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15.10.18

Iperconnessi

Il programma PresaDiretta di Rai3 ha svolto un'inchiesta sugli effetti psicologici e sociali dell'uso (e dell'abuso) dei social-media.
Le conseguenze della connessione permanente assicurata dagli smartphone possono essere anche fatali,com'è accaduto nelcaso di incidenti causati dall'uso di cuffiette e dal camminare con lo sguardo incollato allo schermo: sono già molti i ragazzi investiti da treni, bus o tram. Ma non c'è solo un rischio per l'incolumità fisica. Le interviste agli studiosi aprono scenari inquietanti sulla capacità degli smartphone di modificare il funzionamento del cervello.

La capacità degli smartphone di attirare l'attenzione sta modificando le relazioni sociali, ma anche la postura, anche la capacità di leggere e di scrivere.


26.6.18

Ma non solo cultura civica

Nel mio post di ieri ho riproposto un appello (un vecchio appello di oltre dieci anni fa) per l'introduzione della cultura civica nelle scuole, oggi vi ripropongo un articolo del Corriere (un vecchio articolo di tre anni) in cui Ernesto Galli della Loggia disegna un quadro della scuola mostrandoci che non tutto si risolve con qualche ora di educazione civica o di legalità, non tutto si risolve con la magia dell'autonomia scolastica o dell'imprenditorialità, non tutto si risolve affidandosi ai tablet e alle LIM

19.6.18

Facebook, no grazie

"No, su facebook non mi trovate, non ci sono". Una dichiarazione che sembrava strana, ma ormai non stupisce più gli studenti che stanno transitando dalle bacheche azzurre alla visualità di Instagram o alla rapidità di Whatsapp, passando così da una stanza all'altra dentro lo stesso castello virtuale di Zuckerberg.
Il mio rifiuto di iscrivermi ai social-media desta più stupore tra i colleghi le cui occhiate tradiscono pensieri inespressi, si chiedono con un po' di fastidio o di commiserazione se il mio sia un atteggiamento snobbistico o una vana e fanatica difesa della privacy.

In realtà la domanda ormai si potrebbe rovesciare. Dopo l'ultimo scandalo della Cambridge Analytica anche l'avveniristica industria di Elon Musk ha cancellato il suo account di Facebook, perfino Playboy è fuggita, così invece di chiedere a me le ragioni del mio rifiuto potrei essere io a chiedervi perchè non vi cancellate anche voi, adesso, come chiedono Jaron Lanier , il pioniere della realtà virtuale e Brian Acton, il cofondatore di Facebook, oppure Tim Cook, amministratore delegato della Apple e Chamath Palihapitiya, ex vicepresidente Facebook.

E' soprattutto Lanier a spiegarci i motivi che dovrebbero indurci a cancellare tutti gli account dei social-media. Il genio della realtà virtuale ritiene che i social-media rappresentano una seria minaccia al modo di essere dell'umanità. Non è l'unico a pensarla così, basta ascoltare quello che dice Palihapitiya ("stiamo distruggendo il tessuto sociale... se tu nutri la bestia, la bestia ti distruggerà") o quello che propone Tim Berners-Lee per salvare internet. Credo che questa questione riguardi direttamente anche le scuole, non può non essere un tema centrale dell'insegnamento. E'una mutazione antopologica globale. Come si può pretendere di fare educazione ignorando i grandi cambiamenti del mondo iperconnesso?

5.6.18

Le 10 proposte di Galli della Loggia

Non mi capita spesso di trovarmi d'accordo con quello che scrive Ernesto Galli della Loggia, noto editorialista del Corriere della Sera, benché più volte mi sono trovato a citare i suoi articoli, ma stavolta devo dire che le sue 10 proposte al nuovo governo mi sembrano ispirate da un sano buon senso. Ovviamente non rappresentano un metodo per risolvere i gravi problemi della scuola e lo stesso autore ne è ben consapevole visto che in altre occasioni ha evidenziato i malesseri profondi: la deriva burocratica, l'ossessione del controllo (da soviet casareccio), la repulsione per il valore individuale del docente (che invece è l'elemento che più di ogni altro fa la qualità della scuola). Le sue 10 proposte sono sono piccoli segnali che il mondo della scuola farebbe bene a non respingere.

24.4.18

Gli smartphone e la lezione impossibile

Vi racconto la mia piccola esperienza di una lezione impossibile. Poi vi dirò anche perché era impossibile, ma andiamo per ordine.
Non era la prima volta che entravo nella 2^E per un'ora di supplenza. In altri casi mi ero limitato a fare vigilanza, lasciando ai ragazzi la libertà di chiacchierare o leggere. C'erano alcuni che avevano un libro aperto sul banco, altri che fissavano lo schermo dello smartphone.


5.11.12

Digitare o sferruzzare

Nei miei ricordi di bambino c'è l'abitudine che avevano le donne di paese di sedersi davanti alla porta delle case. Alcune erano anziane e passavano ore a testa bassa a sferruzzare: sciarpe, maglioni, calze, centrini, orli. Di tanto in tanto scambiavano tra loro qualche parola senza guardarsi.

- Nonna, che fai?
- Faccio la calza, non lo vedi?
- Ma già la settimana scorsa avevi fatto un paio di calze!
- Sì, ma queste sono per il nonno - risponde lei muovendo velocemente le dita.