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4.1.21

L'obbligo di difendersi dalla distruzione

Alessandro Barbero è un insigne storico, un eccellente docente di storia. Nessuno riesce a rendere viva e interessante la storia al par suo. Il suo talento narrativo gli ha fatto guadagnare il premio Strega per la letteratura. Sono doti che trovano fondamento sul suo elevato spessore culturale e sulla sua piena indipendenza di giudizio. Qui vi propongo un'intervista in cui Barbero descrive l'attuale situazione degli insegnanti italiani e della scuola. Una sintesi perfetta.

Gli insegnanti oggi sono una vera e propria categoria “sotto attacco”, da cosa crede che dipenda questo radicale cambiamento nei confronti di una classe che fino a dieci anni fa, era stimata e rispettata?

Intanto, io direi non dieci, ma venti o venticinque anni fa: l’aggressione è cominciata allora. Le cause sono: a livello immediato, la svolta a destra della politica italiana. Questo ha comportato l’antipatia evidente di molti governi nei confronti di un mondo, quello degli insegnanti, tradizionalmente considerato di sinistra.
Ma più in profondità, e in modo più insidioso, la svolta a destra dell’intero mondo occidentale, l’ideologia unica del profitto, l’esaltazione dell’imprenditoria come sale della terra. Ne risulta una classe dirigente che non capisce letteralmente più a che cosa servano la cultura, l’insegnamento, lo spirito critico.

29.2.20

Pensare in modo uniforme


Il Prof. Alessandro Barbero, insigne storico e scrittore ben noto per il suo equilibrio e per l'indipendenza di giudizio, svolge alcune considerazioni sulla scuola che non possono essere tacciate di faziosità politica, né di conservatorismo di carattere sindacale. Quello che dice ci deve far riflettere e soprattutto dovrebbe far riflettere i numerosi sostenitori delle pedagogie docimologiche, delle prove invalsi, degli standard di qualità e della didattica per competenze.

Barbero parla di una scuola che si sta orientando verso l'imposizione di un "pensare in modo uniforme" e di una tendenza a formare giovani "programmati per eseguire compiti" invece che valorizzare la creatività personale. Ci ripropone l'esempio della scolastica medievale che inizialmente si fondava sul dubbio, sulla discussione, sul ragionamento e soprattutto sulla libertà di ricerca e di confronto. Se la scuola perde la libertà, se viene organizzata secondo modelli aziendali, perderemo la nostra libertà di pensiero che è il cuore stesso del sapere.

La scuola gerarchizzata con ministri che possono imporre una certa formazione, dirigenti che possono scegliere i docenti e con docenti ingabbiati tra standard di valutazione e progressione di carriera, non resterà alcuna libertà e non si svilupperà nessuna creatività se non tra quelli che dalla scuola fuggiranno.

L'esempio della scolastica medievale, che si svilisce chiudendosi nella ripetizione di presunte verità ormai acquisite, è molto pertinente perché ci fa cogliere una perfetta analogia tra l'antico dogmatismo basato sulla verità biblica e poi su quella aristotelica con l'attuale dogmatismo scientista.


30.11.17

La funzione sociale della scuola

Oggi ci dicono (e c'è chi ci crede, purtroppo, anche tra gli insegnanti) che la funzione della scuola è il contrasto alla disoccupazione, quindi la scuola deve orientarsi verso il lavoro, deve rispondere alle richieste delle imprese, magari cominciando già negli anni di scuola ed ecco l'alternanza.