La riforma della cosiddetta "Buona Scuola" lede i principi costituzionali. L'aveva già evidenziato il giudice emerito Ferdinando Imposimato, ora altri dubbi vengono espressi dal costituzionalista Michele Ainis rispetto all'art. 33 della Costituzione, che sancisce un principio già violato altre volte a cominciare dalla L. 62/2000.
Il prof. Ainis afferma che "la scuola non è un’azienda, perché i docenti dipendono dallo Stato anziché da un manager privato, perché la loro libertà d’insegnamento si svuoterebbe come un uovo se un capoccia potesse dispensare premi e castighi in base a fedeltà politiche, o più semplicemente culturali."
Riformare la scuola con criteri aziendalistici è un obbrobrio. Salvatore Settis, ex rettore della Normale di Pisa, forse il più importante istituto universitario italiano, l'aveva evidenziato in una bellissima intervista nella quale rimetteva in discussione alcuni dei mantra che circolano nelle scuole da diversi anni:
1) la lotta alla burocratizzazione - ad ogni annuncio corrisponde un aumento di burocrazia con nuove richieste di schede, moduli, programmazioni, valutazioni, ecc.
2) i crediti con cui si pretende di quantificare il lavoro intellettuale che invece è notoriamente inquantificabile. "Un insegnante non deve essere valutato in base alle ore che fa di lezioni frontali. Chi le prepara? E il tempo che uno ci mette a prepararle chi lo conteggia?"
3) la formazione delle competenze - "un’idea perversa sostituire la parola “conoscenza” con “competenza”, come è stato fatto dai pedagogisti alla nostrana, consultati da Berlinguer e dalla Moratti in poi per le loro pessime riforme scolastiche. Abbiamo bisogno di persone con uno sguardo generale. Non bastano le conoscenze specialistiche, approfondite quanto si vuole. Ci vuole una visione collegata col senso della comunità (come del resto è scritto nella nostra Costituzione, che stiamo via via dimenticando). "
4) e infine una formula bellissima: “La forza rivoluzionaria del passato”. Il passato come serbatoio di possibilità e di idee. Il passato per un ritorno alla cultura vera da contrapporre alle rottamazioni a cui si ispirano i nuovi barbari. "A quelli che dicono che il passato non serve a nulla - dice il prof. Settis - vorrei proporre di essere sottoposti all’espianto del proprio cervello, in modo che non sappiano più chi sono, chi sono i genitori, cosa hanno fatto prima."