L'Università di Catania ci ha offerto un pessimo esempio nel giorno in cui è arrivata la bella ministra delle grandi riforme. E' stata presentata agli studenti come occasione di dibattito per poter discutere del futuro dei giovani. Uno studente di Giurisprudenza ha colto l'occasione per interloquire, ma il Magnifico Rettore non ha gradito.
L'intervento dello studente ha fatto emergere un autoritarismo incompatibile con quella che dovrebbe essere la missione dell'accademia. E' stato un momento di brutta scuola.
Maria Mantello su MicroMega scrive:
Eccoci, siamo ridotti al "format". No, non è una bella lezione, in quell'aula non vediamo lo spirito democratico che dovrebbe sempre associarsi alla libertà della ricerca scientifica, qui non vediamo neanche l'autonomia dell'Ateneo. Qualcuno ci aiuti a salvare l'Universitas discipulorum magistrorumque.Il testo della “riforma” il ragazzo se l’era studiato con cura per poter intervenire consapevolmente a quell’incontro. E si deve essere sentito forse rassicurato ad esprimere il suo pensiero anche dalle parole del suo Rettore Giacomo Pignataro, che aprendo il convegno dichiarava: «Oggi discuteremo di un tema certamente importante per il nostro Paese e per il suo futuro. È importante che se ne discuta con i giovani, con chi poi concretamente avrà gli effetti di questi cambiamenti».Però sembra più un palcoscenico per il Governo. Di discussione neppure l’ombra. Fino a quando, ultimo a intervenire, è Alessio Grancagnolo. Il Rettore lo interrompe più volte, mentre la ministra chiede il diritto di replica. Lo studente però continua con passione ad argomentare la sua opposizione alla “riforma” e alla legge elettorale... Poi il Rettore gli toglie la parola.In quel momento, l’Universitas discipulorum magistrorumque, ovvero quella parità di ricerca e dialogo che è alla radice della nascita stessa delle Università sembra lontanissimo. Eppure continua a veicolare ancora anche negli attuali statuti dei pubblici Atenei italiani. Non fa ovviamente eccezione quello di Catania che proclama: «il libero confronto delle idee», «riconosce e valorizza il contributo degli studenti», affidando proprio al Rettore in persona il ruolo di « garante dei diritti degli studenti».Ma il 13 di maggio Giacomo Pignataro sembra essere più preoccupato di omaggiare l’illustre ospite dell’Ateneo che presiede, tacitando quello studente. Accampa motivi di tempo, lo chiama paternamente (patriarcalmente?) per nome e gli da del tu. Ma visto che il ragazzo continua nelle sue analisi, al settimo minuto, con durezza gli toglie la parola: «Si interrompa! Deve parlare il Ministro! La parola gliela tolgo io». E ormai in pieno non senso aggiunge: «Questo è un momento di confronto. Questo è un momento di incontro tra il Ministro e gli studenti». E infine sbotta: «Non era previsto alcun contraddittorio. Chi non gradisce il format può anche non partecipare!».
