Quante ore di lavoro-insegnamento deve svolgere un insegnante?
La questione è tornata d'attualità in seguito a una proposta di legge che vorrebbe aumentare le ore di insegnamento per i docenti delle scuole medie e degli istituti superiori.
L'attuale contratto della scuola pubblica prevede un orario di 18 ore settimanali di lezione al quale si aggiungono i vari impegni funzionali all'insegnamento (consigli, scrutini, programmazioni, ricevimenti, aggiornamenti, preparazione delle lezioni, ecc.). Alcuni impegni sono determinati annualmente, altri sfuggono a qualsiasi controllo o misurazione. Eventuali ore di insegnamento aggiuntive finora sono considerate (e retribuite) come lavoro straordinario. Gli impegni obbligatori non svolti in classe non sono retribuiti perché fanno parte intergrante della funzione docente.
La proposta di portare a 24 le ore di insegnamento apre molti interrogativi:
- può una legge variare un contratto senza riaprire una fase di contrattazione?
- si può chiedere un aumento di lavoro ad una sola categoria di lavoratori pubblici già penalizzati più di altri dall'allugamento dell'età pensionabile, dal fermo contrattuale e dal blocco delle anzianità?
- si può fare senza prevedere alcun compenso aggiuntivo?
- si riuscirà ad applicare il nuovo orario a quei docenti che lavorano su due o tre scuole e devono avere, nella mattinata, anche il tempo di compiere tragitti più o meno lunghi per passare da una scuola all'altra?
Difficile dare risposta a queste ed altre domande, ma è chiaro che la proposta risponde ad una percezione sociale molto diffusa che considera l'insegnamento come un part-time. Diciotto ore settimanali sono la metà delle ore normalmente richieste ad un impiegato. Questo confronto di ore porta a dire che l'insegnante riceve uno stipendio pieno per un carico di lavoro dimezzato. Inoltre l'insegnante gode anche di lunghi periodi di inattività perché non svolge lezioni nel periodo estivo (giugno, luglio, agosto e prime settimane di settembre) e nei giorni di vacanze pasquali e natalizie.
Incapaci e fannulloni
Molti pregiudizi nascono dalla non conoscenza delle attività scolastiche e dei diversi aspetti della professione docente. Per fare una vera lezione e veri studenti occorre una preparazione che non si può improvvisare, ma in genere si tende a giudicare sulla base del pregiudizio negativo, guardando solo quella parte di insegnanti che, per scelta o per incapacità, si limita al babysitteraggio, senza dare alcun vero contributo alla formazione umana e culturale degli allievi.
Qualunque professione potrebbe essere giudicata male se il giudizio è formulato rispetto a chi occupa immeritatamente un posto senza adempiere ai propri compiti. Anche negli ospedali ci sono medici ridotti a fare semplice vigilanza di corridoio; anche negli uffici ci sono impiegati che si allontanano dopo aver timbrato il cartellino, ma credo che sarebbe assurdo generalizzare questi abusi, più o meno tollerati, per dire che i medici (tutti) e gli impiegati (tutti) dovrebbero essere penalizzati economicamente perché (alcuni o molti) non lavorano adeguatamente. Questa sarebbe una intimazione al non-lavoro nei confronti di chi finora il proprio lavoro l'ha svolto.
Chiunque è stato malato almeno una volta sa che non sarebbe giusto negare alla categoria dei medici un adeguato compenso perché ci sono medici che si limitano ad indossare un camice per alcune ore. Invece con gli insegnanti sembra diventato normale ragionare così.Non appena si prova a spiegare che il lavoro dell'insegnante non coincide con le poche ore di cattedra, che rappresentano solo il momento di colloquio col cliente, la risposta è sempre la stessa: guarda questo o guarda quello.
Ma davvero ci sono tanti insegnanti incapaci?
Non so se il numero di insegnanti incapaci o nullafacenti sia più alto degli incapaci e nullafacenti delle altre categorie. Ho provato a fare una stima sulla mia esperienza personale: negli anni in cui ho lavorato come impiegato in uffici delle tasse ho avuto l'impressione che nel mio ufficio su 120 impiegati una ventina erano collocati in posti in cui non c'era nessun vero lavoro da svolgere, non facevano proprio nulla, altri venti erano in posizioni molto comode che riducevano il lavoro ad un paio d'ore giornaliere, il resto era solo chiacchiere con colleghi, lettura di giornali (allora non c'era internet) e due o tre pause caffè. Nello stesso ufficio però c'erano anche impiegati infaticabili che riempivano di vero lavoro l'intera mattinata e diventavano essenziali nei rispettivi reparti: erano 10 o forse 15 su 120.
Negli anni in cui ho lavorato negli uffici giudiziari mi sono trovato in un ufficio di otto persone con due lavativi totali, un autista che svolgeva anche mansioni amministrative dicendo continuamente che non era il suo lavoro, un capufficio che si limitava al ruolo di pubbliche relazioni, una segretaria che reggeva da sola il reparto più importante e gli altri che dividevano la giornata tra timbri, fotocopie, trascrizione di dati, chiacchiere con colleghi, discussioni con utenti e diversi momenti di relax.
A scuola non ho più la possibilità di qualificare un collega come nullafacente, perché anche il più lavativo in classe per le sue 18 ore ci deve andare e almeno il suo servizio di vigilanza sugli alunni non può non farlo. Magari lo fa male, ma lo fa, con tutte le sue personali responsabilità perché i ragazzi non sono fascicoli che stanno fermi dove li metti. Considerato che lo stipendio attuale degli insegnanti italiani corrisponde ad un compenso da baby-sitter, i lavativi non sono rimproverabili. Agli altri bisognerebbe chiedere perché continuano a faticare, ad aggiornarsi, a cercare stimoli sempre nuovi, a organizzare attività coinvolgenti, a preparare materiali didattici anche di notte. Perché lo fanno? Lo faranno ancora quando saranno ulteriormente penalizzati come fannulloni?
C'era una volta la cattedra e l'abbecedario
Normalmente le ore occupate dalle lezioni sono tre o quattro ogni mattina e nelle altre ore si svolgono le pratiche connesse: fotocopie, trascrizioni, annotazioni di registri, relazioni, colloqui col preside o coi coordinatori dei vari progetti, ricevimenti di alunni o genitori, accordi con colleghi per le attività comuni ecc. La scuola in cui ognuno restava a svolgere isolatamente il proprio "programma ministeriale" è finita da oltre quindici anni.Con tre ore di lezione resta il tempo per tutte queste cose e anche per una buona pausa caffè. Quando le lezioni sono cinque, non c'è respiro, si entra in classe senza riflettere su ciò che si dovrà fare. I ragazzi non si possono lasciare neanche durante la ricreazione e scompare anche una breve pausa per presentarsi in modo più umano. Per fortuna a me quest'anno capita solo il sabato, negli altri giorni una piccola pausa riesco a farla.
Non ho mai conosciuto un insegnante che sia riesca a svolgere nelle ore buco della mattinata il nostro vero lavoro di preparazione delle lezioni, elaborazione dei questionari di verifica, programmazione dei percorsi didattici, correzione di elaborati scritti. L'unica cosa che talvolta si riesce a fare di mattina è la correzione dei test a risposta multipla (le crocette che piacciono tanto agli alunni più sfaticati) perché quella è una correzione che si fa senza pensare, è l'unico momento impiegatizio del nostro lavovo, ma dietro ogni questionario a crocette c'è un impegnativo lavoro per costruire un test che corrisponda bene al lavoro svolto e alle effettive capacità degli alunni. Il più banale dei test richiede un'ora per la scelta delle domande e delle risposte e un'altra ora per la redazione in due o tre versioni analoghe, ma non identiche, più fotocopiatura e strutturazione dei correttori (chi non ha mai fatto l'insegnante potrebbe anche pensare che basta un solo test per tutta la classe, ma in genere a noi insegnanti non ci piace diventare zimbelli dei nostri allievi).
Non voglio mettermi qui a parlare dei consigli di classe, degli scrutini che possono trascinarsi per pomeriggi interi, dei collegi docenti, dei dipartimenti disciplinari, dei gruppi H, preparazione di progetti, incontri con rappresentanti di enti esterni, gite, visite guidate, ricerca di materiali o di nuovi testi, attività extracurricolari. Diventerei troppo noioso benché, devo dire, queste numerose attività richiedono molto tempo ma non sono sempre noiose: la ricerca di nuovi modi per insegnare qualcosa, lo sforzo per arrivare a capire le esigenze degli studenti, l'elaborazione di presentazioni in power-point, blog didattici, laboratori di attività, sono cose che richiedono un impegno creativo che assorbe completamente e fa perdere la nozione del tempo. Alcune mie lezioni sono basate su presentazioni che ho realizzato anche con ore di lavoro anche notturno. Ogni volta mi dico che poi potrò usare quel materiale anche negli anni successivi, ma non è mai così. Ogni anno le situazioni si presentano in modo diverso e solo un cattivo insegnante potrebbe riproporre, senza adattamenti, lo stesso materiale dell'anno precedente. Io non voglio essere considerato un cattivo insegnante e so che vengo giudicato tutte le mattine dai miei allievi. Quando facevo l'impiegato era solo il capoufficio a giudicarmi e la maggior parte del tempo non poteva controllarmi.
Contare le ore
Confrontare le ore con le ore equivale a fare un confronto tra cassette
di frutta, contando il numero delle cassette senza vedere cosa c'è
dentro. Quattro limoni sulla bilancia non pesano più di due cocomeri.
Il numero effettivo di ore (preparazione + lezione + revisione) di un insegnante che vuole insegnare bene è superiore al numero effettivo di ore di un impiegato che vuole adempiere bene ai propri compiti d'ufficio. Nel numero effettivo di ore ci sono dentro tante cose per l'uno come per l'altro. L'impiegato che volesse considerare lavoro dell'insegnante solo i minuti trascorsi sulla cattedra dovrebbe prima cronometrare la propria settimana togliendoci tutti i minuti di chiacchiere con colleghi, fotocopie, spostamenti da una stanza all'altra, trascrizione di dati, anticamere per farsi ricevere dal superiore. Scoprirebbe che il tempo in cui è davvero impegnato a trascrivere o catalogare si riduce a molto meno di 18.
Durante la spiegazione, la discussione, l'esercitazione, l'interrogazione, ecc. l'impegno mentale del docente è sdoppiato tra il compito e il controllo del numeroso gruppo di allievi, spesso irrequieti e imprevedibili. Nel confronto con l'impiegato di banca non si riesce a trovare neanche un'ora che abbia lo stesso peso psicologico. Ho svolto per diversi anni entrambi i lavori e lo dico per esperienza diretta. Sono lavori diversi, non confrontabili sulla sola dimensione temporale. Il lavoro di un operaio o di un impiegato si può misurare ad ore perché raddoppiando il tempo possiamo legittimamente aspettarci un raddoppio del risultato. Nel lavoro di un professionista (come è l'insegnante anche quando non sa di esserlo) il risultato non è legato al tempo. Infatti nessuno paga il medico in base al tempo che ha speso per formulare la diagnosi o per individuare la cura. E non importa se quel tempo sia stressante o non lo sia.
Per quale ragione dovremmo preoccuparci del tempo di cui un insegnante ha bisogno per trovare i materiali, impostare le strategie didattiche, correggere i compiti, intuire le aspettative di certi allievi, ecc. I professionisti vanno giudicati sulla qualità della prestazione. Se oggi la qualità degli insegnanti italiani è bassa ciò va imputato in gran parte alle pessime condizioni di lavoro che avviliscono gli studenti e ostacolano ogni iniziativa. Si potrebbe anche sospettare che il trattamento economicamente e socialmente umiliante tiene lontano dall'insegnamento molte persone di elevata cultura e la scuola è costretta a riempire i vuoti con persone che ripiegano sull'insegnamento solo per mancanza di prospettive migliori. Da questa spirale negativa dobbiamo uscire. Non dobbiamo consolidare questa situazione abbassando ulteriormente il livello.
Abbassare ulteriormente il trattamento economico, ridurre l'orario scolastico degli alunni e aumentare le ore di cattedra a scapito della preparazione dei docenti non farà altro che peggiorare la situazione.
