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18.1.23

La scuola è ormai campo di battaglia

Il caso della professoressa di Rovigo ha avuto una certa risonanza, ma non è un caso eccezionale. Gli episodi di maleducazione e di aggressioni violente sono sempre più frequenti, tra studenti e contro i docenti.  I genitori sono spesso assenti o complici dei loro figli. Le risposte delle istituzioni non vanno oltre il biasimo verbale.

Recentissimo il caso di insegnanti aggrediti a colpi di zaino fino a crollare a terra o quello del ragazzo che arriva a scuola con una vera pistola oppure con machete e tirapugni. In qualche caso il bullismo può diventare sequestro di persona con sevizie  e minaccia di morte. Quasi sempre il movente di questi comportamenti criminali è la corsa a produrre filmati che possano avere molte visualizzazioni sui social. Il successo sui social sembra essere diventato lo scopo della vita.

5.2.22

Chi ha ucciso Lorenzo?

Lorenzo Parelli era uno studente di un istituto professionale della provincia di Udine. La scuola lo ha mandato a svolgere le ore di PTCO in una fabbrica. Il 21 gennaio, durante un lavoro di carpenteria metallica, il ragazzo è stato colpito da una putrella di ferro ed è morto. Lorenzo è l'ennesimo caduto sul lavoro? Uno dei tanti che si aggiunge ai 1.404 dello scorso anno?
No, non direi perché lui non era un dipendente, non riceveva alcun compenso. Lorenzo è morto in orario scolastico, mentre svolgeva un'attività  che ai sensi della legge 107/2015 (la famigerata "buona scuola" di Renzi) è diventata obbligo. Sono ore di lavoro obbligatorie in ogni scuola, anche nei licei.
All'inizio si chiamava alternanza scuola-lavoro, ma ora nelle scuole italiane non si usa più la lingua italiana e l'alternanza si chiama PTCO, ennesimo acronimo che si aggiunge alla babele di POF, PTOF, RAV, FIS, PDP, DS, DSGA, RSU, ATA, PON, POR, RSPP, RLS, IRC, LIM, CLIL, FS, UDA, BES, DSA, GLHO, PDF, ecc. ecc. 

18.6.18

Piccoli orchi crescono

A Vasto, nel nostro Abruzzo, è successo che una ragazzina di 14 anni sia stata ricattata da un gruppo di ragazzi che ha abusato di lei per due anni. Tutto è cominciato da quello che doveva essere un semplice flirt con un coetaneo. Pensava di aver trovato un fidanzatino invece era finita tra le braccia di un piccolo orco che prima ha filmato di nascosto i loro momenti intimi, poi ha usato il video per ricattarla. Il tradimento del ragazzo con cui stava costruendo una relazione è assolutamente peggiore del tradimento sentimentale. La ragazzina non è stata lasciata per un'altra, è stata ridotta a oggetto, soggiogata col ricatto, costretta a subire abusi contro la sua volontà e poi perfino ceduta per il sollazzo degli amici.

3.5.18

La guerra dei proff

Ormai si va a scuola con l'elmetto e la baionetta. E' una guerra. Il bollettino dei feriti è già lungo, le infermerie sono piene. Il ministero ha cominciato ad assegnare le medaglie ai più valorosi reduci di combattimento scolastico:

Aprile 2016  a Catania: violento pestaggio ai danni di un docente di matematica dell'Ist. Carducci.
Novembre 2016 a Palermo: docente di matematica preso a calci e pugni;
Novembre 2016 a Siracusa: insegnante di musica colpito in aula da un genitore;
Febbraio 2017 a Bari: blitz e violenze contro il vice-preside all'istituto Panetti;
Marzo 2017 a Roma: docente universitario picchiato da un gruppo di studenti che aveva bocciato;
Settembre 2017 a Bari: docente di sostegno aggredito e minacciato di morte;
Ottobre 2017 a Cagliari: insegnante picchiata dopo un rimprovero allo studente;
Ottobre 2017 a Putignano (Bari) : maestra aggredita da un alunno;
Ottobre 2017 a Bari: una mamma va a scuola a picchiare la maestra;
Novembre 2017 a Poggiomarino (Na): professore preso a pugni;
Gennaio 2018 a Avola (Siracusa): professore di educazione fisica aggredito da due genitori;
Gennaio 2018, sempre ad Avola: Preside aggredito da un padre dopo che il figlio aveva fatto danni;
Febbraio 2018 a Santa Maria a Vico (Caserta): docente ferita al volto da uno studente armato;
Febbraio 2018 a Monserrato (Cagliari): pugni all'insegnante;
Febbraio 2018 ad Aversa: maestra aggredita a scuola, le sbattono la testa contro il muro;
Febbraio 2018 a Pisa - bidella aggredita da un genitore;
Casteller di Paese (Treviso): insegnante aggredito e sottoposto a procedimento disciplinare;
Febbraio 2018 a Piacenza: insegnante colpita da un alunno di prima media;
Febbraio 2018 a Foggia: genitore picchia un insegnante;
Febbraio 2018 a Valle del Savio (Cesena): scaglia un pugno in faccia al professore;
Marzo 2018 a Palermo:  maestra colpita al volto con un pugno dal padre-bidello;
Aprile 2018 a Torino - violenta aggressione di gruppo contro un insegnante;
Aprile 2018 a Palermo: aggressione fuori scuola con lesioni gravissime all'insegnante;
Aprile 2018 a Lucca:  professore bullizzato in classe da un alunno;
Aprile 2018 a Velletri: docente minacciata da un aunno: "ti faccio squagliare nell'acido";

22.9.16

Il razzismo made in USA

Una serie di omicidi commessi da agenti di polizia ai danni di cittadini afroamericani sta suscitando forti proteste in diverse città degli USA. A Charlotte, nel North Carolina, un uomo di 43 anni è stato ucciso perché aveva in mano un libro che è stato scambiato per un arma. Nella stessa settimana c'erano già stati altri casi di omicidi razziali commessi dalla polizia: un ragazzino di 13 anni a Columbus in Ohio (aveva un’arma ad aria compressa) e un 40enne a Tulsa in Oklahoma (non aveva alzato le mani).  A Charlotte le proteste sono degenerate in tumulti ed è stato proclamato lo stato di emergenza. 

29.6.15

Qualcuno ci odia

La frase choc di Rondolino contro i docenti
Silvana La Porta - La Tecnica della scuola - Venerdì, 26 Giugno 2015

“Ma perché la polizia non riempie di botte sti insegnanti e libera il centro storico di Roma?” Così l'ex portavoce di D'Alema su Twitter fa andare su tutte le furie il mondo della scuola.

7.5.13

Poliziotti e studenti all'università di Milano

A Milano hanno avuto la bella idea di mandare le forze di polizia con caschi, elmi, giubbotti e manganelli a cacciare gli studenti dall'università. Anche questa è scuola? ma per chi è fatta l'università? e dove dovrebbero stare gli studenti? forse nelle aule ad ascoltare i professori, invece a Milano alcuni studenti stavano nello spazio della libreria che tra poco sarà trasformata in qualcos'altro. Loro, gli studenti, vorrebbero mantenerla piena di libri. 

L'università che prima caccia i libri e poi caccia anche gli studenti è ancora università? Quei poliziotti che vanno a bastonare i ragazzi e le ragazze dentro la loro università sanno cosa stanno facendo? forse dovrebbero tornare a scuola anche loro e prendere lezioni dal capitano Ray Lewis. Perché lì a Milano bastonavano studenti senza colpa, bastonavano la cultura, bastonavano l'eredità morale di Platone e di Aristotele, l'idea di trasmissione del pensiero attraverso i libri e l'accademia.

Per capire meglio i fatti consiglio di leggere l'articolo sul blog di Roberta Covelli.Una riflessione su questi fatti si impone perché non è un episodio isolato: le cariche nell'università di Milano avvengono mentre gli studenti di Napoli cercano di avvicinarsi al Ministro dell'Istruzione (anche questo è vietato) e mentre i siciliani affrontano la polizia per combattere contro il Muos

12.9.11

A scuola di violenza

IL NOSTRO MONDO E’ MINACCIATO DA UN’EDUCAZIONE FOLLE


Per realizzare una siocietà liberale Karl Popper, il più importante teorico della "società aperta",  indica le seguenti priorità:
1) Pace;
2) Limitazione dell’esplosione demografica;
3) Educazione

Se vogliamo perseguire la pace, non possiamo educare i bambini alla violenza e per evitare questo è necessario ricorrere anche a un controllo che potrebbe somigliare alla censura.


22.12.07

La banalita' del male

Una ragazzina di 16 anni (Heather) residente a Westminster, nel Colorado, è stata lasciata in casa a vigilare sulla sorellina di 7 anni mentre la madre era al lavoro. La ragazza ha invitato un coetaneo. Hanno giocato a "Mortal Kombat" sulla playstation e poi hanno ripetuto il gioco sulla sorellina. L'hanno uccisa di botte. Per gioco.

Il delitto commesso è atroce. Lo è per la familiarità, la violenza, l'assenza di motivi, l'assoluta innocenza della piccola vittima. I due adolescenti ora rischiano 48 anni di carcere. La legge americana non protegge nemmeno i loro nomi. Ma sono davvero colpevoli quei ragazzi? Hanno solo ripetuto quello che hanno visto fare. Quel gioco sulla Playstation era perfettamente lecito.

Imitare gli adulti fa parte della normale esperienza di crescita. Se non ci sono adulti veri i bambini provano a imitare quello che vedono alla Tv o sul computer.  E cosa vedono?

Gli orchi che programmano le trasmissioni televisive e che mettono in commercio i videogiochi più mostruosi ci dicono che è normale. Tutto lecito e tutto normale perché poi spetta ai genitori sorvegliare. Dove sono i genitori che dispongono dell'intera giornata da passare accanto ai loro figli mentre guardano questo o quello? Forse non esistono o sono soltanto loro, i ricchi signori della televisione. Solo loro salveranno i figli dall'idiozia totale.

L'uomo moderno agisce come una marionetta: segue le mode, si entusiasma per uno sport, odia quelli che gli vengono mostrati odiosi, spasima di desiderio per qualche oggetto proposto come feticcio. Un uomo così può uccidere anche la mamma o la sorellina per eseguire gli ordini e i desideri di questi malvagi numi che animano gli schermi e che nessuno può trascinare davanti al giudice.

Anche nel caso tutto italiano dei fidanzatini di Novi Ligure, nessuno ha osato evocare il film che proprio in quel periodo girava nelle sale cinematografiche e che potrebbe aver ispirato il loro terribile gesto: American Beauty. E' solo un film, appartiene all'Olimpo della celluloide, gode della divina immunità.

31.3.07

Le varie forme della violenza

Il mafioso, il fascista, lo sbirro e il bullo sembrano appartenere a situazioni sociali molto diverse, ma c'è una matrice comune in tutte le forme di violenza e di prevaricazione.

Bullismo
Il bullo è il bambino o ragazzo che si prende gioco degli altri, che si diverte a torturare psicologicamente e spesso fisicamente, ad atterrire, a violentare. Il bullo fa tutto per apparire cattivo, convinto che la malvagità gli dà potere sugli altri. E questo potere è evidente perchè nei gruppi giovanili tutte le forme di trasgressione suscitano l'attenzione, la curiosità e anche l'ammirazione.

28.3.07

Dal bullismo al razzismo

Prima di affrontare il discorso sul bullismo, sullo squadrismo, sul militarismo è importante conoscere alcuni elementi della psicologia umana.


La simpatia
Davanti a episodi di violenza ci identifichiamo con la vittima. Una parte del nostro cervello ci fa immaginare la sofferenza dell'altro come se fosse nostra e fa scattare una reazione di difesa.  Si tratta di un meccanismo psicologico naturale che possiamo chiamare "simpatia".

La simpatia per la vittima non ha ragioni logiche: non sempre la vittima è innocente, ed è probabile che in altro contesto quella persona non avrebbe ispirato simpatia, eppure la simpatia istintiva per la vittima è la base della convivenza umana perché tiene a freno la violenza che potrebbe devastare la comunità.

La simpatia per la vittima non è un prodotto dell'educazione, è un meccanismo naturale che dipende dai neuroni-specchio e svolge una funzione fondamentale per la conservazione della specie. Infatti le reazioni di simpatia pongono un argine a qualunque violenza. E' come se il gruppo avesse un istinto di sopravvivenza simile a quello dell'individuo.

L'apatia
Per la sopravvivenza di ogni gruppo sociale è quindi necessario che operi una relazione di simpatia a favore delle vittime. Se questo manca l'individuo diventa capace di assistere con perfetta indifferenza alla violenza subita dagli altri. Questa è apatia. Gli apatici non riescono a costruire legami sociali. Una società sana può tollerare la presenza di individui apatici, ma nessuna società potrebbe essere costituita se gli individui fossero tutti apatici.

L'inversione del sentimento
Talvolta può accadere che il legame di simpatia si inverte e invece di rivolgersi in favore della vittima opera in soccorso del più forte. Questa perversione del sentimento ha conseguenze gravissime perché non genera isolamento e disgregazione sociale come l'apatia, ma porta ad una diffusione incontrollabile della violenza all'interno del gruppo.

Il violento trova appoggio e sostegno. Si realizza un rovesciamento dei ruoli che è innaturale. La società viene pervasa da atteggiamenti malvagi, improntati al sadismo. Mors tua vita mea. Nessuno può lasciarsi muovere a pietà per le vittime perché verrebbe associato alle vittime e rifiutato.

Le giustificazioni della violenza
Chi prova pietà deve mettere a tacere questo sentimento e può farlo attraverso un procedimento giustificativo della violenza: "la vittima non è una vera vittima, è un colpevole soggetto ad una giusta punizione; l'aguzzino non è un aguzzino perché la sua violenza è giusta reazione ad un torto subìto". Così si giustifica qualunque violenza, anche la più mostruosa. L'origine di questo contorto e perverso ragionamento sta nella paura. Il naturale sentimento di simpatia nei confronti della vittima viene rifiutato da chi non riesce a sopportare nemmeno l'idea di poter essere egli stesso vittima di una violenza.

La vigliaccheria
Per agire in difesa della vittima ci vuole coraggio. Quando il coraggio manca si tende a giustificare la violenza immaginando che sia un atto di giustizia. E' un pensiero molto rassicurante e ci esime dal dovere di reagire e di affrontare qualche rischio.

Quando la paura prevale sul sentimento di simpatia, la mente costruisce processi giustificativi necessari a potersi identificare con l'aguzzino e trasforma l'individuo in un vigliacco.


Bullismo
Il bullo è il bambino o ragazzo che si prende gioco degli altri. Il bullo si diverte a molestare, deridere e anche torturare psicologicamente i compagni più deboli. Il bullo fa tutto per apparire cattivo, convinto che la malvagità gli dà potere sugli altri. E questo potere è evidente perchè nei gruppi giovanili tutte le forme di trasgressione suscitano l'attenzione, la curiosità e anche l'ammirazione.

Il bullo è in realtà un insicuro, si sente incapace di guadagnarsi la stima degli altri in modo normale e quindi cerca la scorciatoia della violenza.

Genitori e insegnanti spesso considerano gli episodi di bullismo come un semplice gioco, ma il gioco se è davvero un gioco, un modo per divertirsi, non può essere crudele, la violenza non è mai divertente; la crudeltà non può mai essere un gioco. Gli educatori hanno quindi il dovere di rimarcare la netta distinzione tra gioco e violenza. Occorre evitare confusioni nella mente dei giovani.  Chi usa violenza e crudeltà non è mai uno che gioca, e non è nemmeno un furbo capace di dominare gli altri, è solo un incapace di controllare i propri sentimenti e le proprie paure.

Videogiochi e mass-media    
Alcune ricerche sul bullismo dimostrano che il fenomeno in passato era diffuso tra le classi sociali più povere mentre oggi è presente anche nelle classi agiate. Molti studi hanno cercato di capire se vi è stata un'influenza negativa dei mass-media. Se la violenza contenuta in molti film che riempiono i palinsesti televisivi può aver generato fenomeni di imitazione. Oppure se i videogiochi nei quali il divertimento si associa alla morte di alcuni personaggi possa aver contribuito a trasformare l'istintivo rifiuto della violenza in un bisogno di esercitare violenza.

Squadrismo e razzismo    
C'è un legame molto stretto tra l'insicurezza, la paura degli altri e il bisogno di affermarsi prevaricando. Il bullo aggredisce per non essere aggredito. Ma quando la paura è forte non si riesce a prevaricare con le proprie forze, allora diventa necessario unirsi agli altri, fare branco.
Il branco è unito dalla comune insicurezza dei suoi membri. Dal bisogno di fare branco nasce lo squadrismo che è un bullismo di gruppo. Nel branco ciascuno può sentirsi protetto e può nascondere le proprie insicurezze e frustrazioni.
Se non sei capace di atteggiarti a bullo, se non hai coraggio di esibirti da solo, se hai paura di affrontare l'altro allora puoi rifugiarti nel branco e sentirti artefice delle esibizioni e delle violenze commesse dal gruppo.
Protetti dalla forza e dall'anominato del gruppo si ha la sensazione di avere il coraggio e l'aggressività che in realtà ci manca. Non è un caso che il branco colpisce e si accanisce sui soggetti più deboli: barboni, soggetti emarginati, stranieri, donne.

Il senso di appartenenza al branco è tipico dei gruppi fascisti, dei nazi-skin, delle tifoserie ultrà dove ognuno rinuncia alla propria individualità per identificarsi completamente col gruppo attraverso i suoi simboli di riferimento che in genere sono i simboli stessi della violenza e del male.

Questi gruppi eleborano finte ideologie che servono a colpevolizzare le loro vittime: si attribuiscono presunte colpe agli stranieri, ai barboni, ai negri, agli ebrei, ai comunisti, alle donne, ecc; Si tende a trasformare il tifoso della squadra avversaria in un vero nemico da abbattere. Il branco fa regredire a livello animalesco anche se la bestialità viene sempre attribuita all'avversasrio di cui si vuole annullare la dignità. L'incapacità di confrontarsi con una donna viene negata rinnegando la personalità di lei, basta etichettarla come femmina maiala per farne una preda da violentare; così il povero che avrebbe bisogno d'aiuto diventa il lurido straccione e si trasforma in un fastidio da eliminare, il barbone da brutalizzare, ecc.
Qualunque pretesto, qualunque teoria è buona perché in realtà la vittima viene scelta solo in quanto debole e lo scopo della finta ideologia è solo quello di annullare il naturale sentimento di simpatia per il debole.
Anche lo squadrismo è un fenomeno tipico di ceti emarginati e disagiati, ma nei ceti medi esiste qualcosa di analogo che si manifesta nelle forme più dissimulate del mobbing.

Militarismo
L'educazione di tipo militare agevola questi fenomeni. L'apparato militare ha lo scopo di difendere la nazione e di dare sicurezza ai cittadini, tuttavia è necessario che i soldati siano capaci di combattere e di usare violenza. La simpatia per la vittima potrebbe paralizzare l'azione del soldato, perciò nei corpi militari il soldato viene addestrato a eliminare i propri naturali sentimenti. Quel meccanismo psicologico su cui si basa la convivenza umana viene respinto come se fosse una tenerezza femminile, una debolezza indegna del soldato. Ma non basta dire al soldato che deve avere l'animo duro, che deve odiare il nemico, perché questo automaticamente avvenga, perciò si usano anche altri metodi. I soldati vengono sottoposti a una dura disciplina che comprende soprusi e violenze gratuite. Questo serve per generare una forte paura. La paura degli anziani e dei superiori diventa terrore panico dei fantomatici 'nemici' e impone al povero soldato la necessità di riscattarsi attraverso una apparente durezza di cuore, la capacità di usare violenza e l'identificazione col corpo militare cui appartiene che sarà sempre modello di forza e di giustizia.

Le ideologie violente
Il militarismo è un sistema di creazione e di gestione del branco. La disciplina militare tende ad annullare la personalità. Si esige la totale identificazione con la volontà di un capo. L'obbedienza al capo deve permanere anche in situazioni di violenza e di ingiustia, per questo è importante annullare la simpatia per le vittime. I soldati allo stesso modo dei nazi-fascisti devono imparare ad accettare l'ingiustizia. Per farlo dovranno sempre colpevolizzare la vittima. Il perdente è sempre colui che merita di perdere. "Se è stato condannato è vuol dire che ha fatto qualcosa di male".  Così il sopruso e la condanna si giustificano da sè, senz'altro motivo. Dietro questa argomentazione illogica c'è il timore di scoprire un'ingiustia, di vedere una violenza e di provare l'istintivo impulso a reagire. Ma reagire contro l'autorità che ha emesso la condanna richiede troppo coraggio. E' più facile giustificare.
La stessa vigliaccheria caratterizza gli amici del bullo, i nazi-fascisti e i militari.

Nel passato di ogni bullo, di ogni squadrista e di ogni razzista c'è sempre una storia infelice: traumi subiti che l'hanno profondamente spaventato, insicurezze familiari, disagio sociale, tutte cose che rendono difficile sia il rapporto con gli altri, sia lo sviluppo di una personalità equilibrata.

Purtroppo il bullismo, l'aggressività, la prepotenza, l'insulto, il disprezzo, non costituiscono rimedi al problema, non contribuiscono ad un reinserimento sociale, ma aumentano la difficoltà di relazione con gli altri e quindi aumentano le insicurezze di fondo. Così si genera una spirale che spinge il bullo innocente verso la devianza sociale e la delinquenza.

I giovani spesso credono che il bullismo e l'affermazione prepotente e violenta sia la strada diretta per ottenere un riconoscimento e una futura affermazione, ma questo è dovuto solo al fatto che all'interno dei gruppi di bambini o di adolescenti c'è una situazione di generale incertezza dei ruoli per cui il bullo riesce facilmente ad attrarre l'attenzione dei compagni e anche a guadagnarsi la loro ammirazione. Questo però è un effetto destinato a scomparire man mano che i giovani cominciano ad assumere ruoli e responsabilità nel contesto sociale. Solo allora il bulletto si accorge di aver imboccato una strada che lo porta verso l'emarginazione sociale.

Nel mondo degli adulti, fuori dai circuiti criminali, l'atteggiamento aggressivo non produce vantaggio,  ma porta all'isolamento. Chi sceglie la strada della prevaricazione viene emarginato e talvolta sfruttato. Ciò rinforza la sua convinzione di essere vittima e di doversi difendere da grandi e invisibili ingiustizie. Tutte le situazioni che spengono i neuroni-specchio e affievoliscono il sentimento di simpatia conducono verso una spirale senza uscita fatta di violenza che giustifica altra violenza.
  

L'istinto di difesa

Il prof. Bagolini la chiamava "simpatia", quel meccanismo psicologico di immedesimazione per il quale, di fronte ad un episodio di violenza, siamo portati a identificarci con la vittima. Immaginiamo la sua sofferenza come se fosse nostra e scatta in noi una reazione di difesa. Questa simpatia per la vittima non ha ragioni logiche: non sempre la vittima è innocente, ed è probabile che in altro contesto non avrebbe ispirato simpatia, eppure la simpatia istintiva per la vittima è la base della convivenza umana perché tiene a freno la violenza che potrebbe devastare l'intera comunità.

La simpatia per la vittima pone un'argine a qualunque violenza, quindi agisce all'interno del gruppo come una garanzia di conservazione. Svolge collettivamente la stessa funzione dell'istinto di sopravvivenza.