglia la filosofia, pilastri per un apprendimento logico. […] Sembra che l’unica cosa indispensabile sia professionalizzare, ma non si vuole capire che alla base di ogni apprendimento ci sono le competenze linguistiche
Massimo Cacciari  da un articolo pubblicato da La Repubblica

Un filosofo del livello di Cacciari, molto attento alle parole, che parla di scuola SMANTELLATA, dovrebbe generare effetti dirompenti e avviare forti ripensamenti rispetto a quello che si sta facendo con apparente improvvisazione affidata a persone che non sono mai riuscite neanche a conseguire i titoli di studio per l'accesso all'insegnamento.