Visualizzazione post con etichetta retribuzioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta retribuzioni. Mostra tutti i post

28.5.22

Sciopero del 30 maggio 2022

LUNEDì 30 Maggio - Sciopero della Scuola

Nelle scuole italiane lavora un milione di persone (tra insegnanti, impiegati e collaboratori scolastici) più di ogni altro comparto lavorativo, ma lo sciopero della scuola coinvolge anche tutte le famiglie con figli in età scolare, cioè la maggioranza delle famiglie italiane. Quindi uno sciopero indetto nelle scuole da tutte le maggiori sigle sindacali dovrebbe essere una notizia di gran rilievo, invece la stampa ha creato uno strano silenzio. 


Pochi insegnanti scioperano. Sono avviliti, spesso disinformati (non ci sono più assemblee spontanee), poco sindacalizzati (chi prende una tessera sindacale lo fa solo per poter fruire di servizi gratuiti dai patronati) ma soprattutto sanno che scioperare è inutile. Nessuno mai li ascolterà. Eppure sulla scuola si sta giocando una partita importante per il futuro del nostro paese. 

Il PNRR di Mario Draghi ridurrà nei prossimi anni gli investimenti sulla scuola. Si passa dal 4% del PIL al 3,5, mentre altri paesi europei investono circa l'8%. 

Il Ministro Bianchi procede con Decreto Legge per la riforma del reclutamento e della formazione degli insegnanti. Decide da solo, senza consultare nessuno o forse consultandosi solo con le solite lobby.
Sono questioni di enorme importanza, non sono difficoltà temporanee da risolvere con decreto d'urgenza. Dovrebbe essere il Parlamento a discuterne. Dev'essere una legge che stabilisce i ccriteri di reclutamento per diventare insegnanti e poi stabilire anche quale tipo di aggiornamento dev'essere richiesto agli insegnanti. 

NB - aggiornamento: gli insegnanti si devono aggiornare, come tutti gli altri professionisti. Non si devono formare! Parlare di "formazione" è sbagliato perché induce a pensare che sono state mandate in cattedra persone non formate e quindi non idonee. Badate: non è un errore banale. Dietro questo apparente errore terminologico si nasconde l'intenzione di abolire la libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione. E' una strategia che nasconde l'intenzione, ormai già in atto, di creare un corpo docente telecomandato attraverso continui corsi di formazione imposti dall'alto. 

Basta riascoltare le parole di Calamandrei per capire che con la libertà di insegnamento è in gioco la sopravvivenza della democrazia. Il problema è importantissimo. Per tutti! 

22.1.20

Retribuire o premiare: facciamo un po' di chiarezza


Una recente affermazione della senatrice Granato ha suscitato l’immediata reazione di alcuni esponenti del maggior sindacato dei Dirigenti Scolastici. Il tono quasi indispettito delle reazioni fa sospettare che la senatrice avesse detto qualcosa di inusitato. La senatrice aveva affermato che il lavoro non si premia ma si retribuisce. Sembra una osservazione quasi ovvia, ma allora perché un’ovvietà non trova consenso? La senatrice ha toccato qualche nervo scoperto o ci sono obiezioni ben fondate di cui non siamo informati?

In un articolo di TdS vengono citati ampi passaggi di una lettera aperta con cui un DS, nel chiaro intento di confutare il principio richiamato dalla senatrice Granato, si spinge a fare un raffronto con lo “stipendio” dei parlamentari e si chiede se nella sua quantificazione non si possa riconoscere anche una finalità premiale. Tale raffronto rischia di produrre gravi confusioni. Sarà pur vero che la parola “stipendio” viene comunemente utilizzata nell’ampia accezione di paga o di compenso, ed è anche vero che la storica trascuratezza nei confronti della educazione civica e costituzionale non induce ad utilizzare un linguaggio preciso nel questioni di carattere giuridico ed economico, tuttavia da un D.S. ci si aspetterebbe una maggiore attenzione alle parole. Le parole sono importanti. Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

[continua a leggere su Tecnica della Scuola]

18.12.18

Prosegue la gerarchizzazione e cresce il divario

La scuola della repubblica democratica è una comunità educante. L'antico modello autoritario sembrava definitivamente abbandonato. L'insegnamento non passa più attraverso la bocciatura e l'umiliazione, le bacchettate sulle mani e i ceci sotto le ginocchia.

Oggi nelle scuole si parla di accoglienza, inclusività, tutoraggio, cooperative learning. Il modello verticale autoritaristico è stato giustamente sostituito da modelli orizzontali e collaborativi, ma qualcosa ora sta nuovamente cambiando e in un mondo ormai dominato dalla finanza il cambiamento non comincia dai banchi degli scolari, ma dal portafoglio dei docenti e dei dirigenti.
“L’aumento di 815 euro lordi mensili che arriverà nelle buste paga dei dirigenti scolastici grazie al nuovo contratto, a fronte dei circa 90 attribuiti ai docenti, ha provocato indignazione tra gli insegnanti. Non solo la differenza degli aumenti è assolutamente sproporzionata, perché parliamo di oltre nove volte il misero incremento stipendiale dei docenti, ma tutti sanno benissimo che gran parte delle funzioni organizzative e gestionali vengono delegate nella vita quotidiana delle scuole agli stessi insegnanti in cambio di compensi irrisori”.
Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda,  ha commentato l’incremento retributivo recentemente accordato ai dirigenti scolastici.

24.9.18

Il delirio reazionario degli ex-comunisti

Enrico Morando più volte senatore per PDS, DS e PD, viceministro all’economia nel Governo Renzi e poi nel Governo Gentiloni, sul Sole 24 Ore parla del futuro del suo partito, dunque anche degli errori commessi fra cui c'è sicuramente la cosiddetta “buona scuola”.
Secondo Morando il problema non è l’aver messo in campo la riforma, ma il non essere stati abbastanza radicali:
 «Autonomia degli istituti scolastici, valutazione di tutto e di tutti, alternanza scuola-lavoro – i capisaldi della Buona scuola – non si sono accompagnati alla piena ed effettiva responsabilizzazione dei dirigenti, all’introduzione di una vera e propria carriera degli insegnanti, alla forte differenziazione dei loro salari in rapporto ai risultati raggiunti, alla esplicita introduzione di dispari opportunità positive a favore degli Istituti e degli alunni delle realtà sociali più difficili».
I tre capisaldi richiamati da Morando sono anche i capisaldi teorici della destra:

19.7.18

Informazione ingannevole

Ancora Truenumbers, con la loro pretesa di essere "Data Journalism" o addirittura "Future Journalism". Ieri hanno pubblicato un post dedicato agli stipendi degli insegnanti. Ci dicono che in Italia chi insegna guadagna meno di qualunque altra categoria di laureati. Bella scoperta, chi l'avrebbe mai detto!

Loro però lo dicono coi numeri, i veri numeri, quelli che non si possono contestare. Probabilmente molti insegnanti saranno portati a far circolare il post nei loro social-media nella speranza di richiamare un po' d'attenzione e promuovere qualche miglioramento retributivo, o forse no, forse gli insegnanti italiani sono ormai troppo avviliti e non leggono più riviste qualificate o blog appena impegnativi, forse preferiscono condividere foto di pizze e di gattini.
.

.
Eccolo il grafico con tutti i numeri a confronto. Si vede che l'Italia è ben sotto la media. Peggio di noi soltanto i Ceki e gli Slovacchi. Ma c'è un trucco che potrebbe farci rimpiangere le pizze e i gattini.

31.1.18

Reintrodurre la schiavitu'

Parole chiare, indubbiamente. Il quotidiano della Confindustria non poteva esprimersi con maggior chiarezza, le ha scritte Enrico Verga in un articolo pubblicato il 26 gennaio.  Visto che ci trattano già come schiavi e nessuna legge riesce più a tutelare i diritti dei lavoratori perché non cominciare a legalizzare la schiavitù come nuova forma di contratto?

Il Sole24Ore si domanda "se non sarebbe opportuno rivalutare la schiavitù (nella sua interezza, non parlo solo di frustate) e considerare l’opportunità economica di reintrodurre tale soluzione contrattuale nell’economia moderna".
Se assumiamo che gli aspetti negativi dello schiavismo (sfruttamento, incertezza per quanto riguarda il proprio futuro, mancanza di libertà) sono già di fatto presenti in una larga parte della classe lavoratrice, mi domando se non sarebbe un vantaggio per la comunità e lo stato se le grandi aziende non si facessero carico di un contratto di schiavismo.
Sullo stesso tema c'è anche un video.

Sembra uno scherzo, forse è solo una provocazione, allora posso farne una anch'io? Non sarà che l'alternanza scuola-lavoro, tanta cara alla nostra Confindustria, sia un addestramento al lavoro gratuito programmato proprio in vista di questa nuova prospettiva?

19.3.16

Studiare è un merito o una colpa?

L'università è il massimo livello di istruzione e di conoscenza. I migliori laureati sono quelli che diventando ricercatori vanno a comporre l'avanguardia dello sviluppo tecnologico, economico e culturale. Una società meritocratica dovrebbe collocarli anche al massimo livello delle retribuzioni, invece loro, i ricarcatori, ci raccontano una diversa realtà. Riescono a farlo con due divertenti video.


1.10.14

Una carriera per gli insegnanti?

Il documento del governo Renzi sulla "Buona scuola" contiene un invito ai docenti ad “uscire dal grigiore dei trattamenti indifferenziati” e a "non accontentarsi delle prospettive di carriere fondate sul mero dato dell’anzianità" (p. 48).  La possibilità di carriera viene proposta come novità per svegliare la scuola e far uscire i docenti dall'apatia.  Ma cos'è la carriera?

16.12.13

Miseria ladra


La scuola italiana ha sfornato per decenni giovani diplomati e laureati che spesso si sono affermati ai massimi livelli. Giovani italiani sono diventati ricercatori e docenti nelle grandi università straniere. Questi risultati sono stati raggiunti nonostante le paghe misere degli insegnanti italiani e le strutture scolastiche malandate. Ora le cose stanno cambiando. La scuola italiana sta degradando.

I tempi nuovi richiedono mezzi nuovi (che non ci sono) e nuove forme di gestione che le scuole non riescono a darsi. L'autonomia scolastica non ha senso se l'insegnamento viene irrigidito dentro percorsi burocratici accompagnati da programmazioni, registrazioni, motivazioni e monitoraggi a cui devono provvedere gli stessi insegnanti. Il tempo e l'attenzione nei confronti dei ragazzi diminuisce, i linguaggi si allontanano, la concorrenza tra le scuole assorbe energie per creare apparenze propagandistiche, l'incertezza del lavoro (che non riguarda solo gli insegnanti con contratto precario) genera frustrazioni e rivalità che peggiorano le già gravi condizioni di lavoro. Eppure lo sanno tutti che per uscire dalla crisi (economica, ma anche sociale, culturale e morale) si deve ripartire dalla scuola. Invece siamo arrivati a leggere notizie davvero incredibili: supplenti non pagati (ma la paga non era un diritto di tutti i lavoratori? è lecito trasformare lo stipendio in una sorta di roulette russa?); bidelli con lo stipendio ridotto del 75%, ferie negate e non pagate; corsi di aggiornamento a carico degli stessi insegnanti con preventiva sottoscrizione della cessione gratuita delle opere eventualmente realizzate durante il corso. Tutto questo si aggiunge a quel che già si conosce: edifici privi di sicurezza; mobilità eccessiva di docenti e studenti; demotivazione; continue incursioni politiche volte a trasferire i pochi fondi pubblici rimasti a favore di scuole private; studenti agli ultimi posti nelle graduatorie internazionali basate sui rilevamenti PISA. Senza considerare poi i gironi infernali della maleducazione indotta tra i giovani dagli abusi di videogiochi, tv spazzatura e overdose di cellulari.

22.10.12

Le ore di insegnamento

Quante ore di lavoro-insegnamento deve svolgere un insegnante?
La questione è tornata d'attualità in seguito a una proposta di legge che vorrebbe aumentare le ore di  insegnamento per i docenti delle scuole medie e degli istituti superiori.
L'attuale contratto della scuola pubblica prevede un orario di 18 ore settimanali di lezione al quale si aggiungono i vari impegni funzionali all'insegnamento (consigli, scrutini, programmazioni, ricevimenti, aggiornamenti, preparazione delle lezioni, ecc.). Alcuni impegni sono determinati annualmente, altri sfuggono a qualsiasi controllo o misurazione. Eventuali ore di insegnamento aggiuntive finora sono considerate (e retribuite) come lavoro straordinario. Gli impegni obbligatori  non svolti in classe non sono retribuiti perché fanno parte intergrante della funzione docente.