Visualizzazione post con etichetta scuole paritarie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scuole paritarie. Mostra tutti i post

4.5.17

Stesso punteggio a condizioni diverse

Sono tanti i trucchi con cui si tende a demolire la scuola pubblica: l'idea di scuola come servizio che può essere fornito allo stesso modo sia da istituzioni pubbliche sia dai privati (questo fu il grimaldello di Luigi Berlinguer che portò al  “sistema paritario integrato” della Legge 62/2000. ); il gioco dei numeri sul costo standard e ora appare anche un altro trucco: parità di punteggio tra insegnanti precari delle scuole pubbliche e di quelle paritarie.
Che sia un trucco ce lo spiega bene Attilio Littera su OrizzonteScuola.
 il sottosegretario all’Istruzione Toccafondi finge di ignorare che, nell’ambito del precariato, attribuire lo stesso punteggio sia agli insegnanti della scuola statale che a quelli della scuola paritaria, che prima di essere tale è scuola privata, è profondamente ingiusto perché gli insegnanti precari delle scuole statali devono attendere anni all’interno di graduatorie per poter accedere alle supplenze. L’iniziale privilegio con cui vengono effettuate le assunzioni, senza tener conto delle graduatorie, consente ai diplomifici privati di retribuire gli insegnanti, non con lo stipendio, ma con il punteggio che il servizio nella loro scuola garantisce. Con questo punteggio, ottenuto per conoscenze, raccomandazioni, favoritismi, i docenti delle scuole private paritarie, migliorano la loro posizione, in sede di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento, e scavalcano i colleghi che, non avendo santi protettori, sono costretti a segnare il passo, dovendosi attenere alla rigorosa osservanza di dette graduatorie.
Perfetta anche la conclusione:
Se la scuola pubblica non statale vuole continuare ad assumere chi e come crede, senza seguire procedure amministrative certe e già codificate per gli insegnanti della scuola pubblica statale, ovviamente, nella legalità, è legittimata a farlo, ma non può pretendere di elargire un servizio valido ai fini della valutazione del punteggio nell’aggiornamento della graduatoria provinciale ad esaurimento, che non ha affatto consultato al momento delle sue assunzioni. Reclamare i diritti ignorando i doveri è inaccettabile e va contro ogni forma di pretesa uguaglianza.

1.10.16

Il finanziamento alle scuole private non fa risparmiare

Privatizzare sempre, privatizzare tutto, è questa la formula imposta dal neo-liberismo imperante. Il risultato finora è stato un aumento spropositato delle diseguaglianze con conseguente crollo della domanda per molti settori ed inevitabile peggioramento degli effetti della crisi economica, ma la privatizzazione è un dogma a cui non si rinuncia.

I dati recentemente pubblicati da Truenumbers sembrano dimostrare che i finanziamenti statali alle scuole private rappresentano un risparmio per lo Stato, non già un aumento di spesa. Truenumbers usa un metodo molto convincente e si fregia dello slogan "i veri numeri", cioè dati incontestabili. In realtà dietro l'evidenza dei numeri si nasconde un trucco. Il confronto tra scuola pubblica e scuola privata non si può fare in termini di "risparmio", altrimenti si finisce per dimostrare qualcosa che è già assunto in partenza come se fosse un assioma.

Provo a spiegarmi meglio. Se volessi fare un confronto tra il mio bilancio familiare e quello del mio vicino di casa potrei misurare la spesa effettuata per l'alimentazione e la qualità/quantità dei pasti.

28.9.15

La ricastalizzazione della società

Scuole private, scuole paritarie, senza oneri per lo Stato, con i contributi dello Stato... ora siamo arrivati alla teoria del costo standard con cui si vorrebbe dimostrare che la Repubblica Italiana mantenendo i docenti a bassissimi livelli di retribuzione spende troppo, e quindi versando soldi alle scuole private (che i docenti non li pagano quasi per niente) potrebbe risparmiare parecchi miliardi di euro.  Ovviamente si evita di dire che l'insegnamento quasi gratuito è garantito da giovani docenti che sperano di poter spendere il servizio da schiavi svolto negli istituti privati per avere qualche vantaggio nell'accesso alla scuola statale. Si evita anche di dire che la maggioranza delle scuole superiori paritarie o parificate fa pura vendita di diplomi a chi un vero diploma non se l'è meritato. Mi si dirà che è sbagliato generalizzare, non tutte le scuole private agiscono con questi metodi. Bene, mettiamo a posto e poi ne riparliamo. Ecco perchè non mi piace parlare di questo argomento, se non rimandando ad altri che se ne sono occupati con competenza e intelligenza.

Qui però devo segnalarvi un articolo di Pierfrancesco Pellizzetti che rappresenta una delle poche voci autenticamente liberali nel panorama intellettuale italiano. E' importante leggerlo per capire che la scelta liberale non è quella che plaude alla retorica dell'efficienza oppure alla ipocrisia di chi vorrebbe far credere che i soldi alle scuole private servono a garantire la libertà di scelta alle famiglie più povere. Ogni soldo dato alle scuole private (sia le buone scuole paritarie, sia i pessimi diplomifici) è solo un regalo anticostituzionale che consente ai ricchi di risparmiare pagando una retta più bassa a spese dell'intera comunità. 

Sono ormai vent'anni che governi di destra e di sinistra stanno violando la Costituzione e sembra ormai sempre più fondato il sospetto che lo scopo non sia solo quello di fare un regalino ai ricchi, ma vi sia anche l'intento di impedire alla scuola pubblica di svolgere il compito di ascensore sociale. La scuola statale italiana è stata un ottimo trampolino per intere classi di professionisti, dirigenti e scienziati. Questo evidentemente urta i bravi papà.

Mettendo in concorrenza scuole pubbliche e private, tutte sullo stesso piano e quasi tutte costrette rincorrere i clienti, anche quelli più svogliati, la qualità della scuola crolla e il sapere resterà solo nelle scuole (poche) dei veri ricchi che di finanziameni non hanno alcun bisogno. Centra il punto Pellizzetti quando parla di ricastalizzazione della società.


28.2.13

Università pubbliche o private?

Vi segnalo un interessante confronto tra università pubbliche e università private. L'autore è Paolo Trivellato del gruppo  ROARS (Return On Academic Research). Aiuta a comprendere quanto sia facile cadere nei luoghi comuni che in molti casi sono costruiti ad arte.