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25.6.19

La prospettive della scuola italiana

Le scuole somigliano sempre più alle aziende. Realizzano progetti, assegnano crediti e debiti, si fanno pubblicità, si sottopongono a valutazioni di sistema, ecc. Non tutti apprezzano questa evoluzione, molti la criticano, ma sono ancor più numerosi quelli che si sono adattati ritenendo che sia un'evoluzione inevitabile. Saremo sempre più privatizzati, sempre più competitivi e con prestazioni sempre più mercificate. Ce lo chiedono "i mercati" o ce lo chide qualcuno che si nasconde dietro una fals mascera di "mercato"?
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(video tratto dal canale ByoBlu)

Il prof. Pietro Ratto  ci descrive i cambiamenti in atto mostrandoci anche quali sono i gruppi e gli interessi che progettano e realizzano i cambiamenti.
Non c'è niente di naturale o inevitabile e non è conveniente per tutti  l'accentramento delle scelte e aumento dei poteri coercitivi nei confronti dei docenti, degli studenti e delle famiglie.

20.2.19

Utilità e inutilità dello studio

Mi piacerebbe che tutti i miei colleghi dedicassero una mezz'ora ad ascoltare le riflessioni del prof. Pietro Ratto. Servono per capire meglio cosa sta succedendo al nostro mestiere di insegnanti in quest'epoca dominata dal dogma dell'autonomia scolastica. 
Ascoltando le riflessioni del prof. Ratto si capisce meglio anche il senso delle prove Invalsi che non sono semplici strumenti di misurazione e di confronto come molti credono.



Pietro Ratto racconta la propria esperienza di docente di storia e filosofia, iniziando dall'inutilità del sapere e dalla bellezza delle passeggiate.
Dove vanno i sentieri di un bosco? Non vanno da nessuna parte. Si passeggia per respirare l'aria del bosco, si viaggia per viaggiare. E' il viaggiare che importa, non l'arrivare; è la domanda che fa il filosofo non la risposta. La scuola con le risposte pronte e uno spaccio di "verità" preconfezionate, di percorsi didattici costruiti su un punto di partenza e di arrivo ben saldi. Un tempo si poteva pensare che il vangelo fosse il punto di partenza sicuro ma ora sappiamo che quella certezza non c'è. Dobbiamo essere studiosi e non ricercatori. Il ricercatore segue una strada in vista del risultato richiesto dal finanziatore della ricerca, invece lo studioso non ha un risultato da raggiungere. Attenzione, anche il voto scolastico può trasformarsi in un risultato da raggiungere, ma è un risultato imposto e uccide il piacere dello studio.

Il docente che oggi si adegua alle richieste di una scuola utile, alla costruzione di competenze predeterminate e si assoggetta ai controlli contribuisce al tradimento della vera missione della scuola, uccide la scuola. I docenti dovrebbero assumersi la responsabilità e il coraggio di difendere la libertà di pensiero e di espressione.
L'eroe è quello che non spara, neanche se è sotto minaccia di qualcuno che glielo impone.

1.5.18

La scuola produce servi

La scuola democratica dovrebbe educare, trarre da ciascuno il proprio meglio, cioè aiutare i bambini e i ragazzi a sviluppare liberamente la propria personalità, quindi dovrebbe promuovere la libertà di pensiero e le inclinazioni personali accompagnandoli fino alla maturità.

La parola maturità (esame di maturità) è stata abolita nel 1997 dalla riforma del ministro Luigi Berlinguer, la prima di una serie di riforme di stampo neo-liberista che hanno introdotto nella scuola il principio di concorrenza tra le scuole e di competizione tra insegnanti e tra studenti mettendo al centro di tutto la valutazione. Gli studenti vengono valutati in termini di crediti/debiti. Gli insegnanti vengono valutati mediante attribuzione di bonus.

Alcuni attenti osservatori del mondo scolastico sono convinti che le riforme di matrice neo-liberista perseguono finalità anti-liberali e anti-democratiche. L'effetto finale non è una maggiore efficienza del sistema scolastico, bensì una sostanziale omologazione al modello dominante: addestramento all'obbedienza e produzione di servi, non più liberi cittadini.



 
Vi propongo qui un video tratto dal canale Byoblu (a questo link)

In altra intervista il prof. Pennetta ha illustrato i rischi di criminalizzazione della libera opinione nel nostro sistema socio-economico.

 
Sulla stessa linea di pensiero si pone anche il prof. Pietro Ratti.