7.2.21

La Fondazione Agnelli

Agnelli è un cognome importante, quello di una famiglia che è stata un modello per l'Italia, quasi una casa regnante, ma chi ha letto il libro di memorie di Susanna Agnelli (Vestivamo alla marinara) sa che il fondatore della Fiat mandava i figli alla scuola pubblica. La fondazione che si fregia del loro nome sembra invece infastidita da una scuola pubblica che si ostina a perseguire l'interesse generale. La Fondazione vorrebbe una scuola "efficiente" e spinge per le riforme in senso aziendalistico. Efficienza significa mettere l'istruzione al servizio delle imprese, seguendo una nota strategia che in questo blog abbiamo già illustrato.

La Fondazione Agnelli non agisce da sola. Operano nella stessa direzione anche la Treellle, l'ANP, L'Invalsi col sostegno di tutta la stampa di area neoliberista. La strategia lobbistica di questi gruppi è stata molto efficace ed è riuscita a pilotare tutte le riforme degli ultimi decenni, dall'autonomia scolastica, ai crediti formativi, dalla scuola dei progetti a quella dei bonus. 

A parere di tutti quelli che lavorano nel mondo scolastico queste riforme sono state tutte peggiorative, tuttavia i disastri, anche se evidenti, fino al tentativo estremo di gerarchizzazione tentato con la "Buona scuola" di Renzi, non hanno insegnato nulla ai lobbisti che continuano ad autoproclamarsi insegnanti degli insegnanti. Perciò non possiamo stupirci dei fatti più recenti che proverò a riassumervi.

Sembra che la Fondazione Agnelli voglia capire come lavorano in classe gli insegnanti e a tal fine ha svolto un'indagine basata su “Osservazioni in classe”. L'indagine è stata realizzata in collaborazione con Invalsi. Un tempo questi compiti spettavano agli ispettori ministeriali, che erano funzionari esperti di insegnamento e retribuiti dal ministero, quindi tenuti ad operare nell'interesse della collettività. Non è questa la collocazione della Fondazione Agnelli, che non è un ente pubblico e ovviamente persegue i propri scopi. Alla recente pubblicazione dei risultati dell'indagine uno dei maggiori sindacati, la FLC-CGIL, ha reagito con una nota critica che denuncia una vera e propria campagna di delegittimazione della scuola pubblica e del lavoro degli insegnanti.

Assistiamo ancora una volta alla strumentalizzazione di alcuni dati utilizzati per semplificare, se non per umiliare, non solo il lavoro dei ricercatori che li hanno raccolti ed elaborati, ma soprattutto il lavoro degli insegnanti
Alla critica della CGIL si aggiunge quella di Luca Cangemi, responsabile scuola del PCI:

"...campagna che appare particolarmente velenosa e irresponsabile per il delicatissimo momento in cui viene lanciata, mentre in ogni istituto d’Italia si cerca di fronteggiare una fase di straordinaria difficoltà. (...) Tutta l’operazione appare di una gravità eccezionale poiché  un soggetto privato (anzi padronale) spia un nutrito campione di insegnanti in classe, in collaborazione con l’invalsi e foraggiato con finanziamenti europei”.
Cangemi qualifica le "Osservazioni in classe" come “operazione di ‘spionaggio’. Sembra un giudizio eccessivamente critico per una ricerca che pretende di avere i crismi della scientificità, ma in realtà qualcuno dovrebbe cominciare a spiegare cosa conferisce al mondo industriale l'autorevolezza per giudicare il valore dell'insegnamento. Sarebbe anche giusto che qualcuno ci dicesse perché l'invalsi, come ente statale, invece di avvalersi del supporto di studiosi indipendenti, di pedagogisti qualificati e delle scuole di eccellenza, si rivolge ad una fondazione che da sempre è orientata a curare un solo aspetto dell'educazione, quello della facile utilizzabilità economica a basso costo di diplomati e laureati.
Secondo Cangemi lo scopo dell'indagine non era quello di capire i problemi della scuola, bensì quello di squalificare l'insegnamento pubblico e di esporlo al pubblico ludibrio: 

“l’obiettivo di questa cialtronata è esplicito: indirizzare secondo i progetti della Fondazione Agnelli le risorse della formazione (anche qui il problema è mettere le mani sul Recovery Plan) e ristrutturare i meccanismi di reclutamento dei docenti (la chiamata diretta è sempre l’obiettivo)”.
Alle critiche la Fondazione replica affermando di non aver fatto nessuna forzatura, "il dato che emerge dalla ricerca è allarmante ed evidenzia che sono assolutamente urgenti investimenti significativi nella formazione dei docenti." Inoltre il dott. Gavosto, direttore della Fondazione, si stupisce che il sindacato sia contrario alla richiesta di una migliore formazione degli insegnanti, ma ovviamente il dott. Gavosto (già funzionario di Telecom, Fiat e Banca d'Italia)  sorvola su un punto: chi dovrebbe formare gli insegnanti? Chi è il professore dei professori? Finché non si chiarisce quale tipo di formazione si sta chiedendo e quali dovrebbero essere gli obiettivi dell'educazione, la replica appare priva di senso.

Chi avesse a cuore la vera educazione (e non solo la redditività economica dei futuri dipendenti delle aziende) dovrebbe farsi qualche domanda sul progressivo degrado che il sistema scolastico evidenzia da quando segue i consigli dei confindustriali, e dovrebbe anche chiedersi perché, da qualche tempo a questa parte, sono gli insegnanti e i dirigenti più umanamente vicini ai loro studenti a subire richiami e provvedimenti disciplinari:

Quale sanzione disciplinare sarebbe riservata oggi a don Milani o a Danilo Dolci?  Cosa direbbe la Fondazione Agnelli andando ad osservare la scalcinata aula di Barbiana o le attenzioni dispersive di Maria Montessori?