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21.9.21

Atto di indirizzo: dove va la scuola italiana

 L'atto di indirizzo del Ministro Bianchi indica alcune priorità che sono quasi ovvietà:  diritto allo studio, innovazione didattica e tecnologica, valorizzazione del personale scolastico, investimento sull'edilizia e miglioramento della gestione amministrativa. Per esprimere un giudizio occorre capire come si intendono raggiungere questi obiettivi. 

 

3.6.20

Lo stato di emergenza come occasione per gerarchizzare la scuola

 La strategia neo-liberista finalizzata alla distruzione della scuola pubblica, destinata a diventare un mercato della formazione che vedrà una perenne competizione tra aziende scolastiche, insegnanti e studenti, appare ora in tutta la sua spudorata realtà nelle proposte dell'ANP per la riapertura delle scuole a settembre.  

Un articolo di commento all'agghiacciante documento dell'ANP è stato pubblicato su Roars.

Appropriandosi della strategia di Shock Economy l'associazione dei Dirigenti Scolastici delinea un piano che vorrebbe approfittare dell'emergenza sanitaria per imporre una trasformazione anticostituzionale della scuola italiana.

L’idea è mettere a profitto l’emergenza e la didattica a distanza per riconfigurare giuridicamente il profilo dei lavoratori su base gerarchica e modificare l’impianto delle attività scolastiche e della loro valutazione. La scuola, definita “servizio da erogare capace di produrre apprendimento” integrato nel “sistema Italia”, va riorganizzata nelle sue “modalità operative“. Come? Differenziando i ruoli degli insegnanti, creando un “middle management” di docenti fedeli ed “evoluti“; superando l’impianto dei Decreti Delegati e relativi organi collegiali, “anacronistici e in stridente contrasto con le prerogative dirigenziali”; rimodulando orari e flessibilità dei lavoratori, senza più “rigida delimitazione (…) della tradizionale cattedra”, ovvero smantellando i Contratti Collettivi; smembrando i gruppi classe, attraverso “maggiori opzionalità e facoltatività per le scelte delle famiglie“; ridefinendo il sistema di valutazione, tramite introduzione delle “certificazioni delle competenze” individuali, prevedibilmente rafforzando prerogative e compiti della tecnocrazia INVALSI,

 Inutile aggiungere che si tratta di una trasformazione perfettamente allineata alla strategia confindustriale che vede nel settore educativo un nuovo mercato per realizzare profitti e asservire le persone.

29.2.20

Pensare in modo uniforme


Il Prof. Alessandro Barbero, insigne storico e scrittore ben noto per il suo equilibrio e per l'indipendenza di giudizio, svolge alcune considerazioni sulla scuola che non possono essere tacciate di faziosità politica, né di conservatorismo di carattere sindacale. Quello che dice ci deve far riflettere e soprattutto dovrebbe far riflettere i numerosi sostenitori delle pedagogie docimologiche, delle prove invalsi, degli standard di qualità e della didattica per competenze.

Barbero parla di una scuola che si sta orientando verso l'imposizione di un "pensare in modo uniforme" e di una tendenza a formare giovani "programmati per eseguire compiti" invece che valorizzare la creatività personale. Ci ripropone l'esempio della scolastica medievale che inizialmente si fondava sul dubbio, sulla discussione, sul ragionamento e soprattutto sulla libertà di ricerca e di confronto. Se la scuola perde la libertà, se viene organizzata secondo modelli aziendali, perderemo la nostra libertà di pensiero che è il cuore stesso del sapere.

La scuola gerarchizzata con ministri che possono imporre una certa formazione, dirigenti che possono scegliere i docenti e con docenti ingabbiati tra standard di valutazione e progressione di carriera, non resterà alcuna libertà e non si svilupperà nessuna creatività se non tra quelli che dalla scuola fuggiranno.

L'esempio della scolastica medievale, che si svilisce chiudendosi nella ripetizione di presunte verità ormai acquisite, è molto pertinente perché ci fa cogliere una perfetta analogia tra l'antico dogmatismo basato sulla verità biblica e poi su quella aristotelica con l'attuale dogmatismo scientista.


11.3.19

La scuola senza materie


L'ANP (Associazione Nazionale Presidi) annuncia il prossimo passo verso la scuola del futuro, sarà una scuola senza materie.
La sostituzione delle competenze alle vecchie conoscenze disciplinari conduce verso una generale trasversalità e interdisciplinarietà che andrà a sfociare in una sorta di palestra di esercizi di realtà somministrati da volenterosi operatori che saranno privi di abilitazioni professionali e che non potranno trasmettere agli allievi il proprio sapere. Sarà una "scuola liquida" dove tutti potranno insegnare tutto, almeno in apparenza, in realtà saremo tutti pedine intercambiabili di una grande centro di addestramento al lavoro.

A qualcuno potrà sembrare una follia, invece la scuola senza discipline è solo un'ovvia conseguenza del passaggio dalle conoscenze alle competenze.

Solo nell'ambito delle conoscenze si possono definire i confini tra le diverse discipline. Ora che il fulcro s'è spostato sulle competenze e su quelle abilità impalpabili che vengono chiamate "soft skills" si potrà eludere l'elaborazione attenta e razionale che strutturava le discipline e il sapere sarà sostituito dal risultato pratico ottenuto euristicamente.
EURISTICA: qualsiasi procedimento non rigoroso (a carattere approssimativo, intuitivo, analogico, ecc.) che consente di prevedere o rendere plausibile un risultato  

4.8.18

Chi ha paura del preside elettivo?

Il concorso per Dirigenti Scolastici con la sua fase preselettiva basata su una batteria di quiz estremamente mnemonici e nozionistici ha riaperto le solite polemiche. Sicuramente non è un buon metodo, ma forse lo sarebbe la tradizionale prova scritta? davvero chi ha maggiori capacità di elaborazione di un tema può essere considerato un miglior dirigente? Di fronte a questi quesiti qualcuno ripropone l'idea del Preside elettivo (vedasi P. Almirante su Tecnica della Scuola).

La proposta non sarà presa in alcuna considerazione, questo lo sappiamo, però credo che ancor prima di esaminarne i pregi e i difetti ci si debba chiedere perché in Italia viene considerata un tabù di cui non è possibile neanche discutere, viene additata come baggianata o addirittura come un'oscenità. Sto usando i termini che si trovano nelle pubblicazioni che riguardano la questione. Cosa c'è dietro questo aprioristico rifiuto?

Eleggere il Preside o il Direttore di una scuola non è un baggianata e neanche un'oscenità perché lo fanno da sempre i docenti universitari che eleggono i Presidi di facoltà, eleggono i Direttori dei dipartimenti e anche i Rettori di ateneo. Il metodo democratico non è una baggianata e neanche un'oscenità perchè sono elettivi i Presidi delle scuole inglesi (ma anche nelle scuole tedesche la nomina richiede una doppia forma di controllo democratico), senza che ciò abbia mai costituito un problema o uno scandalo. L'elezione del Presidente è la regola più ovvia di qualunque comunità professionale. Perfino lo Sceriffo dei villaggi del Far West era una carica elettiva. Allora qual è l'origine dei nostri tabù? 

10.7.18

Il docente sorvegliato - la scuola come panopticum

Un recente documento pubblicato dal MIUR, intitolato Sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio, rappresenta probabilmente la chiusura di un cerchio, come in modo suggestivo sembra indicare un grafico, contenuto in un articolo che intende sostenere il carattere progressista di questo testo. L’idea è quella di costruire un’implacabile organizzazione gerarchica, il cui compito è trasmettere alcuni principi non negoziabili, ricavati ed elaborati da fantomatici «scienziati dell’educazione». Ciò che colpisce del documento in oggetto è in primo luogo il linguaggio: una strategia argomentativa con cui si vuole giustificare un quadro organizzativo sostanzialmente distopico e panoptico, affermando all’opposto che sarebbe la più naturale espressione di una valorizzazione della libertà individuale del docente. Lo scopo ultimo è obbligare i docenti ad adottare quella discussa metodologia che è la «didattica per competenze», per cui ogni sapere non possiede valore se non nella misura è in grado di trasformarsi in «pratiche sociali», la cui aleatorietà è oggetto ormai di discussione da più di due decenni. Il docente è invitato a una continua autocritica rispetto alla propria inadeguatezza a fare proprie le metodologie proposte: «analizzare e riflettere sui presupposti e sugli assunti sottesi al proprio agire» in presenza di una figura esterna, il facilitatore. Non si parla più di docente ma di «operatore»; non gli si riconosce più alcuna autonomia ma, laddove ci sia una contrapposizione tra la propria visione della didattica e quella del facilitatore, il docente deve mettere in discussione se stesso e collaborare. Per concretizzare tale obiettivo, diventa necessario obbligare i docenti a seguire tali corsi di formazione, al fine di «destrutturare le loro sinapsi cerebrali»; è difficile trovare esempi di retorica simili se non in contesti in cui il processo democratico è a rischio.

prosegui la lettura sul sito Roars >>;

seconda parte: Il giuramento di fedeltà dei docenti >>

30.4.17

Vietato bocciare

Esiste davvero il tabù della bocciatura imposto da un'ideologia dell'inclusione? Lo sostiene Galli della Loggia in un articolo pubblicato ieri dal Corriere della Sera.

Nell'articolo ci sono molte osservazioni e considerazioni di buon senso, tuttavia sono certo che andranno ad urtare la sensibilità di molti docenti. Si dirà che inclusione non significa divieto di bocciare e un ritorno alla scuola delle bocciature non può essere la soluzione. Giusto. Tuttavia l'editorialista del Corriere fotografa situazioni reali. Le sue riflessioni dovrebbero quantomeno spingerci ad uscire dagli ambiti troppo specialistici per accedere ad una visione più ampia e più concreta del ruolo della scuola nella società. Un discorso troppo ampio da poter affrontare qui.

C'è un solo punto dell'articolo su cui mi sembra utile fare qualche precisazione e sta nel caso che fa da spunto iniziale all'articolo.


11.10.16

La circolare delle circolari

Circolare n. 44. Oggetto: circolazione circolari. 
Sono state presentate alcune rimostranze da parte di genitori dell’alberghiero e dei loro rappresentanza (sic!) riguarda (sic!) la mancata circolazione di alcune circolari. Si raccomanda di far circolare per le classi agli (sic!) studenti tutte le circolari e di farle ricircolare per le classi uscite prima (sic!).
Si raccomando (sic!) di mantenere un flusso continuo di circolazione e di ricircolazione delle circolari anche con l’ausilio attivo e fattivo all’ (sic!) istituto alberghiero degli studenti di accoglienza turistica» .


Ernesto Galli Della Loggia  Il Corriere della Sera  29.5.2015

Non è una burletta. Vi farà ridere e sarò costretto a taggare il post nella categoria "per ridere", ci rimetto anche il fotogramma di Totò e Peppino intenti a scrivere la famosa lettera sulla "moria delle vacche", ma ci sarebbe piuttosto da piangere. Il caso della vera circolare firmata da un vero Dirigente Scolastico è stata resa pubblica da un articolo del Corriere della Sera che ho ritrovato nel sito della Gilda di Venezia.

15.5.16

Il righello del dirigente scolastico

Cominciò il ministro Berlinguer, proseguì la Moratti e poi la Gelmini, una catena di riforme a cui ora si aggiunge l'ultima che non porta il nome del Ministro proponente, bensì l'etichetta di "Buona Scuola". In altri tempi nessuno avrebbe osato l'autoelogio, ma ora tutto si conforma allo stile pubblicitario, anche la politica e l'educazione sono diventate marketing.

Le novità di quest'ultima riforma sono soprattutto due:
il potere dato ai dirigenti scolastici di scegliere i docenti tra quelli iscritti ad un albo territoriale;
il potere dato ai dirigenti di premiare i docenti migliori.

Carlo Scognamiglio (docente di storia e filosofia che è solo un omonimo dell'ex ministro della difesa) si chiede se è così necessario premiare il merito dei docenti. Egli nota che la prima impressione che si ricava dalle lettura delle nuove norme, "è quella di trovarsi di fronte a qualcuno che pretende di misurare le emozioni con il righello, cioè di valutare la “qualità” della didattica traducendola in un dato numerico". Ho avuto anch'io la medesima impressione, ma credevo che il buon senso avrebbe evitato applicazioni troppo rigide o grossolane, invece mi sbagliavo perché vengono segnalati casi di dirigenti che hanno distribuito ai docenti pagelle di autovalutazione. Ogni insegnante si assegna un voto per ogni elemento di valutazione tra quelli proposto dall'apposito comitato e poi i voti vengono processati da un algoritmo in modo da dare un'apparenza di scientificità e oggettività ad un metodo che a dir poco appare bambinesco. 

25.6.15

Il preside-sceriffo

La riforma della scuola promossa da Matteo Renzi comporterà un aumento dei poteri del Dirigente scolastico.
I presidi saranno i gestori del piano scolastico (POF), potranno scegliere i docenti piu' adatti al progetto educativo della propria scuola, potranno nominare fino al 10 per cento di insegnanti come propri collaboratori, potranno assegnare premi e sanzioni.
Qualcuno l'ha ribattezzato Super-preside, ma si sta diffondendo anche l'immagine del Preside-sceriffo e via con le discussioni tra favorevoli e contrari. A qualcuno la gerarchia piace, il capo con poteri assoluti sembra la miglior garanzia per avere un sistema efficiente, l'uomo solo al comando, il Capitan-Findus, invece per altri la scuola dovrebbe assomigliare ad una comunità democratica e collaborativa. Probabilmente è la solita vecchia contrapposizione tra destra e sinistra. Però una cosa va detta: le parole che stiamo usando sono sbagliate, completamente sbagliate, perché il Preside a scuola non esiste più e lo Sceriffo non c'entra niente con gli intenti della riforma.

21.4.15

Dalla scuola dell'educazione a quella della prevaricazione

Mentre si prepara lo sciopero del prossimo 5 maggio contro la proposta di "Buona Scuola" del governo Renzi, mi sembra opportuno riproporre qui un articolo del prof. Gianfranco Pignatelli

15.12.14

La scala gerarchica


Tra ironia e riflessione. L'immagine proviene dalla GILDA di Venezia.

1.10.14

Una carriera per gli insegnanti?

Il documento del governo Renzi sulla "Buona scuola" contiene un invito ai docenti ad “uscire dal grigiore dei trattamenti indifferenziati” e a "non accontentarsi delle prospettive di carriere fondate sul mero dato dell’anzianità" (p. 48).  La possibilità di carriera viene proposta come novità per svegliare la scuola e far uscire i docenti dall'apatia.  Ma cos'è la carriera?

6.9.14

Il grigiore dei trattamenti paritari

La proposta di riforma della scuola è stata presentata dal governo con un documento di 136 pagine: "La buona scuola - facciamo crescere il paese".
All'Italia serve una buona scuola che sviluppi nei ragazzi la curiosità per il mondo e il pensiero critico. Sono le prime parole che condivido in pieno. Poi il documento aggiunge la necessità di rispondere alla nuova domanda di competenze. Okay, ma come si fa tutto questo?

3.9.14

Valutare e punire

Il titolo scelto è perfetto. Dice tutto, almeno a chi ha avuto la fortuna di leggere e di studiare Foucault e le sue analisi delle varie forme di potere. "Valutare e punire" è il titolo del libro di Vale­ria Pinto, docente di filo­so­fia teo­re­tica all'Università Fede­rico II di Napoli.

Valutare è molto più di sorvegliare. La valutazione presuppone una fase di sorveglianza a cui si aggiunge un giudizio basato, si suppone, su una misurazione.