Non bastava la formazione obbligatoria con cui i docenti, anche quelli di maggiore esperienza, sono ridotti ad apprendisti. Si presume che debbano apprendere metodi, tecniche pedagociche, docimologie, ecc. Ora i soliti esecutori della strategia di aggressione con cui la scuola pubblica diventa mercato della formazione intendono ridurre il livello culturale degli insegnanti. Il piano è ben descritto in un articolo di Giovanni Carosotti recentemente pubblicato su Roars. Ve ne raccomando la lettura.
La ministra Azzolina ha proposto la laurea triennale come titolo sufficiente per accedere all'insegnamento. La padronanza della materia da parte del docente non è più necessaria!
la sola laurea triennale permetterà di avere a disposizione un personale docente solo parzialmente padrone della propria disciplina e quindi, in virtù di ciò, facilmente condizionabile e manipolabile. Laddove la sua possibilità di successo professionale non risiederebbe più nell’autorevolezza riconosciutagli nel padroneggiare la propria materia d’insegnamento, ma nell’ottemperare, in modo servile e sottomesso, alla volontà delle autorità ministeriali di applicare le metodologie didattiche cosiddette “innovative”
L'unica cosa che sarà richiesta ai futuri "professori" sarà la conoscenza dei metodi didattici più "innovativi" che di solito sono metodi privi di qualunque vero fondamento pedagogico, come la"didattica per competenze" si cui le scuole sono state bombardate negli ultimi anni. Numerose personalità intellettuali di prestigio hanno più volte rimarcato che tali innovazioni sono destituite di ogni fondamento.
Esiste una corposa serie di studi che denuncia "come l’interesse di alcuni poteri per la scuola sia di tipo strumentale, atto a realizzare un disegno strategico finalizzato al controllo dell’istituzione scuola da parte dei principali poteri economici, secondo una classica intenzione della cultura politico-economica neo liberista. Che la volontà politica da parte di questi poteri è quella di imporre alla scuola un modello di organizzazione lavorativa – quello dell’impresa - che, se definitivamente realizzato, metterebbe a rischio non solo il contenuto irrinunciabile espresso dall’articolo 33 della Costituzione, ma la stessa funzione culturale e civile che la scuola deve attivare secondo i principi costituzionali".