22.9.14

Arriva la "Buona Scuola"

La riforma della scuola non avrà il nome del Ministro proponente, non si chiamerà Riforma-Giannini, bensì "Buona Scuola". E' un'autoproclamata lode che non promette niente di buono.

La "Buona Scuola" è una riforma che non piace ai maggiori rappresentati della cultura italiana, ma ormai chi è dotato di cultura e non rinuncia all'esercizio della critica è considerato un "gufo". Il gufo in Italia non è il simbolo della sapienza, è l'invidioso che cerca di esercitare il malaugurio. Anche questo modo di respingere le critiche non promette niente di buono.

La riforma viene sostenuta respingendo tutte le critiche e rifiutando qualunque tipo di collaborazione, non solo quelle provenienti dai sindacati, ma anche le proposte di legge di iniziativa popolare (una è qui).

Basta rileggere i due articoli della Costituzione (33 e 34) per vedere che si tratta di una contro-riforma. La "Buona Scuola" non si preoccupa di garantire un buon livello di insegnamento a tutti. Non assicura che le risorse pubbliche restino tutte nelle scuole pubbliche. Non tenta di correggere gli errori e di eliminare le difficoltà. Punta tutto sulla valutazione e sulla competizione. Scuole buone contro scuole cattive, insegnanti bravi contro insegnanti fannulloni, dirigenti super-manager contro incapaci da licenziare. Ma la scuola non è una corsa di cavalli.

La scuola è una comunità che ha bisogno di tanti contributi diversi. La scuola non è il posto dove vengono premiati i bravi. La scuola è il luogo dove tutti devono avere la possibilità di crescere  di formarsi una coscienza civile.

Il giudice Antonino Caponnetto riprendendo un pensiero che era stato già espresso da Gesualdo Bufalino, diceva che “la mafia ha più paura della scuola che dei giudici perché prospera sull’ignoranza della gente e sui bisogni della famiglie”.

Il degrado della scuola pubblica impedisce il cambiamento necessario. Ci rende tutti più deboli. La scuola pubblica è il cuore pulsante della democrazia.

"Contro la mafia non serve l'esercito, ci vuole un esercito di maestre" (Leonardo Sciascia)