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15.4.19

Si ritorna al giuramento dei docenti?

Tra le deleghe che il Governo richiede per varare alcune misure di miglioramento della pubblica amministrazione pare che ci sia anche il ripristino del giuramento e che si tornerebbe a richiedere il giuramento anche agli insegnanti. Il giuramento non è compatibile col principio di "libertà di insegnamento" sancito dalla nostra Costituzione:
art.33 - L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento
Tale principio è posto alla base della libertà culturale che, da Galileo in poi, ha garantito la ricerca e il progresso scientifico. E' un principio fondante della democrazia liberale. 
Col giuramento si torna all'asservimento della scienza rispetto alla politica.

L'obbligo del giuramento per gli insegnanti fu abolito solo nel 1981, dopo una dura battaglia morale portata avanti dal docente anarchico Sandro Galli. Una vicenda storica che ho raccontato in un articolo  lasciato in evidenza nel blogroll. La stessa vicenda viene ora riproposta nel facebook di Unicobas.
L'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini prese pubblicamente posizione dichiarando che "nessun insegnante ... in questo paese potrà più essere perseguitato perché si rifiuta di prestare giuramento di fedeltà alle leggi dello stato ... io garantisco personalmente l'immediata validità di questa decisione".
La fermezza del presidente partigiano era sicuramente dovuta anche al triste ricordo del giuramento imposto ai docenti dal regime fascista e portò all'approvazione della legge n.116 del 30 Marzo 1981 che abrogò il giuramento.

Dall'articolo di Stefano D'Errico di Unicobas apprendo che il Prof. Sandro Galli ci ha lasciati lo scorso 14 ottobre. Lui non c'è più ora si palesa il rischio che con la sua scomparsa si possa cancellare anche il valore del suo impegno a favore della libertà individuale di apprendere e di insegnare. Credo che tutti gli insegnanti d'Italia dovrebbero onorare la sua memoria salvaguardando il principio di libertà affermato con fierezza del presidente Pertini.

21.7.16

I docenti deportati dall'algoritmo

La deportazione dei docenti ha indignato molti italiani, da una parte ci sono i docenti che si dicono indignati per il fatto di essere stati deportati fuori regione; dall'altra ci sono quelli che si indignano di fronte alla protesta. Sì, perché in qualunque lavoro si è costretti ad andare là dove richiede il lavoro, la pretesa di insegnare sotto casa è assurda e lamentarsi di una deportazione è perfino offensivo nei confronti di ha subito le vere deportazioni. Chi avrà ragione?

28.9.15

La ricastalizzazione della società

Scuole private, scuole paritarie, senza oneri per lo Stato, con i contributi dello Stato... ora siamo arrivati alla teoria del costo standard con cui si vorrebbe dimostrare che la Repubblica Italiana mantenendo i docenti a bassissimi livelli di retribuzione spende troppo, e quindi versando soldi alle scuole private (che i docenti non li pagano quasi per niente) potrebbe risparmiare parecchi miliardi di euro.  Ovviamente si evita di dire che l'insegnamento quasi gratuito è garantito da giovani docenti che sperano di poter spendere il servizio da schiavi svolto negli istituti privati per avere qualche vantaggio nell'accesso alla scuola statale. Si evita anche di dire che la maggioranza delle scuole superiori paritarie o parificate fa pura vendita di diplomi a chi un vero diploma non se l'è meritato. Mi si dirà che è sbagliato generalizzare, non tutte le scuole private agiscono con questi metodi. Bene, mettiamo a posto e poi ne riparliamo. Ecco perchè non mi piace parlare di questo argomento, se non rimandando ad altri che se ne sono occupati con competenza e intelligenza.

Qui però devo segnalarvi un articolo di Pierfrancesco Pellizzetti che rappresenta una delle poche voci autenticamente liberali nel panorama intellettuale italiano. E' importante leggerlo per capire che la scelta liberale non è quella che plaude alla retorica dell'efficienza oppure alla ipocrisia di chi vorrebbe far credere che i soldi alle scuole private servono a garantire la libertà di scelta alle famiglie più povere. Ogni soldo dato alle scuole private (sia le buone scuole paritarie, sia i pessimi diplomifici) è solo un regalo anticostituzionale che consente ai ricchi di risparmiare pagando una retta più bassa a spese dell'intera comunità. 

Sono ormai vent'anni che governi di destra e di sinistra stanno violando la Costituzione e sembra ormai sempre più fondato il sospetto che lo scopo non sia solo quello di fare un regalino ai ricchi, ma vi sia anche l'intento di impedire alla scuola pubblica di svolgere il compito di ascensore sociale. La scuola statale italiana è stata un ottimo trampolino per intere classi di professionisti, dirigenti e scienziati. Questo evidentemente urta i bravi papà.

Mettendo in concorrenza scuole pubbliche e private, tutte sullo stesso piano e quasi tutte costrette rincorrere i clienti, anche quelli più svogliati, la qualità della scuola crolla e il sapere resterà solo nelle scuole (poche) dei veri ricchi che di finanziameni non hanno alcun bisogno. Centra il punto Pellizzetti quando parla di ricastalizzazione della società.


5.6.12

La scuola: antica o moderna?

La modernità è quella che facciamo nascere dall'illuminismo, quella che ha aperto le porte alla scienza, quella che ci ha portato verso i sistemi democratici, ma c'è anche chi vede nella modernità il germe di una cultura di morte.