15.1.14

La volgarità come stile

L'alunna ha negato fermamente: "No, non ho detto nessuna parolaccia. Quale sarebbe la parolaccia che ho detto?"
Mi sono rifiutato di ripetere la scurrilità che avevo appena sentito dalla bocca della sedicenne.
Dopo pochi minuti la stessa alunna ripeteva altre espressioni volgari. L'ho richiamata e lei s'è difesa dicendo che le parolacce erano rivolte a un compagno. Quindi lecite. Tra loro, i ragazzi e le ragazze, possono insultarsi liberamente. Gli insegnanti dovrebbero assecondare restando sulla cattedra con orecchie ovattate. La differenza tra l'umanità vera e schietta dei ragazzi e il formalismo ipocrita, nel quale dovrebbero restare relegati gli insegnanti, separa la civiltà dalla porcilaia. Pensando di rinchiudere gli insegnanti nella torre eburnea di un inutile galateo, i ragazzi scelgono di vivere nelle stalle della volgarità. E' una scelta imposta dagli eroi della televisione:  i coatti del Grande Fratello, i finti naufraghi di dubbia fama, i cuochi dal piglio caporalesco...

La volgarità si ritrova tra i giornalisti (Laura Tangherlini), i ministri (Nunzia De Girolamo può competere col ministro Scajola, che insultava una vittima innocente del terrorismo, e col ministro Calderoli, attrezzato per insultare il sentimento religioso degli altri). L'attore Toni Servillo forse non immaginava di essere registrato invece il critico d'arte sa bene di esibirsi davanti alle telecamere.

Viviamo in mondo in cui  molti non capiscono più che le nostre parole sono parte di noi, molto più di un vestito o di una pettinatura. Le parole mostrano il nostro stile interiore come una fotografia dell'anima. Chi parla in modo volgare è una persona volgare, inutile cercare di coprirsi con una finta maschera e un finto sorriso. Il linguaggio disegna il nostro profilo pubblico meglio di qualunque pagina di facebook. E quando la volgarità è parte della persona non la controlli più.