Visualizzazione post con etichetta licenziamenti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta licenziamenti. Mostra tutti i post

20.7.23

Morte di un bravo insegnante


 “Apprendere questa bruttissima notizia è stato devastante… hai subìto troppe ingiustizie e ora c’è solo un senso di profonda tristezza, vuoto e impotenza che lasci nelle persone che ti hanno conosciuto … eri un ottimo insegnante ma soprattutto una bellissima persona. Spero tu possa trovare la serenità e la pace che ti hanno tolto”.
“Ciao Professore. Chi ti ha conosciuto ricorderà la tua gentilezza, la tua apparente spensieratezza e la tua bontà d’animo. Sei stato vittima di persone piccole e rancorose, di un sistema moralista e ipocrita, di una giustizia ingiusta, fortissima con i deboli e debolissima con i forti. Ti hanno tolto quanto di più caro e bello avevi al mondo: il tuo lavoro e i tuoi studenti. Ti hanno licenziato per qualche stupido post su Facebook, probabilmente troppo acceso e colorito. Ma si può perdere il lavoro per così poco in un Paese che perdona, reintegra e recupera i peggiori delinquenti?”
“Il Professore De Prà è stato messo alla gogna per un banale commento satirico sui social (...). Purtroppo dopo molto tempo la sua causa è stata impugnata e inesorabilmente è stato messo alla porta. Un male interiore silente si è poi svegliato e lo ha portato alla fine”

Sono tre note di cordoglio per la morte di un professore di matematica di 59 anni, già noto alle cronache per essere stato licenziato per un delitto di lesa maestà.

Secondo una leggenda urbana, di quelle che è quasi impossibile smentire, gli statali a posto fisso non sarebbero licenziabili, men che meno se sono professori di ruolo. Noi sappiamo che il licenziamento c'è e che spesso colpisce ingiustamente, ma la storia del professor Vittorio De Prà, vicepreside dell'Istituto Carlo Barletti, è tristissima e s'è conclusa nel peggiore dei modi.

17.12.19

Clima di paura

La professoressa Rosa Maria Dell'Aria, protagonista suo malgrado di un caso di repressione della libertà di espressione e di insegnamento che suscitò molto scalpore, intervistata da Radio Radicale parla di un clima di paura che incombe sugli insegnanti e indirettamente anche sugli studenti.

La sospensione dall'insegnamento fu un provvedimento deciso quando al governo c'era la Lega di Salvini, ora c'è una forza di centro-sinistra, la stessa che a suo tempo prese le difese della professoressa accusata di non aver censurato il lavoro dei suoi studenti, eppure la sanzione non è stata revocata.

Il clima di paura non si è creato solo nella Sicilia della professoressa Dell'Aria. A Torino la maestra che gridò insulti contro la polizia è stata licenziata, s'è detto che il comportamento e le parole di un insegnante devono essere irreprensibili anche fuori dalla scuola, s'è detto che nessun torto subito potrebbe giustificare la reazione scomposta,

16.6.18

La maestra che gridava


L'abbiamo vista in TV la sera del 22 febbraio, camminava da sola al centro della strada con un cappuccio bagnato dalla pioggia e dai violenti getti d'acqua sparati contro il corteo. Urlava tutta la sua indignazione, perché la polizia non s'era limitata a ostacolare il percorso del corteo, l'aveva attaccato usando gli idranti e anche i lacrimogeni. Avrebbero potuto fermare i manifestanti, bloccando i passaggi, avrebbero potuto tentare un dialogo, invece li avevano respinti con violenza per garantire la massima tranquillità al comizio politico del leader di Casapound.

3.2.18

La maestra che scrive scuola con la q

Una maestra elementare è stata licenziata per eccesso di ignoranza. Pare che non conoscesse neanche l'ortografia delle parole più semplici e scriveva scuola con la "q". Massimo Gramellini sul Corriere della Sera si chiede come abbia fatto a resistere per anni nel suo posto da insegnante.

9.2.17

Il professore licenziato per pipì

Gli statali hanno il posto fisso, sono inamovibili e sono illicenziabili. E' un luogo comune particolarmente sciocco, ma spesso ci credono gli stessi statali e non sarà qualche raro caso di licenziamento a demolire una convinzione così pervicace e diffusa, però il caso segnalato da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera merita di essere raccontato: un professore licenziato per aver fatto la pipì, una pipì fatta di notte 11 anni prima del licenziamento.

Il prof. S.R. ha fatto tutta la lunga trafila di concorsi e supplenze fino ad avere il posto da insegnante.

21.10.15

Come valutare un professore anomalo?

E' opinione abbastanza diffusa (e molto reclamizzata) che la valutazione degli insegnanti e il potere di licenziarli sono strumenti per migliorare il sistema scolastico, ma una notizia riportata oggi da Massimo Gaggi sul Corriere della Sera mostra anche il rovescio della medaglia.

Alexander Coward, docente di matematica licenziato dall'Università di Berkeley, racconta di essere stato discriminato, emarginato, minacciato, fino a scivolare nella depressione con tentazioni suicide.
La sua vicenda iniziò col suo rifiuto di aderire a uno sciopero. In seguito ha avuto contrasti con altri docenti e poi con la dirigenza. Il prof. Coward è accusato di aver utilizzato metodi poco ortodossi di valutazione degli studenti e per questa ragione il suo incarico non è stato rinnovato. Potrebbe sembrare un ordinario caso di licenziamento per dimostrata inadeguatezza se non fosse che il professore si era già aggiudicato un premio di miglior docente di matematica dell'anno, le sue lezioni erano sempre affollate da studenti e in migliaia hanno protestato contro il mancato rinnovo del suo incarico. Gli studenti contestano gli altri docenti ritenendo che i loro metodi siano obsoleti rispetto alle modalità utilizzate dal prof. Coward.

Non è ancora nota la decisione del corpo accademico chiamato a rivedere la decisione e lo stesso Coward ammette che la diffusione della notizia lo espone al rischio che oltre al mancato rinnovo dell'incarico a Berkeley potrebbe trovarsi anche nella situazione di non trovare più lavoro presso altre università.

L'adozione di nuovi metodi pedagogici è sempre rischiosa. Valutare l'insegnamento non significa riuscire a valutare bene. Anche in Italia i casi di Alberto Manzi e don Lorenzo Milani lo dimostrano.