12.6.25

La personalizzazione dell'insegnamento

“Lo studente al centro”, “la personalizzazione degli apprendimenti” , “l’orientamento” e altre truffe

di Martin Venator (dal blog La Nostra Scuola)

Di come il potere neoliberista, usando come pretesto la pedagogia — soprattutto quella di matrice progressista — riesca a indebolire il sistema educativo.

Il pretesto: “modernizzare”, “motivare”, “mettere al centro lo studente”.
Il potere neoliberista non attacca frontalmente la scuola democratica e progressista: ne usa il linguaggio, ne deforma i principi, ne travisa i concetti chiave. Lo fa con grande abilità, costruendo un racconto seducente.

Ecco alcuni pretesti pedagogici usati per destrutturare la scuola come istituzione culturale e democratica:

1. “Mettere al centro lo studente” ma in quanto consumatore non soggetto pensante.

Il neoliberismo adotta la retorica dell’alunno “al centro”, ma:
– trasforma lo studente in un cliente da soddisfare, non in un soggetto da formare;
– pretende una scuola “motivante”, “coinvolgente”, “leggera”, in realtà privata di contenuti critici e alleggerita della fatica dello studio;
– svuota la relazione educativa, riducendola a erogazione di servizi personalizzati.

In sostanza:
Pretesto progressista: centralità dello studente.
Uso neoliberista: deregolare i saperi, deresponsabilizzare la scuola, ridurre la conoscenza a prodotto “su misura”.


2. “Competenze, non nozioni”. Adattabilità invece di conoscenza.

Il paradigma delle competenze nasce anche in ambito pedagogico progressista, ma:
– viene assorbito dal neoliberismo per sostituire i saperi solidi con abilità flessibili e trasferibili, utili al lavoro precario;
– serve a giustificare la fine della centralità delle discipline, considerate “vecchie”;
– legittima un’idea di scuola come palestra di skills, anziché luogo di studio e ricerca.

In sostanza:
Pretesto progressista: superare il nozionismo.
Uso neoliberista: cancellare i saperi strutturati, preparare soggetti “agili”, senza strumenti critici.


3. “Orientare al futuro” ovvero subordinare al mercato.

L’orientamento nasce come strumento per aiutare i giovani a trovare la propria strada. Ma:
– diventa nel neoliberismo uno strumento di indirizzamento precoce, funzionale alla segmentazione del mercato del lavoro;
– con i PCTO si insegna ad adattarsi a qualsiasi condizione, senza strumenti per cambiarla;
– si propone la scuola come “trampolino” per l’inserimento lavorativo, ma senza potere contrattuale né consapevolezza storica.

In sostanza:
Pretesto progressista: aiutare i giovani a progettarsi.
Uso neoliberista: disciplinare le scelte, anticipare l’integrazione nel ciclo produttivo.


4. “Apprendimento personalizzato” aka disintegrazione del curricolo comune.

Si invoca una scuola “su misura”, adattabile ai ritmi e agli stili di ogni studente, ma:
si cancella il valore collettivo del sapere;
– si depotenzia la funzione della scuola come spazio pubblico di confronto, scontro, crescita comune;
– si frammenta la didattica in micro-attività, moduli, progetti esterni, senza coerenza e profondità.

In sostanza:
Pretesto progressista: educazione inclusiva.
Uso neoliberista: destrutturare la scuola come istituzione, atomizzare il sapere.


5. “Scuola delle emozioni” in arte “anestesia del conflitto”.

La pedagogia emotiva viene rilanciata come chiave per il benessere scolastico, ma:
– si depoliticizza l’insegnamento, trasformandolo in “gestione delle relazioni”;
– si educa all’empatia, ma senza spirito critico e senza lettura del contesto sociale;
si scoraggia il dissenso, la rabbia, il conflitto — cioè le emozioni necessarie per reagire alle ingiustizie.

In sostanza:
Pretesto progressista: centralità della persona.
Uso neoliberista: rendere docili e autocontrollati gli studenti, disinnescare ogni tensione trasformativa.


In sintesi: il neoliberismo non distrugge la pedagogia progressista. La ingloba, la svuota, la usa.

Il potere neoliberista:
– parla come un pedagogista progressista, ma agisce come un economista aziendale;
– usa il linguaggio della libertà per rendere più docile la subordinazione;
– prende concetti come “motivazione”, “empatia”, “centralità dell’alunno”, “competenze” e li trasforma in strumenti di controllo morbido.

Così facendo, indebolisce la scuola pubblica, la riduce a servizio tecnico, addestra individui flessibili e silenziosi, e neutralizza la funzione politica dell’educazione.

23.10.24

Ristrutturazione del sistema scolastico

 Ristrutturazione dell'amministrazione scolastica e vera autonomia didattica delle scuole

 PREMESSA - Nella scuola, come in altri settori basati sulla professionalità individuale (giustizia, sanità, giornalismo, ecc.) occorre restituire autonomia e responsabilità al professionista dell'insegnamento, contrastando la tendenza alla burocratizzazione e spersonalizzazione. Nell’ambito scolastico ciò implica il pieno riconoscimento del carattere professionale (e non impiegatizio) dell'insegnamento, un passo necessario per restituire al docente la perduta autorevolezza. 


La presente proposta è allineata alle rivendicazioni già avanzate negli anni da varie associazioni professionali (Gilda degli insegnanti; Gruppo La Nostra Scuola; Associazione Agorà 33; LIP Scuola; Manifesto dei 500 ed altri) che hanno denunciato il dannoso processo di aziendalizzazione, burocratizzazione e spersonalizzazione delle relazioni. In questo senso purtroppo sono andate tutte le riforme degli ultimi 25 anni, pertanto occorre intervenire con una inversione di tendenza (una vera retromarcia) che possa restituire agli insegnanti e agli studenti (veri protagonisti della vita scolastica) dignità di persone e autonomia di scelte all'interno di un sistema che riconosca da una parte il valore delle autentiche relazioni umane, dall'altra l'autorevolezza della funzione professionale tutelata costituzionalmente dal principio di libertà di insegnamento (art.33 Cost.). Un principio ormai abbandonato in nome di una malintesa meritocrazia che vorrebbe imporre carrierismo e gerarchizzazioni di impronta aziendale e impiegatizia.


28.3.24

Il preoccupante caso della scuola di Pioltello

La vicenda della scuola di Pioltello è più grave di quel che sembra. Ha avuto un gran risalto sulla stampa e nei social.
Riassumo il fatto che potrebbe sembrare di poca importanza: l’istituto scolastico Iqbal Masih di Pioltello ha stabilito che uno dei tre giorni di pausa didattica che ogni scuola può fissare autonomamente cadrànel prossimo 10 aprile. Spesso questi giorni di pausa didattica vengono usati per fare ponti con le festività o in corrispondenza di altre situazioni particolari. La data del 10 aprile è stata scelta perché in presenza di molti alunni di fede islamica (oltre il 40%) era prevedibile che nel giorno di conclusione del Ramadan le aule sarebbero rimaste semivuote rendendo impossibile un regolare svolgimento delle lezioni.
La decisione era stata approvata all'unanimità dal Consiglio di Istituto e nessuno aveva sollevato obiezioni. Però qualcuno è andato a riferire a Silvia Sardone, l'europarlamentare leghista che ha citato il caso come deprolevole esempio di "sottomissione" dell'Italia alla religione islamica.

Alle proteste della Sardone si è poi unito Matteo Salvini: "Mentre qualcuno vuole rimuovere i simboli cattolici - come i crocifissi nelle aule - per paura di “offendere”, in provincia di Milano una preside decide di chiudere la scuola per la fine del ramadan. Una scelta inaccettabile, contro i valori, l’identità e le tradizioni del nostro Paese.

Fin qui niente di strano. Sappiamo quanto sia radicato in certi personaggi il sentimento xenofobo e anti-islamico ed è nota (a chi non ha perso la memoria) come sia stata inventata la leggenda dei crocifissi da rimuovere e dei presepi vietati nelle scuole. E' il solito cupo armamentario retorico con cui i politici più scellerati cercano di guadagnare consenso suscitando sentimenti di rifiuto degli altri. La parte preoccupante della vicenda arriva quando il Ministro dell'Istruzione, invece di spiegare qualcosa a Salvini e Sardone e di difendere il Dirigente della scuola dagli insulti e minacce da cui è stato rapidamente travolto, dichiara di voler attivare una verifica delle “motivazioni di carattere didattico che hanno portato a deliberare la deroga al calendario scolastico regionale e la loro compatibilità con l’ordinamento”.

17.12.23

L'autonomia scolastica non esiste finchè non ci saranno presidi elettivi

 Alla questione del preside elettivo abbiamo già dedicato spazio e ora vedo con piacere il comunicato dell'Associazione Agorà 33 e del Gruppo La Nostra Scuola

Associazione Agorà 33: presidi diventati pseudo-manager, dovrebbero essere scelti dal collegio dei docenti

La sedicente “autonomia scolastica” che – a partire dalla “riforma” di Luigi Berlinguer – ha progressivamente frantumato l’unitarietà del nostro sistema di istruzione, è stata fondata su un equivoco (per non dire mistificazione) costruito ad arte: la primissima caratteristica di un organismo autonomo, la sola che lo rende veramente tale in un contesto comunque unitario e pubblico, è infatti l’elettività dei suoi vertici. 

Cos’è accaduto invece nelle scuole? Quello che era il preside, garante dell’istituzione scolastica e delle sue finalità educative e culturali, non solo non viene eletto dal collegio dei docenti ma è diventato un “dirigente” pseudo-manager calato dall’alto (tra l’altro reclutato attraverso concorsi ad altissimo tasso di irregolarità, come quello del 2017), “formato” a un’ideologia verticistica e para-aziendalistica del tutto incongruente con la natura e le finalità dell’istruzione pubblica e sempre più lontano dalla figura dell’insegnante, propenso o costretto a farsi cinghia di trasmissione di imposizioni burocratiche del tutto estranee alle reali esigenze della scuola; funzionale, in ultima analisi, a un progetto di smantellamento della scuola pubblica e di asservimento ad interessi privati – come quelli legati all’accaparramento dei fondi del PNRR – analogo a quello in atto nella Sanità. 

Per fermare questo progetto, sono priorità assolute il ripristino della funzione costituzionale della scuola – non costruire “portfoli” di “competenze” come un’agenzia di lavoro interinale di infimo livello ma dare un’istruzione di qualità a tutti i futuri cittadini, – e una gestione democratica e non privatistica delle istituzioni pubbliche, con la revoca di un’autonomia che frantuma il quadro nazionale della scuola pubblica; o, se si vuole un’autentica autonomia e un’autentica collegialità, con l’elezione dei presidi/coordinatori didattici scelti democraticamente dai collegi docenti.

Gruppo La nostra scuola 

Associazione Agorà 33

 

20.7.23

Morte di un bravo insegnante


 “Apprendere questa bruttissima notizia è stato devastante… hai subìto troppe ingiustizie e ora c’è solo un senso di profonda tristezza, vuoto e impotenza che lasci nelle persone che ti hanno conosciuto … eri un ottimo insegnante ma soprattutto una bellissima persona. Spero tu possa trovare la serenità e la pace che ti hanno tolto”.
“Ciao Professore. Chi ti ha conosciuto ricorderà la tua gentilezza, la tua apparente spensieratezza e la tua bontà d’animo. Sei stato vittima di persone piccole e rancorose, di un sistema moralista e ipocrita, di una giustizia ingiusta, fortissima con i deboli e debolissima con i forti. Ti hanno tolto quanto di più caro e bello avevi al mondo: il tuo lavoro e i tuoi studenti. Ti hanno licenziato per qualche stupido post su Facebook, probabilmente troppo acceso e colorito. Ma si può perdere il lavoro per così poco in un Paese che perdona, reintegra e recupera i peggiori delinquenti?”
“Il Professore De Prà è stato messo alla gogna per un banale commento satirico sui social (...). Purtroppo dopo molto tempo la sua causa è stata impugnata e inesorabilmente è stato messo alla porta. Un male interiore silente si è poi svegliato e lo ha portato alla fine”

Sono tre note di cordoglio per la morte di un professore di matematica di 59 anni, già noto alle cronache per essere stato licenziato per un delitto di lesa maestà.

Secondo una leggenda urbana, di quelle che è quasi impossibile smentire, gli statali a posto fisso non sarebbero licenziabili, men che meno se sono professori di ruolo. Noi sappiamo che il licenziamento c'è e che spesso colpisce ingiustamente, ma la storia del professor Vittorio De Prà, vicepreside dell'Istituto Carlo Barletti, è tristissima e s'è conclusa nel peggiore dei modi.

12.6.23

Il Piano Scuola 4.0, una rivoluzione che i giuristi non possono ignorare

Un articolo firmato dal giurista Giuliano Scarselli esamina il decreto n.161 del 14.06.2023 facendo rilevare le violazioni di principi costituzionali e di altre norme di legge e anche lei criteri stabiliti nel PNRR.

“Se qualcuno dovesse chiedermi, come filosofa, che cosa si dovrebbe imparare al liceo, risponderei: prima di tutto solo cose inutili, greco, latino, matematica pura e filosofia,………….col sapere utile si possono fare solo piccole cose”.
Agnes Heller (1929 – 2019)

Sommario:
1. Il Piano Scuola 4.0. e la necessità che i giuristi vi prestino attenzione. -
2. I dubbi di legittimità costituzionale di tale rivoluzione scolastica posta in essere con un semplice allegato ad un decreto del Ministero dell’Istruzione. -
3. Le incostituzionalità sostanziali per contrarietà del Piano alla libertà di insegnamento e al diritto degli alunni di ricevere dalla scuola pubblica quella formazione necessaria a renderli cittadini critici di una società democratica. -
4. Qualche riflessioni conclusiva in difesa della scuola pubblica e della sua funzione costituzionale.

Ne raccomandiamo la lettura.

16.4.23

Laicismo da talebani

Una maestra di Oristano è stata sospesa dall'insegnamento per aver chiesto agli alunni di recitare un’Ave Maria e un Padre Nostro in occasione degli auguri di Natale. Era il 22 dicembre 2022, ultimo giorno prima delle vacanze e la maestra Marisa Francescangeli, che sostituiva la collega di italiano nella classe composta da molti alunni che fanno parte anche del coro parrocchiale, aveva pensato di accompagnare con una preghiera gli auguri per le festività natalizie. Un paio di genitori non hanno gradito. 

Qualunque cosa faccia un insegnante lo espone al rischio che qualche genitori non gradisca. Magari a qualcuno non piacciono le poesie di Manzoni, alla Tamaro non piacciono i romanzi di Verga, altri potrebbero pensare che il racconto storico dell'antica Roma, che include guerre, delitti politici, schiavismo e varie atrocità, potrebbe non essere la cosa più piacevole da far studiare ai bambini. Negli USA si vieta la Bibbia che contiene troppa volgarità e violenza.
Quando mio figlio era in terza elementare la maestra fece vedere ai bambini il film "Il gradiatore". In quel caso fui io, da genitore, a non gradire la scelta. Ma quel film non era vietato ai minori, quindi non c'era nulla da denunciare, solo una diversità di opinioni rispetto alla scelta della maestra. Esiste la libertà di insegnamento che concede agli insegnanti una discrezionalità nella scelta dei temi da trattare e dei metodi didattici. Ora il tema religioso è diventato un limite invalicabile. Ma è giusto trattare la religione come qualcosa di scabroso, farne una sorta di tabù?

Davvero una preghiera diventa una violazione disciplinare? davvero siamo arrivati a pensare che le parole di una preghiera (il Padre Nostro) possano turbare o traumatizzare un bambino più di quanto non facciano le quotidiane dosi di violenza televisiva intrecciate con storie cariche di egoismo e di sopraffazione?

Sono anch'io un sostenitore del principio di laicità dello Stato e della scuola pubblica. Posso ritenere anch'io che le preghiere sarebbe meglio lasciarle per l'ora di religione, ma infliggere una sospensione all'insegnante che ha fatto conoscere una preghiera ai suoi allievi significa invocare l'ignoranza. E' un laicismo che si impone con la stessa logica dei talebani.  

13.4.23

Educazione finanziaria o diseducazione economica?

L'educazione finanziaria era già presente nelle aule scolastiche. Da anni i banchieri vogliono formare i ragazzi secondo le proprie esigenze, vogliono farlo a partire già dalle scuole elementari, vogliono dare l'imprinting finanziario anche ai bambini e da anni stanno proponendo corsi di "formatozione" per insegnanti.

La maggior parte degli insegnanti è indifesa. La riforma Gelmini ha già eliminato gli insegnamenti di diritto ed economia da quasi tutte le scuole mandando in esubero migliaia di docenti abilitati all'insegnamento di tali discipline. E' stata una vera espulsione basata sull'idea che la conoscenza del diritto e dell'economia sia inutile.

Dal 2020 l'educazione civica è stata affidata senza alcun programma ad insegnanti privi di competenze specifiche in ambito giuridico ed economico che sono costretti ad improvvisarsi esperti di cose che non appartengono alla loro professionalità.
Molte scuole hanno inserito nella propria offerta formativa progetti di educazione finanziaria basati sui modelli proposti da banca d'Italia oppure progetti di educazione alla legalità affidati a rappresentanti delle forze dell'ordine. I docenti di scuola elementari, come quelli che insegnano altre discipline, sono indifesi, non riescono a distinguere le regole economiche dalle tecniche finanziarie che i banchieri spacciano per "scienza" economica.
Ora questa invasione del potere finanziario nelle scuole diventa legge, sarà parte integrante dell'educazione civica. Si toglieranno così ore all'insegnamento della Costituzione per fare spazio ai banchieri. 
 
Sarebbe più giusto chiamarla DISEDUCAZIONE ECONOMICA. Sarebbe più giusto dare agli studenti le basi del ragionamento economico a partire da Aristotele che distingueva l'uso del denaro come strumento creato per  facilitare le compravendite dei beni, dall'uso del denaro per ottenere altro denaro, cioè quella che Aristotele chiamava crematistica (e che oggi chiamiamo finanza) e che egli riteneva dannosa per la collettività, soprattutto se indirizzata solo a fini speculativi.
 
 

 
Cito solo un esempio tra i tanti che potrei fare, dopo aver frequentato i corsi di formazione organizzati dalla Banca d'Italia. Agli insegnanti veniva suggerito di far comprendere ai ragazzi il senso di responsabilità nelle scelte finanziarie: i futuri risparmiatori devono essere consapevoli dei rischi che si assumono quando affidano i propri risparmi a una banca o acquistano titoli. Questo suggerimento può sembrare quasi un'ovvietà a chi non conosce la nostra Costituzione, quella magnifica Costituzione che viene sempre nascosta e che è quasi del tutto ignota ai docenti di lettere, matematica, scienze, inglese, disegno che oggi chiamati ad insegnare l'educazione civica.

Art. 47 - La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito.

E' compito e dovere  della Repubblica tutelare il risparmio. Questo dice la Costituzione. E' lo Stato che deve controllare e disciplinare l'esercizio del credito. Non può farlo il singolo risparmiatore. Sono i poteri politici che devono assumersi la responsabilità di questo compito in modo che neanche il più sprovveduto dei risparmiatori venga derubato del risparmio, frutto delle proprie fatiche.

Il principio del bail-in, che scarica la responsabilità della mala-gestione bancaria sugli ignari cittadini, non è compatibile coi valori della nostra Costituzione. L'idea di attribuire alle obbligazioni sussidiarie un rischio simile a quello dell'acquisto di azioni è un trucco da imbroglioni che la repubblica non dovrebbe consentire, ma nessuno lo saprà ora che ad insegnare arrivano direttamente i banchieri.

11.3.23

Fuori le forze armate dalla scuola

 “Fuori le forze armate dalla scuola“

A lanciare questo appello è il nascente Osservatorio contro la militarizzazione delle aule che giovedì 9 marzo presenterà alla sala stampa di Montecitorio a Roma il primo report. 

All’iniziativa hanno aderito anche nomi di rilievo come padre Alex Zanotelli, il missionario vissuto a Korogocho per dodici anni; Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena; il fisico e saggista Carlo Rovelli; la filosofa Donatella di Cesare; il vignettista Mauro Biani; Costanza Margiotta di “Priorità alla scuola” e decine di altri docenti impegnati nel mondo sindacale e nell’associazionismo pacifista e non solo.

“Le scuole – scrivono i promotori nell’appello – stanno sempre più diventando terreno di conquista di una ideologia bellicista e di un controllo securitario che si fa spazio attraverso l’intervento diretto delle forze armate (in particolare italiane e statunitensi) declinato in una miriade di iniziative tese a promuovere la carriera militare in Italia e all’estero, e a presentare le forze armate e le forze di sicurezza come risolutive di problematiche che pertengono alla società civile”. 

I firmatari parlano di “rappresentanti delle forze militari addirittura in qualità di ‘docenti’, che tengono lezioni su vari argomenti (dall’inglese affidato a personale Nato a tematiche inerenti la legalità e la Costituzione) e arriva a coinvolgere persino i percorsi di alternanza scuola-lavoro (PCTO) attraverso l’organizzazione di visite a basi militari o caserme.

Fonte: blog del FQ

6.3.23

Qualcuno ascolterà la voce degli studenti universitari?

Emma Ruzzon ha pronunciato un discorso importante alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Padova. Ha saputo denunciare il sistema troppo competitivo e meritocratico. 

Emma Ruzzon ha sottolineato come la competizione accademica, che premia solo i migliori studenti, stia diventando sempre più difficile da sostenere per gli studenti, che spesso si trovano a dover fare i conti con una serie di pressioni e di aspettative irrealistiche che li portano ad avere gravi problemi di salute mentale e ha anche ricordato i casi di studenti che si sono tolti la vita a causa della pressione esercitata dal sistema universitario.

Le autorità universitarie dovrebbero fornire case per i fuori sede, borse di studio e sostegno psicologico, elementi che potrebbero migliorare la qualità della vita degli studenti e permettere loro di concentrarsi sugli studi senza dover affrontare ulteriori problemi.

Durante il suo intervento, Emma Ruzzon ha mostrato il fiocco verde appuntato sulla giacca, un simbolo che rappresenta la salute mentale, chiedendo che la comunità universitaria si concentri su questioni cruciali come la salute degli studenti, piuttosto che solo sui risultati accademici.

E' la stessa studentessa che anche l'anno scorso aveva dato voce al mondo quasi invisibile degli studenti universitari denunciando la logica di sfruttamento e le storture che tradiscono lo spirito democratico della nostra Costituzione.

*    *    *

PS 10 aprile 2023 - parole simili a quelle di Emma Ruzzon possiamo sentirle anche da altri studenti, come Alessandra De Fazio dell'Università di Ferrara, intanto continuano a giungere notizie tragiche come quella dello studente di medicina nell'Università di Chieti.

2.3.23

La scuola afflitta da esasperata competitività

In questo blog abbiamo affrontato più volte la questione della competitività. Credo che ormai quella che era una scelta sbagliata sta diventando un disastro che produce anche tragedie.

Qui vi propongo alcuni articoli pubblicati su MicroMega da Carlo Scognamiglio (*) 

L’educazione alla condivisione in un sistema meritocratico

Scuola, come spostare il focus dalla competizione alla collaborazione: l'esperimento "Philo-Forum" dei licei di Roma. 

 

Stipendi bassi, poca didattica e molta burocrazia: la disillusione degli insegnanti europei

In tutta Europa, i sistemi educativi stanno affrontando una crisi di vocazione della professione d'insegnante.

 

Superare gli stereotipi sugli studi e le carriere in ambito scientifico

Secondo una ricerca soltanto il 12,6% delle donne iscritte all’università ha scelto dei percorsi studio in area tecnico-scientifica


Perché tanta insistenza sull’approccio Stem nella didattica?

Siamo sicuri che un sistema di istruzione che privilegi l’approccio Stem produca una società veramente democratica?

(*)  Scognamiglio è docente di storia e filosofia - da non confondere con l'omonimo uomo politico.









25.2.23

Un ministro anti-antifascista

Il pestaggio degli studenti davanti ad un liceo fiorentino è l'ennesimo allarme. Violenza che cresce, stavolta con un marchio politico. Il Ministro dell'Istruzione e del Merito tace, evita ogni giudizio. Nessuna norma lo obbliga ad esprimersi. In rappresentanza delle istituzioni c'è stata solo una Preside che ha scritto una lettera ai suoi studenti in cui esprime biasimo per la violenza e un richiamo a non restare indifferenti.
Al Ministro non piace quella lettera e minaccia la Dirigente di possibili ritorsioni disciplinari.

In che mondo stiamo entrando?

Qui non c'è solo indifferenza nei confronti della violenza. La minaccia alla Preside è un segnale inquietante. Avrebbe dovuto elogiarla per quella lettera che contiene una esortazione educativa. 

Le parole del ministro Valditara negano il principio democratico di libertà di parola e di insegnamento. L'autoritarismo esercitato per intimidire chi vorrebbe vedere rispettati i valori della Costituzione è un segnale orribile. Lui dice che non esiste il pericolo di un nuovo fascismo, ma lo dice usando una minaccia di sapore fascista. Dovrebbe fare il contrario per mostrarci che quel pericolo non c'è.

*     *     *

Voglio riportare qui di seguito alcuni articoli su questa vicenda alla quale la scuola dovrebbe rispondere almeno con una giornata di sciopero.

20.1.23

La scuola Finlandese

 Il caso della famiglia finlandese che ha deciso di lasciare l'Italia a causa dell'inadeguatezza della scuole ha suscitato reazioni molto contrastanti. C'è chi difende la scuola italiana e chi, al contrario, vi coglie una ulteriore conferma di una situazione disastrosa che viene denunciata da anni in cui si è costretti ad assistere al continuo peggioramento.

Qui, nel risvolto di questo post, raccolgo alcune testimonianze utili ad un corretto confronto.

 

18.1.23

La scuola è ormai campo di battaglia

Il caso della professoressa di Rovigo ha avuto una certa risonanza, ma non è un caso eccezionale. Gli episodi di maleducazione e di aggressioni violente sono sempre più frequenti, tra studenti e contro i docenti.  I genitori sono spesso assenti o complici dei loro figli. Le risposte delle istituzioni non vanno oltre il biasimo verbale.

Recentissimo il caso di insegnanti aggrediti a colpi di zaino fino a crollare a terra o quello del ragazzo che arriva a scuola con una vera pistola oppure con machete e tirapugni. In qualche caso il bullismo può diventare sequestro di persona con sevizie  e minaccia di morte. Quasi sempre il movente di questi comportamenti criminali è la corsa a produrre filmati che possano avere molte visualizzazioni sui social. Il successo sui social sembra essere diventato lo scopo della vita.

24.12.22

La demolizione controllata della scuola

Le parole di Elisabetta Frezza nel video che ho ritagliato da un intervento dello scorso anno al convegno di A/Simmetrie, rappresentano un'ottima sintesi di quel gigantesco fenomeno in cui siamo immersi da anni e che lei giustamente definisce come "demolizione controllata". 

Un'altra interessante riflessione di Elisabetta Frezza sulla scuola e sulla nuova Educazione Civica:

https://www.youtube.com/watch?v=HFfUBrsnX5o

 Osservazioni critiche sulla direzione sbagliata verso cui la scuola italiana è stata indirizzata dalle riforme degli ultimi 25 anni si ritrovano anche nelle parole del prof. Tomaso Montanari.

18.12.22

Il rispetto dell'autorita'

 

Il prof. Lucio Russo è l'autore di "SEGMENTI E BASTONCINI", un libro che nel lontano 1998 ci mostrava con estrema precisione la direzione sbagliata che stava imboccando l'istruzione italiana. Erano gli anni delle riforme proposte da Luigi Berlinguer e molti allora non riuscivano a comprenderne la portata soprattutto perché allora sembrava impossibile che un governo di sinistra avesse scelto di farsi guidare dall'ideologia neoliberista, cioè la stessa che aveva ispirato il riflusso economico e culturale del thatcherismo e del reaganismo e ancor prima aveva guidato il golpe cileno del 1973 e i feroci regimi neofascisti del sudamerica.  

Il progetto che si celava dietro le riforme di Berlinguer (autonomia scolastica, valutazioni in crediti e debiti, scuole guidate da un dirigente, finanziamenti agli istituti privati in violazione dell'art.33, sottomissione dei sindacati all'obbligo di firmare i contratti per non essere esclusi dai tavoli delle contrattazioni, ecc.) era stato già predisposto negli anni precedenti dalle confindustrie europee, ma nel 1998 quasi nessuno poteva conoscerlo. Il libro di Lucio Russo rappresentò un importantissimo invito alla riflessione. Purtroppo gli insegnanti italiani non seppero cogliere quell'invito e il processo di demolizione è andato avanti fino a portare la scuola italiana all'avanguardia del degrado che si sta verificando in tutti i paesi dell'occidente. 

In questa intervista Lucio Russo tocca il punto essenziale del degrado. Stiamo rinunciando alla scuola come palestra del pensiero e come esercizio alla libera ricerca della verità su cui si basava il metodo scientifico, la scuola sta diventando una palestra di addestramento al rispetto del principio di autorità.

Dalle scuole e dalle università scompare il metodo dimostrativo che è essenziale per formare i cittadini di una società democratica. 

14.12.22

La scuola schiacciata tra aziendalismo e pedagogismo

La scuola schiacciata tra l'incudine dell'aziendalismo e il martello del pedagogismo. E'  il titolo di un interessante articolo pubblicato da MicroMega a firma di Enrico Campanelli. 

Da oltre vent'anni i governi di Destra e di Sinistra hanno proposto riforme devastanti, tutte orientate in senso anticostituzionale. Invece di promuovere la libertà della scienza e del suo insegnamento (art. 33 Cost.) hanno trasformato la scuola in una sorta di azienza, creando gerarchie, imponendo il dogma della competività (la scienza e la cultura richiedono invece collaborazione) e l'ipocrisia della propaganda volta ad acquisire studenti trattati come clienti.

L'ANP (Ass. Nazionale Presidi) ha sempre sostenuto queste scelte che umiliano studenti e insegnanti. Alla visione aziendalistica promossa soprattutto da Fondazione Agnelli e Ass. Trellle, l'ANP ha aggiunto una visione padronale in cui il Dirigente Scolastico, che ormai non è più un preside bensì un burocrate manager, possa scegliersi gli insegnanti, sanzionarli, attribuire loro incentivi economici e selezionare per cooptazione i futuri dirigenti (il c.d. middle menagement).

L'articolo pubblicato da MicroMega ci mostra quanto le proposte aziendalistiche degli ultimi decenni sostenute da ANP fossero confacenti ad una visione politicamente reazionaria che va sotto il nome di scuola del "merito", ma sarebbe più corretto chiamarla scuola-caserma.

La Costituzione, in attuazione del fondamentale principio di uguaglianza, impone che a parità di lavoro vi sia una parità retributiva (art. 36 Cost.). Nella scuola la condizione di parità è essenziale per creare e conservare lo spirito collaborativo necessario alla comunità educante. Invece assistiamo a dichiarazioni di segno contrario, non solo quando si parla di carriera, di valutazione, di merito, ma anche in modo più esplicito di ideologica avversione al principio di uguaglianza: "stop a docenti e Ata trattati allo stesso modo"

Il Ministro Valditara si è già pronunciato a favore di "lavori forzati" per punire i bulli, il nuovo presidente del Senato Ignazio La Russa vorrebbe introdurre nelle scuole un periodo di naja obbligatoria, vediamo docenti che criticano la militarizzazione e per questo vengono denunciati per diffamazione. Inoltre il governo ha recentemente introdotto per tutti i dipendenti pubblici un generale divieto di criticare le scelte dei dirigenti. La libertà di opinione, che è il fertilizzante della democrazia, sta diventando un crimine sotto il nome di "lesione dell'immagine delle istituzioni".

28.5.22

Sciopero del 30 maggio 2022

LUNEDì 30 Maggio - Sciopero della Scuola

Nelle scuole italiane lavora un milione di persone (tra insegnanti, impiegati e collaboratori scolastici) più di ogni altro comparto lavorativo, ma lo sciopero della scuola coinvolge anche tutte le famiglie con figli in età scolare, cioè la maggioranza delle famiglie italiane. Quindi uno sciopero indetto nelle scuole da tutte le maggiori sigle sindacali dovrebbe essere una notizia di gran rilievo, invece la stampa ha creato uno strano silenzio. 


Pochi insegnanti scioperano. Sono avviliti, spesso disinformati (non ci sono più assemblee spontanee), poco sindacalizzati (chi prende una tessera sindacale lo fa solo per poter fruire di servizi gratuiti dai patronati) ma soprattutto sanno che scioperare è inutile. Nessuno mai li ascolterà. Eppure sulla scuola si sta giocando una partita importante per il futuro del nostro paese. 

Il PNRR di Mario Draghi ridurrà nei prossimi anni gli investimenti sulla scuola. Si passa dal 4% del PIL al 3,5, mentre altri paesi europei investono circa l'8%. 

Il Ministro Bianchi procede con Decreto Legge per la riforma del reclutamento e della formazione degli insegnanti. Decide da solo, senza consultare nessuno o forse consultandosi solo con le solite lobby.
Sono questioni di enorme importanza, non sono difficoltà temporanee da risolvere con decreto d'urgenza. Dovrebbe essere il Parlamento a discuterne. Dev'essere una legge che stabilisce i ccriteri di reclutamento per diventare insegnanti e poi stabilire anche quale tipo di aggiornamento dev'essere richiesto agli insegnanti. 

NB - aggiornamento: gli insegnanti si devono aggiornare, come tutti gli altri professionisti. Non si devono formare! Parlare di "formazione" è sbagliato perché induce a pensare che sono state mandate in cattedra persone non formate e quindi non idonee. Badate: non è un errore banale. Dietro questo apparente errore terminologico si nasconde l'intenzione di abolire la libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione. E' una strategia che nasconde l'intenzione, ormai già in atto, di creare un corpo docente telecomandato attraverso continui corsi di formazione imposti dall'alto. 

Basta riascoltare le parole di Calamandrei per capire che con la libertà di insegnamento è in gioco la sopravvivenza della democrazia. Il problema è importantissimo. Per tutti! 

28.4.22

Le pessime proposte del Ministro Bianchi

 I mali della scuola italiana sono ben noti, se ne parla ormai da oltre vent'anni, molte voci autorevoli si sono espresse per lanciare l'allarme, eppure le proposte del ministro Bianchi vanno ancora nel senso che ha causato i peggioramenti, vanno nel senso sbagliato. L'articolo firmato da Giorgia Loi a nome del Gruppo La Nostra Scuola, pubblicato da MicroMega, riassume gli errori della proposta ministeriale. 

-     -     -

Ha suscitato un’indignazione diffusa la bozza della riforma che il Ministro Bianchi sta portando in Cdm per un’approvazione d’urgenza vincolata ai fondi Pnrr: legare la progressione stipendiale dei docenti a una formazione professionale preordinata dall’alto, in palese violazione di norme e principi etici, spaventa e apre una strada pericolosa per tanti motivi.

Anzitutto è proprio il linguaggio che non funziona: definire “premio” gli scatti stipendiali degli insegnanti appare fuori luogo e contribuisce a svilire ulteriormente il credito sociale della categoria, mentre attende da oltre dieci anni che il contratto sia legittimamente equiparato al costo della vita. Il concetto di premialità è ben lontano da quello di diritto e presuppone un meccanismo di eccezionalità e competizione che poco si addice al godimento legittimo di diritti naturali. “Un diritto non è ciò che qualcuno ti concede, ma ciò che nessuno può toglierti” disse il grande giurista statunitense Ramsey Clark. Ora, non solo la retribuzione per il lavoro svolto è un diritto inalienabile, ma secondo la Costituzione (art. 36) deve anche essere proporzionata e garantire un tenore di vita adeguato al contesto storico e ambientale. Dunque, va da sé che l’adeguamento periodico al costo della vita e la progressione di carriera non possono in alcun modo andare soggetti a condizioni accessorie come la formazione che, invece, rientra nella piena autonomia del docente, tutelata anch’essa dalla Costituzione (art. 33), oltre che dal Testo Unico Scuola (dlgs 297/1994 Art. 1).

[ continua a leggere su MicroMega ]

27.4.22

25 aprile - il fascismo è finito?

Se è vero, come molti dicono, che il fascismo è finito, se l'esperienza storica avviata da Mussolini nel 1922 si è conclusa con la fine del ventennio e la morte del duce, allora non dovrebbe esserci alcun ostacolo ad esprimere giudizi su quel passato che non appartiene più a nessuno di noi.  Di conseguenza si potrebbe anche affermare che l'antifascismo sarebbe ormai anacronistico.  

E' la storia a dirci che il regime fascista decretò l'abolizione del Parlamento, fece sciogliere tutti gli altri partiti politici, fece uccidere gli oppositori, socialisti o liberali, condannò persone di grandissimo valore, praticò la minaccia e la violenza, abolì diritti fondamentali, avviò guerre di sterminio contro gli stati africani facendo anche uso di armi chimiche, si macchiò di eccidi in Libia e nei Balcani, sancì la persecuzione civile degli italiani di religione ebraica o dei loro discendenti e infine proclamò una guerra scellerata che provocò milioni di morti. Quale giudizio possiamo esprimere su tutto questo? 

2.4.22

E' ancora lecito insegnare?

L'insegnante è anche educatore: deve vigilare sulla buona condotta degli alunni, ne è responsabile e non potrebbe esserlo senza esercitare un'autorità, ma qual è il limite del suo potere punitivo? Quando l'eccesso nell'esercizio dello jus corrigendi diventa reato? 

Il codice penale punisce l'abuso di mezzi di correzione e i maltrattamenti abituali. Abuso, non uso. Non sono vietati i mezzi di correzione. Solo quando la coercizione o la punizione risulta sproporzionata rispetto alla trasgressione si dovrebbe parlare di abuso, invece da anni si va consolidando una giurisprudenza che sembra voler criminalizzare ogni forma di coercizione o di punizione. Si ricorre sempre più spesso agli arresti anche per casi di semplice violenza verbale, o nel caso di interventi che possono intimorire gli alunni. La corte di Cassazione ha confermato la punibilità della maestra che assegna un compito di carattere punitivo, se in esso vi è un elemento umiliante. 

Se i mezzi di correzione devono essere sempre estremamente rispettosi dell'alunno, saranno ancora idonei a contenere i soggetti che agiscono con malvagità e violenza? In altre parole, se l'insegnante rischia di essere arrestato e condannato anche per l'uso di parole inappropriate, esiste ancora lo jus corrigendi?

Una sentenza di Cassazione (la 36700/2008) ha riconosciuto la punibilità del docente che minacciava la bocciatura. In quel caso la condanna era riferita ad una minaccia proferita per ritorsione, ma non si può non vedere che ormai le denunce dei genitori riguardano anche casi espressioni di semplice rimprovero o di voti negativi, per non parlare delle aggressioni fisiche, sempre più frequenti, nei confronti di insegnanti ritenuti colpevoli di aver rimproverato un alunno. 

L'uso dei social-media apre nuove questioni, ci troviamo di fronte a casi di docenti che esprimono giudizi pesanti nei confronti di alcuni atteggiamenti. Giudizi, non punizioni. Giudizi che riguardano comportamenti e non persone specifiche. Anche questo può essere criminalizzato? E' il caso del  messaggio volto a stigmatizzare l'abbigliamento non conforme alle usuali regole del contesto scolastico. Come dev'essere valutato? Eccesso linguistico, errore pedagogico oppure diventa un illecito disciplinare che può portare al licenziamento del docente? 

Se il docente rischia il pestaggio organizzato dai genitori, solo per aver giustamente rimproverato una classe, inoltre può essere sanzionato dal dirigente se redarguisce il bullo e rischia anche la condanna da parte dei giudici per un semplice rimprovero, non possiamo non chiederci se in Italia sia ancora lecito fare l'insegnante.

5.2.22

Chi ha ucciso Lorenzo?

Lorenzo Parelli era uno studente di un istituto professionale della provincia di Udine. La scuola lo ha mandato a svolgere le ore di PTCO in una fabbrica. Il 21 gennaio, durante un lavoro di carpenteria metallica, il ragazzo è stato colpito da una putrella di ferro ed è morto. Lorenzo è l'ennesimo caduto sul lavoro? Uno dei tanti che si aggiunge ai 1.404 dello scorso anno?
No, non direi perché lui non era un dipendente, non riceveva alcun compenso. Lorenzo è morto in orario scolastico, mentre svolgeva un'attività  che ai sensi della legge 107/2015 (la famigerata "buona scuola" di Renzi) è diventata obbligo. Sono ore di lavoro obbligatorie in ogni scuola, anche nei licei.
All'inizio si chiamava alternanza scuola-lavoro, ma ora nelle scuole italiane non si usa più la lingua italiana e l'alternanza si chiama PTCO, ennesimo acronimo che si aggiunge alla babele di POF, PTOF, RAV, FIS, PDP, DS, DSGA, RSU, ATA, PON, POR, RSPP, RLS, IRC, LIM, CLIL, FS, UDA, BES, DSA, GLHO, PDF, ecc. ecc. 

15.12.21

Idee per il rilancio della scuola

 La Tecnica della Scuola pubblica una sintesi del Manifesto per la nuova scuola. Ne abbiamo già parlato, è un documento firmato dai nomi più illustri della cultura italiana. Qui vi propongo una sintesi della sintesi, per chi ha poco tempo, con la speranza che torni poi a leggere tutto ed informarsi meglio.

1) La scuola come luogo della relazione  (non solo luogo per la gestione di tecnologie)

2) Per una scuola della conoscenza  (non solo centro di addestrastamento alle competenze lavorative)

3) Un giusto rapporto tra mezzi e fini (mezzo principale è la parola e la relazione - fine principale è la formazione umana e civile)

4) Il mancato coinvolgimento degli insegnanti nelle “riforme” degli ultimi vent’anni  (gli esperti di scuola non sono soltanto gli imprenditori)

5) Criteri di reclutamento e di formazione per avere insegnanti esperti nelle loro materie, colti e capaci di trasmettere lapassione per il sapere. (non solo vaghi pedagogisti somministratori di quiz)

6) Restituire centralità all’ora di lezione (la lezione non è un gioco, non è intrattenimento, non è ptco, non è spezzatino di progetti)

7) Rivedere l’intero impianto fallimentare dell’ “autonomia scolastica” (la scuola non è un'azienda, la priorità non è la concorrenza e neanche l'allenamento alla competitività)

8) Un diverso rapporto numerico tra studenti e insegnanti  (la scuola non è parcheggio, non è ammasso di ragazzi)

30.11.21

Gli insegnanti possono sindacare l'abbigliamento degli alunni?

 Alcuni studenti di Edimburgo si sono presentati a scuola indossando la gonna. L'iniziativa aveva lo scopo di promuovere l’uguaglianza e sfatare gli stereotipi di genere. Per gli scozzesi è più facile, perché la loro tradizione vede gli uomini indossare il kilt, ma qualcosa di simile era già avvenuto in Spagna per protesta contro il provvedimento di espulsione di un quindicenne che aveva osato indossare l'indumento femminile.

L'esperimento è stato riproposto anche in Italia da alcuni alunni del Liceo Zucchi di Monza, dove la curiosa iniziativa ha incontrato l'approvazione della dirigente.

Invece nel Liceo scientifico Bottoni di Milano le cose sono andate diversamente. Un professore di Filosofia ha allontanato dall'aula i tre alunni in gonna perché vestiti “in modo inappropriato”. La motivazione non ha incontrato l'approvazione del docente. I tre ragazzi si sono rivolti alla preside che ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti del docente richiedendone la sospensione. 

29.10.21

Quanto fascismo c'è nelle nostre scuole?

Sulla rivista telematica Wired è stata pubblicata la notizia di un preside che viene acclamato come "duce" da centinaia di studenti di un istituto tecnico bergamasco. Alle accalamzioni il dirigente scolastico sembra rispondere con un saluto romano. 

L'episodio ha suscitato un certo scandalo e viene riportato anche da notiziari scolastici. Il preside si difende riconducendo la parola “duce” alla sua radice latina (dux) e dunque gli studenti l'avrebbero usata nel senso generico di “condottiero degli alunni”. Credo che la questione principale non sia il significato della parola, si tratta di capire il contesto. Qualunque parola potrebbe essere usata in un contesto scherzoso e anche il saluto romano non è sempre apologia del fascismo. Dunque, cerchiamo di capire meglio. Chi è quel preside e cosa insegna ai suoi studenti?

23.10.21

Il Convegno della CGIL

Vi propongo qui il convegno organizzato a Roma dalla CGIL, nel corso del quale ho potuto apprezzare alcune considerazioni molto critiche verso il modello finora perseguito.

11.10.21

Il paradosso dell'istruzione

Frank Furedi è professore emerito di sociologia. Ha studiato i nodi problematici della vita culturale contemporanea, come la paura nei confronti di un futuro incerto, la percezione del rischio nell'era post I l settembre, la vulnerabilità nell'incertezza dei ruoli, soprattutto educativi, la nuova fondazione del concetto di autorità morale nelle società occidentali della postmodernità. Spesso presente nei dibattiti culturali e televisivi inglesi, ha pubblicato diversi volumi, tra i quali sono stati tradotti in italiano:  

Il nuovo conformismo. Troppa psicologia nella vita quotidiana (2005)
Che fine hanno fatto gli intellettuali? I filistei del XXI secolo
(2007).
Fatica sprecata. Perchè la scuola oggi non funziona (Vita e Pensiero - 2012), 

In quest'ultimo testo Furedi analizza "il paradosso dell'istruzione": mentre investiamo sempre di più nell'insegnamento, e sempre di più vorremmo ricavarne, le nostre scuole chiedono sempre meno agli studenti. Basse aspettative nei confronti dei ragazzi, la tendenza a infantilizzarli attraverso una forte psicologizzazione del rapporto educativo e un infinito maternage, la ricerca ossessiva delle loro motivazioni, il declinare dell'autorità degli adulti producono l'esatto contrario di ciò a cui l'istruzione dovrebbe mirare, cioè la formazione di persone autonome, critiche, capaci di una propria visione del mondo.

6.10.21

Il lungo addio della scuola istituzione

CUI PRODEST? IL LUNGO ADDIO DELLA SCUOLA ISTITUZIONE"

Convegno Nazionale in occasione della Giornata Mondiale degli Insegnanti 

5 ottobre 2021 - Roma 

- GIOVANNI CAROSOTTI, docente di Filosofia e Storia al liceo Virgilio di Milano (21')

- DACIA MARAINI, scrittrice, poetessa e saggista. (49')

- FRANK FUREDI, professore emerito Sociologia all’Università del Kent, Canterbury [UK]. 

- RINO DI MEGLIO, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti. 

- FABRIZIO REBERSCHEGG, presidente dell’Associazione Docenti Art. 33. 

Modera 

- GIANNA FREGONARA, giornalista, settore Scuola e Università del Corriere delle sera.

 

2.10.21

I cattivi insegnamenti della Fondazione Agnelli

Non spetta al Ministro decidere qual è il miglior metodo didattico, spetta agli insegnanti che sono i professionisti dell'insegnamento. Il dogma della "formazione", concepita come indottrinamento di carattere burocratico, sta facendo dimenticare questa verità a molti docenti ormai culturalmente asserviti. Non spetta al Ministro e ancor meno alle fondazioni imprenditorialiste come la Fondazione Agnelli.

Un articolo del gruppo La Nostra Scuola ci fa giustamente notare che la formazione proposta da chi non vive e non conosce la scuola è quasi sempre inutile e controproducente. La retorica delle "competenze" sta sottraendo alla scuola italiana la sua capacità di trasmettere conoscenze.

È stata proprio la sottrazione di conoscenze, sulla condivisione delle quali si costruisce la fondamentale relazione tra insegnanti e studenti, a favore di “metodi” astratti, frettolosi e superficiali, scollegati dai contenuti e ridotti subito a burocrazia e certificazioni – corollario di tutta l’impostazione elefantiaca dell’ ‘autonomia’ – a mettere progressivamente in crisi l’efficacia educativa della scuola in generale e della scuola media in particolare. Ma questo forse la Fondazione Agnelli non lo sa, visto che propone una ricetta che va nella stessa direzione dei problemi che dovremmo risolvere e chiede anche di accelerare su questa strada.

La pretesa sembra essere quella di distruggere la scuola pubblica italiana e di ridurre gli alunni a cervelli da plasmare.