Tra le numerose risposte reperibili in rete vi segnalo gli interventi di
- Andrea Carlino
- Cristiana De Santis, Chiara Panzieri, Jessy Simonini
- Antonio Brusa
- Alvaro Belardinelli
- Federico Batini e Cristiano Corsini
- Gianni Marconato
Qui non mi occuperò delle risposte, mi limito a riportare alcuni passaggi dell'articolo che potrei riassumere col titolo di MATERIE. Vi ricordate? si chiamavano così le varie cose che venivano insegnante nelle scuole. Poi sono diventate "discipline" e oggi si parla solo di "competenze".
Materia è la sostanza. Si diceva materia per indicare il contenuto sostanziale, cioè quello che deve passare nella trasmissione del sapere da una generazione all'altra. Il come avviene il passaggio, la modalità didattica, era ritenuto elemento secondario e quasi accidentale. Settis ribadisce l'importanza dei contenuti disciplinari.
“Ci sono sempre stati buoni maestri, quelli che praticano con passione e impegno il proprio mestiere e sanno comunicare ai giovani curiosità, interesse, entusiasmo; e ci sono sempre stati cattivi maestri, scontenti di sé, insicuri, incapaci di dialogare e di suscitare attenzione. Ma quel che stimola ogni trasmissione di conoscenza è l’appassionata pratica di un sapere e il conseguente desiderio di trasmetterlo ai più giovani. La conoscenza si propaga per contatto fra esseri umani, e sono i contenuti che ne assicurano il travaso da una generazione all’altra”.Settis non nega il valore della didattica. E' ovvio che ciascun insegnante deve trovare un suo metodo per riuscire a trasmettere il sapere. Probabilmente è sbagliato lasciare al caso e all'improvvisazione il metodo pedagogico. Settis ci fa notare che da alcuni anni stiamo esagerando.
“Concentrarsi sulle modalità dell’insegnamento e non sui suoi contenuti. Questa sembra essere la parola d’ordine della nuova scuola, “buona” o cattiva che sia. Si viene così a creare una perversa simmetria: agli insegnanti si chiede di spostare l’accento, nella loro preparazione e nel loro lavoro, dai contenuti ai metodi d’insegnamento. Agli studenti si chiede di spostare l’accento dalla elaborazione della conoscenza all’acquisizione di abilità, competenze, skills. La scuola così intesa può forse ancora (stancamente) trasmettere nozioni, ma non la passione di sapere”
"La didattica tende così a diventare (…) una sorta di super-disciplina che pretende di superare o contenere tutte le altre. Di conseguenza, si può insegnare solo a patto di sapere come, non che cosa. (…) A furia di parlare del come e non del che cosa si deve insegnare a scuola, i contenuti si perdono nel nulla, e quel che resta è il burocratico rituale di un insegnamento-scatola vuota. La sapienza specifica dell’insegnante diventa un bagaglio ingombrante, se “sapere la matematica” (o la storia) conta poco o niente, se vale solo una tecnica dell’insegnare che è parente stretta della “scienza della comunicazione” e della pubblicità commerciale. (…) Da una scuola così concepita resta ovviamente fuori lo spirito critico (…). Restano fuori le virtù essenziali di un buon cittadino".Settis ci richiama quindi alla passione che rende viva la "materia" e ne rende appassionante l'apprendimento.
“L’insegnante ideale è chi sa benissimo la storia o la matematica, vi dedica la miglior parte del suo tempo, e ha elaborato la passione di trasmetterla perché la considera non solo utile, ma “bella” da coltivare, da conoscere e da far conoscere. Solo un insegnante come questo (e per nostra fortuna nella scuola italiana ce ne sono ancora migliaia) saprà davvero trasmettere, attraverso la storia o la matematica, la capacità di ragionare con rigore che è la dote più preziosa di ogni essere umano”
