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25.2.23

Un ministro anti-antifascista

Il pestaggio degli studenti davanti ad un liceo fiorentino è l'ennesimo allarme. Violenza che cresce, stavolta con un marchio politico. Il Ministro dell'Istruzione e del Merito tace, evita ogni giudizio. Nessuna norma lo obbliga ad esprimersi. In rappresentanza delle istituzioni c'è stata solo una Preside che ha scritto una lettera ai suoi studenti in cui esprime biasimo per la violenza e un richiamo a non restare indifferenti.
Al Ministro non piace quella lettera e minaccia la Dirigente di possibili ritorsioni disciplinari.

In che mondo stiamo entrando?

Qui non c'è solo indifferenza nei confronti della violenza. La minaccia alla Preside è un segnale inquietante. Avrebbe dovuto elogiarla per quella lettera che contiene una esortazione educativa. 

Le parole del ministro Valditara negano il principio democratico di libertà di parola e di insegnamento. L'autoritarismo esercitato per intimidire chi vorrebbe vedere rispettati i valori della Costituzione è un segnale orribile. Lui dice che non esiste il pericolo di un nuovo fascismo, ma lo dice usando una minaccia di sapore fascista. Dovrebbe fare il contrario per mostrarci che quel pericolo non c'è.

*     *     *

Voglio riportare qui di seguito alcuni articoli su questa vicenda alla quale la scuola dovrebbe rispondere almeno con una giornata di sciopero.

24.12.22

La demolizione controllata della scuola

Le parole di Elisabetta Frezza nel video che ho ritagliato da un intervento dello scorso anno al convegno di A/Simmetrie, rappresentano un'ottima sintesi di quel gigantesco fenomeno in cui siamo immersi da anni e che lei giustamente definisce come "demolizione controllata". 

Un'altra interessante riflessione di Elisabetta Frezza sulla scuola e sulla nuova Educazione Civica:

https://www.youtube.com/watch?v=HFfUBrsnX5o

 Osservazioni critiche sulla direzione sbagliata verso cui la scuola italiana è stata indirizzata dalle riforme degli ultimi 25 anni si ritrovano anche nelle parole del prof. Tomaso Montanari.

18.12.22

Il rispetto dell'autorita'

 

Il prof. Lucio Russo è l'autore di "SEGMENTI E BASTONCINI", un libro che nel lontano 1998 ci mostrava con estrema precisione la direzione sbagliata che stava imboccando l'istruzione italiana. Erano gli anni delle riforme proposte da Luigi Berlinguer e molti allora non riuscivano a comprenderne la portata soprattutto perché allora sembrava impossibile che un governo di sinistra avesse scelto di farsi guidare dall'ideologia neoliberista, cioè la stessa che aveva ispirato il riflusso economico e culturale del thatcherismo e del reaganismo e ancor prima aveva guidato il golpe cileno del 1973 e i feroci regimi neofascisti del sudamerica.  

Il progetto che si celava dietro le riforme di Berlinguer (autonomia scolastica, valutazioni in crediti e debiti, scuole guidate da un dirigente, finanziamenti agli istituti privati in violazione dell'art.33, sottomissione dei sindacati all'obbligo di firmare i contratti per non essere esclusi dai tavoli delle contrattazioni, ecc.) era stato già predisposto negli anni precedenti dalle confindustrie europee, ma nel 1998 quasi nessuno poteva conoscerlo. Il libro di Lucio Russo rappresentò un importantissimo invito alla riflessione. Purtroppo gli insegnanti italiani non seppero cogliere quell'invito e il processo di demolizione è andato avanti fino a portare la scuola italiana all'avanguardia del degrado che si sta verificando in tutti i paesi dell'occidente. 

In questa intervista Lucio Russo tocca il punto essenziale del degrado. Stiamo rinunciando alla scuola come palestra del pensiero e come esercizio alla libera ricerca della verità su cui si basava il metodo scientifico, la scuola sta diventando una palestra di addestramento al rispetto del principio di autorità.

Dalle scuole e dalle università scompare il metodo dimostrativo che è essenziale per formare i cittadini di una società democratica. 

5.2.22

Chi ha ucciso Lorenzo?

Lorenzo Parelli era uno studente di un istituto professionale della provincia di Udine. La scuola lo ha mandato a svolgere le ore di PTCO in una fabbrica. Il 21 gennaio, durante un lavoro di carpenteria metallica, il ragazzo è stato colpito da una putrella di ferro ed è morto. Lorenzo è l'ennesimo caduto sul lavoro? Uno dei tanti che si aggiunge ai 1.404 dello scorso anno?
No, non direi perché lui non era un dipendente, non riceveva alcun compenso. Lorenzo è morto in orario scolastico, mentre svolgeva un'attività  che ai sensi della legge 107/2015 (la famigerata "buona scuola" di Renzi) è diventata obbligo. Sono ore di lavoro obbligatorie in ogni scuola, anche nei licei.
All'inizio si chiamava alternanza scuola-lavoro, ma ora nelle scuole italiane non si usa più la lingua italiana e l'alternanza si chiama PTCO, ennesimo acronimo che si aggiunge alla babele di POF, PTOF, RAV, FIS, PDP, DS, DSGA, RSU, ATA, PON, POR, RSPP, RLS, IRC, LIM, CLIL, FS, UDA, BES, DSA, GLHO, PDF, ecc. ecc. 

3.3.21

L'educazione asservita

Scopro solo adesso questa interessante conferenza di Massimo Cacciari dedicata alla educazione. 

Educazione all'utile o alla virtù? (Aristotele

Cos'è l'educazione, si chiede Cacciari, una maieutica oppure una trasmissione di informazioni? 

24.2.21

All'esame di maturità portiamoci da bere

Gli articoli di Valentina Petri mi consentono di sorridere di quel che accade nelle scuole. Non c'è molto da ridere, perciò dobbiamo elogiare la sua penna carica di ironia. 

Oggi ho trovato un suo titolo che mi sembrava inopportuno: Maturità 2021, agli alunni che mi chiederanno cosa portare risponderò: ‘Da bere’

Perché vogliamo ancora sminuirci, Valentina? Perché far credere che l'esame di Stato è una sciocchezza? Poi ho letto l'articolo e anche stavolta vi ho ritrovato la consueta intelligenza e la capacità di denunciare l'ipocrisia demagogica che ci sommerge.  Ecco il nuovo ministro che annuncia la novità, precisa uguale uguale all'anno scorso: “l’esame sarà un solo orale in presenza”.

8.2.21

Bambini appesi agli alberi e pacchi non desiderati

 Nel post di ieri avevo citato alcuni casi di insegnanti che subiscono ritorsioni a causa della loro voglia di insegnare e di farlo bene. Ora vedo che il Fatto Quotidiano descrive meglio il caso del maestro di Serravalle, Giampiero Monaca. 

Nella sua vicenda ci sono due questioni che vorrei sottolineare e sono proprio le ragioni che hanno motivato la sanzione disciplinare:

4.1.21

L'obbligo di difendersi dalla distruzione

Alessandro Barbero è un insigne storico, un eccellente docente di storia. Nessuno riesce a rendere viva e interessante la storia al par suo. Il suo talento narrativo gli ha fatto guadagnare il premio Strega per la letteratura. Sono doti che trovano fondamento sul suo elevato spessore culturale e sulla sua piena indipendenza di giudizio. Qui vi propongo un'intervista in cui Barbero descrive l'attuale situazione degli insegnanti italiani e della scuola. Una sintesi perfetta.

Gli insegnanti oggi sono una vera e propria categoria “sotto attacco”, da cosa crede che dipenda questo radicale cambiamento nei confronti di una classe che fino a dieci anni fa, era stimata e rispettata?

Intanto, io direi non dieci, ma venti o venticinque anni fa: l’aggressione è cominciata allora. Le cause sono: a livello immediato, la svolta a destra della politica italiana. Questo ha comportato l’antipatia evidente di molti governi nei confronti di un mondo, quello degli insegnanti, tradizionalmente considerato di sinistra.
Ma più in profondità, e in modo più insidioso, la svolta a destra dell’intero mondo occidentale, l’ideologia unica del profitto, l’esaltazione dell’imprenditoria come sale della terra. Ne risulta una classe dirigente che non capisce letteralmente più a che cosa servano la cultura, l’insegnamento, lo spirito critico.

30.11.20

La libertà di insegnare e di imparare

 Difficile essere un buon insegnante, se non si è un insegnante libero.

Ho preso questa citazione da un interessante articolo di Rossella Latempa dedicato alla libertà di insegnamento. 

Stiamo perdendo la libertà di insegnamento, costretti da innovazioni e gerarchizzazioni; stiamo dimenticando che se l'arte e la scienza non sono libere non c'è più né arte né scienza. Devono essere libere e libero dev'essere l'insegnamento, come recita l'art.33 della nostra Costituzione. Ma la stessa libertà va riconosciuta anche all'apprendimento. Il diritto allo studio dev'essere libertà di studiare ciò che si vuole e come si vuole. Anche lo studio di Vittorio Alfieri era libero perché egli liberamente decideva di legarsi alla sedia e lo faceva per amore dello studio. 

La scuola sta dimenticando anche questo. In molti documenti scolastici viene ripetuta la prima delle otto formule che definiscono le "competenze chiave di cittadinanza": imparare ad imparare.

Imparare cosa? perché? 

L'imparare svuotato di contenuto non ha senso, diventa pura obbedienza ad un obbligo. Ci fa apparire l'immagine penosa di un Vittorio Alfieri legato alla sedia senza un libro da leggere: sta imparando ad imparare!

Qualunque insegnante dovrebbe provare orrore di fronte a formule di tal fatta, ma gli insegnanti di oggi sono ancora liberi di mettere in discussione le idiozie che dissennati amministratori ci fanno cadere addosso?

 

1.10.20

Le mani sulla scuola

 Un libro di Anna Angelucci e Giuseppe Aragno, "Le mani sulla scuola", riprende le argomentazioni già proposte da insigni studiosi in opere di circa venti anni fa.

Se i libri di Lucio Russi (Segmenti e bastoncini - 2000) e di Giulio Ferroni (La scuola sospesa - 1997) avevano lo scopo di metterci in guardia rispetto ai rischi di innovazioni che avrebbero potuto arrecare più danni che vantaggi, ora siamo in una fase avanzata che vede la scuola pubblica italiana già abbondantemente distrutta, e rispetto a questa nuova situazione il libro cerca di ricostruire l'intero percorso che sta portando alla crisi della libertà di insegnare e di imparare

Su Roars c'è una recenzione firmata da Giovanni Carosotti.

8.6.20

La scuola nelle mani delle multinazionali

“Folle lasciare la didattica a distanza in mano alle multinazionali”

 
 
Tre mesi di scuole chiuse hanno costretto tutti a ripiegare sulla didattica a distanza che ha bisogno di strumenti di e-learning. L'esperienza ha evidenziato che le uniche tecnologie disponibili sono fornite dalle piattaforme informatiche dei colossi della rete (Google, Microsoft, Zoom ecc.). Tutti i dati degli studenti, le prove, i richiami, i voti, finiscono nei loro archivi elettronici. Sembra quasi inevitabile che le stesse aziende saranno in grado di fornire servizi più agili e funzionali di quelle che attualmente gestiscono i registri elettronici (le italiane Spaggiari, Argo, ecc.). Proseguendo così il Ministero dell'Istruzione e le sue Direzioni Regionali saranno rapidamente soppiantati dai manager di Redmont e Mountain View.

3.6.20

Lo stato di emergenza come occasione per gerarchizzare la scuola

 La strategia neo-liberista finalizzata alla distruzione della scuola pubblica, destinata a diventare un mercato della formazione che vedrà una perenne competizione tra aziende scolastiche, insegnanti e studenti, appare ora in tutta la sua spudorata realtà nelle proposte dell'ANP per la riapertura delle scuole a settembre.  

Un articolo di commento all'agghiacciante documento dell'ANP è stato pubblicato su Roars.

Appropriandosi della strategia di Shock Economy l'associazione dei Dirigenti Scolastici delinea un piano che vorrebbe approfittare dell'emergenza sanitaria per imporre una trasformazione anticostituzionale della scuola italiana.

L’idea è mettere a profitto l’emergenza e la didattica a distanza per riconfigurare giuridicamente il profilo dei lavoratori su base gerarchica e modificare l’impianto delle attività scolastiche e della loro valutazione. La scuola, definita “servizio da erogare capace di produrre apprendimento” integrato nel “sistema Italia”, va riorganizzata nelle sue “modalità operative“. Come? Differenziando i ruoli degli insegnanti, creando un “middle management” di docenti fedeli ed “evoluti“; superando l’impianto dei Decreti Delegati e relativi organi collegiali, “anacronistici e in stridente contrasto con le prerogative dirigenziali”; rimodulando orari e flessibilità dei lavoratori, senza più “rigida delimitazione (…) della tradizionale cattedra”, ovvero smantellando i Contratti Collettivi; smembrando i gruppi classe, attraverso “maggiori opzionalità e facoltatività per le scelte delle famiglie“; ridefinendo il sistema di valutazione, tramite introduzione delle “certificazioni delle competenze” individuali, prevedibilmente rafforzando prerogative e compiti della tecnocrazia INVALSI,

 Inutile aggiungere che si tratta di una trasformazione perfettamente allineata alla strategia confindustriale che vede nel settore educativo un nuovo mercato per realizzare profitti e asservire le persone.

28.5.20

La DaD tra apocalittici e integrati

Un'ottima riflessione di Fernanda Mazzoli, pubblicata da Roars, ci riporta a una notazione che avevamo già fatto riguardo alla DaD: da una parte si vedono docenti che si pongono in modo fortemente critico nei confronti dell'esperienza a cui ci costringe il covid-19 (apocalittici?), dall'altra si coglie un'atteggiamento esecutivo arricchito di sorprende solerzia, ancha da parte di non non s'era mai sperimentato sulle tecnologie dell'e-learning (integrati?).

La Mazzoli mette in evidenza che la DaD rimetterà in discussione anche gli aspetti organizzativi, contrattuali e giuridici. Nel suo articolo ci offre un richiamo a visioni futuriste di Beppe Grillo e ci invita a non rinunciare allo spirito critico, anzi , occorre estenderlo anche agli studenti che "vanno coinvolti in questo approccio razionale che potrebbe costituire il punto di partenza per una salutare demitizzazione della rete, ricollocata dal cielo delle possibilità infinite alla concretezza della sua dimensione materiale"


24.5.20

Screen New Deal

Nei giorni della quarantena e della DaD abbiamo ascoltato e letto molte lamentele. Alcune riguardavano le connessioni lente o inadeguate oppure i docenti impreparati, ma c'era anche il problema dei sovraffollamenti all'unico PC o tablet disponibile in famiglia, poi c'era il rischio delle piattaforme informatiche non conformi alle regole di privacy o troppo vulnerabili alle intrusioni da cyberbullismo, infine ci sono state le polemiche sindacali sulle nuove modalità di lavoro, non previste e non regolamentate. Però, nonostante tutto, pare che la gran parte degli insegnanti abbia cercato di adeguarsi e di mantenere la continuità delle attività scolastiche. C'è anche chi avrebbe preferito gestire a distanza anche gli esami di stato. E c'è un grande esperto di scuola, Maurizio Tiriticco, che col suo consueto entusiasmo, e con sapienti richiami a Brunner e Skinner, ci invita a guardare alla DaD come una opportunità da cogliere.

Nel mio post precedente ho segnalato due opinioni critiche di una mamma e di una studentessa che, a prescindere da tutto quello che abbiamo già elencato, descrivono la Didattica a Distanza come l'obbligo di "ingerire la pillola giornaliera di una conoscenza sterile" e come un'esperienza "mortifera per l’essere umano".

La DaD costringe a ridurre tutto all'essenziale, cioè alla nozione, allo scheletro delle conoscenze. La scuola mediata dalle nuove tecnologie sarà una scuola fortemente nozionistica, come la vecchia scuola contestata dai sessantottini. Sarà una scuola senza socialità, senza empatia, senza serendipità. Non è difficile immagina un don Lorenza Milani che chiama a raccolta i ragazzi "disconnessi", quelli che non hanno il device e i giga per la connessione.

Basta per poter concludere che questa nuova modalità di insegnamento avrà vita breve, finirà insieme all'efficacia dei decreti emergenziali? Purtroppo no, credo di no. Nel mio post precedente avevo evocato la dottrina della Shock Economy e ora posso proporvi la lettura di un articolo del Guardian firmato da Naomi Klein, la giornalista canadese che ha saputo realizzare la migliore inchiesta sulla dottrina della Shock Economy.

L'articolo originale è qui.

Per chi non ha dimestichezza con l'inglese vi propongo una versione italiana realizzata col traduttore automatico.

11.5.20

Tempi di DAD

L'emergenza da coronavirus ha imposto la chiusura delle scuole dal giorno 5 di marzo. Sono passati più di due mesi. Solo i diciottenni che dovranno affrontare l'esame di stato potranno vedersi a giugno per qualche minuto, probabilmente ancora bardati con guanti e mascherine, gli altri no, forse neanche a settembre. Sono i tempi del Covid-19, per la scuola sono i tempi di DAD, un nuovo acronimo che si aggiungerà al lungo vocabolario dei PEI, BES, POF, PTOF, DSA, RSU, ATA, GLI, GLIR, PTCO, RAV, PDP, ecc.

DAD significa Didattica a Distanza, quella che in Italia cominciò coi corsi per corrispondenza della Scuola Radio Elettra di Torino

Finora la scuola italiana aveva snobbato la digitalizzazione. Molti soldi furono spesi per l'acquisto delle LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) utili a portare la rete internet dentro le aule ma utilizzabili solo nella didattica in presenza. L'esperienza delle Università Telematiche è stata vista come furbizia utile a sdoganare corsi facilitati. Ora l'emergenza ha proiettato da un giorno all'altro tutte le scuole nella nuova dimensione della DAD: la scuola non si ferma, ci dice con orgoglio la Ministra e ce lo ripetono tanti volenterosi missionari dell'insegnamento: la scuola prosegue con la DAD.

15.4.20

L'ultimo tradimento

 Il declino della scuola italiana è costellato di tradimenti. L'ultimo ministro dell'istruzione che abbia svolto con coscienza la propria funzione è stato con ogni probabilità Giovanni Galloni (1987-1989). Poi c'è stata una fase di sperimentazioni fino al grande tradimento di Luigi Berlinguer, il comunista che ha avviato l'aziendalizzazione delle scuole italiane. Per molti è stato un tradimento anche quello del governo Renzi segnato da una riforma che mirava a precarizzare tutti gli insegnanti collocandoli in albi territoriali da cui ogni Dirigente avrebbe potuto scegliere arbitrariamente i docenti da utilizzare nella propria scuola. La campagna elettorale del Movimento 5 Stelle era fondata sulla promessa di abolire la riforma della c.d "buona scuola", ma ben poco è stato fatto (rinuncia al metodo degli ambiti territoriali e disapplicazione del bonus premiale) e ora si profila un nuovo tradimento da parte di Lucia Azzolina di cui ci dà notizia Giovanni Carosotti in un articolo pubblicato da Roars.

4.4.20

La scuola con flipper e juke-box

In questi tempi di Covid-19, con le scuole chiuse e milioni di famiglie obbligate alla quarantena domiciliare, la scuola è diventata DaD: Didattica a Distanza. Anche chi non l'aveva mai sperimentato prima ora distribuisce file e link alle classi virtuali, usa piattaforme per e-learning, organizza videoconferenze con Meet, Zoom, Teams, ecc.. Sono tempi di grandi rapidissimi cambiamenti.
Stiamo facendo un altro balzo dentro la costruzione del Game.

I cambiamenti degli ultimi vent'anni, a partire dalla famigerata riforma Berlinguer che ha imposto alle scuole pubbliche un modello aziendalistico erano stati previsti con quasi vent'anni d'anticipo da Nanni Moretti. In particolare nel suo film "Bianca" del 1984.

Non c'era ancora l'autonomia scolastica, nessuno poteva immaginare i presidi trasformati in manager e soprattutto non c'era le tecnologie digitali perché i PC del 1984 funzionavano ancora con MS-Dos e le immagini digitali erano ancora da venire. Eppure in quella scuola "Marilyn Monroe" c'era già tutto

29.2.20

Pensare in modo uniforme


Il Prof. Alessandro Barbero, insigne storico e scrittore ben noto per il suo equilibrio e per l'indipendenza di giudizio, svolge alcune considerazioni sulla scuola che non possono essere tacciate di faziosità politica, né di conservatorismo di carattere sindacale. Quello che dice ci deve far riflettere e soprattutto dovrebbe far riflettere i numerosi sostenitori delle pedagogie docimologiche, delle prove invalsi, degli standard di qualità e della didattica per competenze.

Barbero parla di una scuola che si sta orientando verso l'imposizione di un "pensare in modo uniforme" e di una tendenza a formare giovani "programmati per eseguire compiti" invece che valorizzare la creatività personale. Ci ripropone l'esempio della scolastica medievale che inizialmente si fondava sul dubbio, sulla discussione, sul ragionamento e soprattutto sulla libertà di ricerca e di confronto. Se la scuola perde la libertà, se viene organizzata secondo modelli aziendali, perderemo la nostra libertà di pensiero che è il cuore stesso del sapere.

La scuola gerarchizzata con ministri che possono imporre una certa formazione, dirigenti che possono scegliere i docenti e con docenti ingabbiati tra standard di valutazione e progressione di carriera, non resterà alcuna libertà e non si svilupperà nessuna creatività se non tra quelli che dalla scuola fuggiranno.

L'esempio della scolastica medievale, che si svilisce chiudendosi nella ripetizione di presunte verità ormai acquisite, è molto pertinente perché ci fa cogliere una perfetta analogia tra l'antico dogmatismo basato sulla verità biblica e poi su quella aristotelica con l'attuale dogmatismo scientista.


6.2.20

L'ecologia insegnata agli insegnanti dai tecnici dell'Eni

Dopo i corsi di formazione per l'Educazione finanziaria svolti dai banchieri arriva un altro paradosso.

A nessuno parrebbe strano se una fabbrica d’armi tenesse nelle scuole corsi sull’educazione alla nonviolenza? Ebbene, all’Associazione Nazionale Presidi (ANP) non è sembrato strano qualcosa di analogo: un accordo con ENI per “formare” i docenti alla “sostenibilità ambientale”. In pratica una serie di appuntamenti in cui “esperti” di ENI “formeranno” i docenti italiani di ogni ordine e grado su quattro tematiche ecologiche (bonifiche ambientali, cambiamento climatico, efficienza energetica, rifiuti), previste nei prossimi programmi di educazione civica. La cosa però non è piaciuta al World Wide Fund for Nature (il celeberrimo e autorevole WWF, Fondo Mondiale per la Natura) che — proprio per questo motivo — il 29 gennaio scorso ha annunciato la sospensione unilaterale del percorso per un protocollo di intesa precedentemente avviato con l’ANP. Preoccupazioni analoghe erano state già espresse anche (come la stessa ANP ammette) da altre associazioni ambientaliste di rilievo: Greeenpeace, Kyoto Club e Legambiente.


21.11.19

Una lettera nella bottiglia

Tra gli articoli di Tecnica della Scuola ieri ho trovato una lettera che vi invito a leggere. E' scritta da un o una insegnante che ripercorre un'esperienza molto simile alla mia, forse simile a quella di tutti gli insegnanti che stanno oltre i cinquanta e che possono confrontare la scuola di oggi (autonoma, innovativa, ricca di progetti, di commissioni,  di corsi, di valutazioni, e via dicendo) con quella di ieri dove c'erano solo aule e banchi con libri e quaderni.

Eccola.

La mia esperienza di docente inizia prima dell’introduzione dell’autonomia scolastica, quando ancora il Preside era un leader educativo capace di affrontare e risolvere i veri problemi della scuola: le intricate questioni ricollegate all’età evolutiva e le criticità educative e pedagogiche connesse alla formazione dell’uomo e del cittadino.
A quei tempi, in seno agli organi collegiali, si sviluppavano delle discussioni vere, sentite, franche, incentrate su tematiche didattico/educative e sempre protese all’individuazione delle soluzioni migliori per gli alunni. Tutti eravamo liberi di esprimere le nostre opinioni, senza timore di ritorsioni, piccole o grandi che fossero.
Il confronto costituiva il sale di quell’assetto scolastico, favoriva la visione delle varie problematiche da punti di vista diversi e, quindi, l’individuazione delle soluzioni più appropriate.
Oggi, invece, in molte realtà il confronto è diventato virtuale, poiché un crescente numero di docenti finisce per accantonare le proprie valutazioni e sposare in toto le tesi di chi detiene le leve del comando.