11.2.16

IL PROFESSORE CHE NON GIURO'

La vicenda di Alessandro Galli

Alessandro Galli, di lui si trovano poche informazioni in rete, eppure la sua vicenda ha segnato un passaggio importante per la scuola italiana. Vorrei che fosse conosciuta e ricordata almeno da chi svolge il mestiere di insegnante.

Talvolta chiedo ai miei colleghi se hanno prestato giuramento, quel giuramento che è richiesto per l'accesso a qualunque tipo di impiego pubblico. Devono giurare i ministri della Repubblica e anche i magistrati e perfino gli avvocati che sono liberi professionisti ma esercitano le loro funzioni nell'ambito della giustizia statale, allora perchè gli insegnanti non prestano il giuramento di fedeltà alla Costituzione?

La risposta sta nella Legge del 30 marzo 1981 n. 116 che dichiarò non applicabile agli insegnanti la norma generale prevista dallo Statuto degli Impiegati Civili dello Stato. La libertà di insegnamento è considerata incompatibile coi vincoli di un giuramento.

La legge fu approvata quasi all'unanimità. La proposta era stata presentata dai radicali (negli atti parlamentari figurano i nomi di Baldelli, Mellini, Teodori, Aglietta, Cicciomessere) ma la spinta principale venne dal caso del prof. Alessandro Galli che si era rifiutato di prestare giuramento. Galli era un insegnante bolognese, si professava anarchico e non voleva sottostare all'obbligo del giuramento di fedeltà "alle leggi dello Stato" che lo avrebbe vincolato anche al rispetto del codice penale redatto e approvato dal regime fascista. Quel vincolo di obbedienza gli avrebbe negato la possibilità di esercitare liberamente il diritto di critica che rappresenta uno dei più importanti strumenti educativi della scuola democratica.

Lo statuto dei dipendenti statali non prevedeva eccezioni, perciò senza giuramento non c'era possibilità di assumere in ruolo un docente. Sandro Galli si era già rifiutato di giurare nel 1975 e l'anno successivo fu dichiarato "decaduto" dall'incarico di insegnante. Nel '77 aveva avuto altri incarichi come precario, ma dopo un certo periodo si trovò nuovamente obbligato a giurare e ancora si rifiutò iniziando nel maggio del 1980 anche uno sciopero della fame. Dopo circa un mese e mezzo, in seguito a ripetuti collassi, fu ricoverato in ospedale. Il suo caso trovò spazio nella cronaca locale, benchè l'attenzione della stampa in quei mesi era rivolta prevalentemente al misterioso incidente aereo di Ustica e poi alla strage del 2 agosto. Il sindaco di Bologna, il comunista Renato Zangheri, mise un pullman del comune a disposizione di una delegazione di amici e compagni di Galli. A Roma furono ricevuti dal Presidente della Repubblica, che all'epoca era Sandro Pertini, il quale volle telefonare personalmente a Galli, ancora degente in ospedale, e gli dichiarò il proprio sostegno per l'abrogazione del giuramento.

Pertini era stato un antifascista e un partigiano, conosceva il valore della libertà e ricordava bene l'esempio dei professori che nel 1931 persero la loro cattedra per il rifiuto di giurare fedeltà al fascismo. I regimi totalitari si sostengono soffocando la libertà di pensiero e di parola, le democrazie non hanno bisogno di giuramenti.

Tra i compagni di Sandro Galli c'era anche chi riteneva eccessivo un lungo sciopero della fame rispetto ad un obiettivo che sembrava di poco conto: il giuramento sembrava una formalità di scarso significato. Invece Galli riteneva che fosse un retaggio fascista da contrastare con la massima determinazione. Il giuramento riduceva tutti i dipendenti statali ad una condizione servile, li obbligava ad obbedire a qualunque comando come accade nell'ambito della disciplina militare. La scuola non può essere una caserma. Il sapere si sviluppa solo coltivando il libero confronto tra tutte le idee possibili. Dove regna l'ordine gerarchico e l'obbedienza ai comandi non c'è cultura, non c'è arte e non c'è scienza. Il servilismo spegne ogni intelligenza, la scuola diventa luogo di addestramento e di indottrinamento.

Mentre Galli era ancora in ospedale, dove aveva ripreso lo sciopero della fame assumendo solo pochi liquidi, il 2 agosto del 1980 alla stazione di Bologna scoppiò una bomba che uccise più di ottanta persone. Era un atto politico di insensata violenza. Galli non aveva dubbi sulla sua matrice ideologica e nell'intervista rilasciata in quei giorni alla Rivista Anarchica, ribadiva l'importanza di persistere ed intensificare l'impegno antifascista.

A marzo del 1981 la norma che aboliva il giuramento diventò legge della Repubblica. Una legge ancora valida, ma pochi la ricordano e pochi oggi si scandalizzano di fronte alle proposte di ripristinare le antiche gerarchie in forme nuove, apparentemente lusinghiere: occasioni di carriera per i docenti, obblighi formativi, decisioni concentrate nelle mani del dirigente scolastico, forme di valutazione dell'insegnamento, bonus premiale per i più bravi, ecc. L'esempio del prof. Galli non dev'essere dimenticato, anche per non dimenticare il significato dell’art. 33 Cost.: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

L'idea di poter elevare la qualità dell'insegnamento mediante forme di coartazione degli insegnanti è profondamente sbagliata. Nessun docente diventa migliore per costrizione. L'obbedienza non è una virtù, direbbe don Lorenzo Milani, ma i tentativi di riportarci verso un sistema di omologazione delle personalità sono sempre più subdoli e pressanti.

Oggi il rischio non è più quello di vedere un corpo docente in camicia nera o scolaretti con la divisa da balilla e il fucile a tracolla. Oggi il rischio è maggiore, gli strumenti dell’omologazione delle coscienze sono più potenti, come aveva perfettamente intuito Pier Paolo Pasolini negli stessi anni in cui Alessandro Galli cominciava la sua battaglia contro il giuramento. I modelli imposti dalla televisione e dalla pubblicità sono riusciti a sostituirsi a tutti gli altri, hanno cancellato culture millenarie, hanno mercificato quasi tutti gli ambiti della vita sociale. La ‘rivoluzione antropologica’ del consumismo e della globalizzazione ci ha condotto verso una “società liquida” ben descritta nelle opere di Zigmunt Bauman. Sembra ormai impossibile ritrovare certezze e ricostruire strutture solide e stabili, ma oggi più che mai abbiamo bisogno di cultura. Oggi più che mai abbiamo bisogno di una libertà che sia terreno fertile dove far rinascere un sapere democratico e condiviso che sia base stabile per riaffermare i diritti dell’uomo e del cittadino .