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8.2.21

Bambini appesi agli alberi e pacchi non desiderati

 Nel post di ieri avevo citato alcuni casi di insegnanti che subiscono ritorsioni a causa della loro voglia di insegnare e di farlo bene. Ora vedo che il Fatto Quotidiano descrive meglio il caso del maestro di Serravalle, Giampiero Monaca. 

Nella sua vicenda ci sono due questioni che vorrei sottolineare e sono proprio le ragioni che hanno motivato la sanzione disciplinare:

17.5.19

L'assurda pretesa di una scuola depoliticizzata

La professoressa Rosa Maria Dell'Aria è stata sospesa per due settimane con relativa decurtazione dello stipendio a causa di un video realizzato dai suoi alunni in occasione del "Giorno della Memoria". L'Ufficio Scolastico Provinciale di Palermo (ex Provveditorato agli Studi) l'ha ritenuta colpevole di mancata vigilanza, non avrebbe impedito ai ragazzi di fare un raffronto tra i provvedimenti del regime fascista e quelli adottati recentemente dal governo italiano. Come dire che ogni giudizio sulla politica è vietato e gli insegnanti devono rispettare e imporre tale divieto.

Il video degli studenti è visibile a questo link e anche qui

Il provvedimento punitivo è stato sollecitato da un tweet pubblicato da un attivista di estrema destra, poi rilanciato dall'esponente leghista Lucia Borgonzoni che auspicava una cacciata definitiva della docente dall'insegnamento. Il procedimento disciplinare avviato dall'USP di Palermo ha accertato che il video era stato realizzato liberamente dagli studenti e si è concluso con una sanzione a carico dell'insegnante per mancata vigilanza. Questa motivazione fa intendere che gli insegnanti avrebbero il dovere di censurare i lavori svolti dagli studenti e impedire loro di esprimere opinioni critiche nei confronti delle autorità costituite.

15.4.19

Si ritorna al giuramento dei docenti?

Tra le deleghe che il Governo richiede per varare alcune misure di miglioramento della pubblica amministrazione pare che ci sia anche il ripristino del giuramento e che si tornerebbe a richiedere il giuramento anche agli insegnanti. Il giuramento non è compatibile col principio di "libertà di insegnamento" sancito dalla nostra Costituzione:
art.33 - L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento
Tale principio è posto alla base della libertà culturale che, da Galileo in poi, ha garantito la ricerca e il progresso scientifico. E' un principio fondante della democrazia liberale. 
Col giuramento si torna all'asservimento della scienza rispetto alla politica.

L'obbligo del giuramento per gli insegnanti fu abolito solo nel 1981, dopo una dura battaglia morale portata avanti dal docente anarchico Sandro Galli. Una vicenda storica che ho raccontato in un articolo  lasciato in evidenza nel blogroll. La stessa vicenda viene ora riproposta nel facebook di Unicobas.
L'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini prese pubblicamente posizione dichiarando che "nessun insegnante ... in questo paese potrà più essere perseguitato perché si rifiuta di prestare giuramento di fedeltà alle leggi dello stato ... io garantisco personalmente l'immediata validità di questa decisione".
La fermezza del presidente partigiano era sicuramente dovuta anche al triste ricordo del giuramento imposto ai docenti dal regime fascista e portò all'approvazione della legge n.116 del 30 Marzo 1981 che abrogò il giuramento.

Dall'articolo di Stefano D'Errico di Unicobas apprendo che il Prof. Sandro Galli ci ha lasciati lo scorso 14 ottobre. Lui non c'è più ora si palesa il rischio che con la sua scomparsa si possa cancellare anche il valore del suo impegno a favore della libertà individuale di apprendere e di insegnare. Credo che tutti gli insegnanti d'Italia dovrebbero onorare la sua memoria salvaguardando il principio di libertà affermato con fierezza del presidente Pertini.

11.2.16

IL PROFESSORE CHE NON GIURO'

La vicenda di Alessandro Galli

Alessandro Galli, di lui si trovano poche informazioni in rete, eppure la sua vicenda ha segnato un passaggio importante per la scuola italiana. Vorrei che fosse conosciuta e ricordata almeno da chi svolge il mestiere di insegnante.

Talvolta chiedo ai miei colleghi se hanno prestato giuramento, quel giuramento che è richiesto per l'accesso a qualunque tipo di impiego pubblico. Devono giurare i ministri della Repubblica e anche i magistrati e perfino gli avvocati che sono liberi professionisti ma esercitano le loro funzioni nell'ambito della giustizia statale, allora perchè gli insegnanti non prestano il giuramento di fedeltà alla Costituzione?

La risposta sta nella Legge del 30 marzo 1981 n. 116 che dichiarò non applicabile agli insegnanti la norma generale prevista dallo Statuto degli Impiegati Civili dello Stato. La libertà di insegnamento è considerata incompatibile coi vincoli di un giuramento.

2.4.14

Il giuramento dei professori

Ho già raccontato la vicenda del prof. Alessandro Galli in un articolo postato in vista nel blogroll. Il suo rifiuto di giurare fedeltà alla Costituzione in nome della libertà di opinione e di insegnamento è stato determinante per l'abolizione del giuramento che fino al 1981 era imposto anche ai docenti.

Credo che sia giusto ricordare qui anche i nomi dei 12 professori che nel 1931 rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo e per questo furono destituiti dall'insegnamento:
  • Francesco Ruffini 
  • Mario Carrara 
  • Lionello Venturi 
  • Gaetano De Sanctis 
  • Piero Martinetti 
  • Bartolo Nigrisoli 
  • Ernesto Buonaiuti 
  • Giorgio Errera 
  • Vito Volterra 
  • Giorgio Levi della Vida 
  • Edoardo Ruffini Avondo 
  • Fabio Luzzatto

Molti docenti antifascisti si piegarono al giuramento seguendo le indicazioni opportunistiche di Benedetto Croce e di Palmiro Togliatti perché mantenendo la cattedra avrebbero potuto proseguire l'insegnamento secondo le idee di libertà (Croce) e svolgendo anche un'opera utile per il partito e per la causa dell'antifascismo (Togliatti). Tra i cattolici molti giurarono considerando che l'espressione "regime fascista" poteva essere intesa semplicemente come "governo dello Stato".

Albert Einstein intervenne con una perorazione al Ministro della Giustizia Alfredo Rocco, chiedendo di risparmiare l'umiliazione al fior fiore dell'intelligenza italiana e di rispettare la libertà di insegnamento e di ricerca della verità. Ricevette una risposta che sminuiva l'importanza della questione. Per Einstein quella risposta era il triste segnale dei "bei tempi" che si stavano preparando per l'Europa. Una considerazione amara che si potrebbe ripetere anche oggi di fronte al servilismo con cui molti insegnanti si uniscono al gregge per seguire ignobili parole d'ordine e strampalate indicazioni pedagogiche.

Giovanni Gentile, Ministro dell'Istruzione nonché ideatore della formula di giuramento che egli riteneva necessaria per affermare il carattere totalitario della fede fascista, dovette poi rendere merito ai pochi che ebbero il coraggio di rifiutare dando ai giovani un encomiabile esempio di schietto e dignitoso carattere.

I CODICI DI COMPORTAMENTO

La condizione di asservimento ideologico imposta agli insegnanti dal regime fascista dovrebbe concludersi con la liberazione e col principio di libertà sancito dall'art. 33 Cost., tuttavia è stata necessaria la lotta personale del prof. Alessandro Galli, condotta anche con un lungo sciopero della fame, per ottenere l'abolizione del giuramento. Ma oggi la questione si ripropone sotto mentite spoglie, giacchè non si parla più di giuramento, bensì di un codice di comportamento che è stato inserito nel Decreto Legislativo 165/2001 (con modifiche introdotte dalla L.190/2012, nonché dal DPR 62/2013). Tali norme contengono una salvaguardia per l'indipendenza della magistratura e per gli Avvocati dello Stato dimenticando la peculiarità dell'insegnamento.

I codici di comportamento sono stati sviluppati come clausole contrattuali e si conformano alle esigenze di tipo aziendale. Il legislatore non ha considerato che le finalità dell'azienda sono profondamente diverse da quella della scuola.

Lo scopo di lucro che caratterizza l'attività d'impresa si persegue anche attraverso strategie di esclusione e di tutela dell'immagine e della reputazione dell'azienda. Le finalità della scuola e dell'università che devono "garantire il massimo di trasparenza e di accessibilità delle informazioni. Non devono esserci asimmetrie informative di alcun tipo. Allo scopo di perseguire gli interessi dell’Università, che sono anche quelli della collettività, un suo dipendente ha l’obbligo di contribuire al massimo di trasparenza, anche attraverso interventi pubblici mirati alla trasmissione delle informazioni e alla discussione dei temi controversi all’interno dell’Università. La discussione sulle criticità dell’Università stessa è necessaria proprio per permettere alla collettività sia di essere coinvolta nelle decisioni che riguardano i processi produttivi della conoscenza sia di partecipare alla sua diffusione e utilizzazione."  (www.roars.it)

Agli insegnanti non viene chiesto di giurare fedeltà al regime dominante, però non può sentirsi libero chi si trova vincolato a regole di silenzio o di riservatezza stabilite per tutelare l'immagine della scuola-azienda. Molto significativo il caso della ricercatrice sanzionata dal Consiglio di Amministrazione della propria Università per aver pubblicato un articolo nel quale esprimeva giudizi critici.