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8.2.21

Bambini appesi agli alberi e pacchi non desiderati

 Nel post di ieri avevo citato alcuni casi di insegnanti che subiscono ritorsioni a causa della loro voglia di insegnare e di farlo bene. Ora vedo che il Fatto Quotidiano descrive meglio il caso del maestro di Serravalle, Giampiero Monaca. 

Nella sua vicenda ci sono due questioni che vorrei sottolineare e sono proprio le ragioni che hanno motivato la sanzione disciplinare:

23.9.18

Lo studente rifiutato

In questa Italia che sta diventando sempre più ignorante e razzista, la scuola dovrebbe opporre una forte resistenza educativa, invece anche nelle scuole si vanno moltiplicando gli esempi negativi. La lettera pubblicata da Globalist del giovane immigrato che coltiva il sogno di studiare è un pugno nello stomaco.

20.9.18

Furto di immondizia

La restaurazione autoritaria si sta manifestando in molti modi. Uno dei più odiosi è la persecuzione dei poveri. La retorica neo-liberista, molto simile a quella fascista, dipinge il disoccupato come "fannullone", o "sfigato" oppure lo fa diventare un "choosy", mentre i veri choosy trasformano le difficoltà in colpe ed erigono sempre nuove barriere economiche e sociali.
Ora si sta arrivando alla criminalizzazione della povertà in quanto tale: rubare immondizie è reato.

A Rimini un povero che rovistava nei cassonetti è stato fotografato da una brava cittadina che ha provveduto ad allertare i vigili urbani, i quali, invece di spiegarle che non abbiamo ancora riaperto i campi di sterminio per far scomparire i disgraziati e che viviamo ancora in una repubblica che ci impone "doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale" (art. 2 della Costituzione) hanno chiesto lumi alla società privata che gestisce la raccolta dei rifiuti. Una solerte funzionaria della ditta privata ha impartito ai pubblici ufficiali riminesi (sic) le disposizioni da seguire: si tratta di "furto aggravato", così il poveraccio è stato identificato e denunciato.

9.2.17

Il professore licenziato per pipì

Gli statali hanno il posto fisso, sono inamovibili e sono illicenziabili. E' un luogo comune particolarmente sciocco, ma spesso ci credono gli stessi statali e non sarà qualche raro caso di licenziamento a demolire una convinzione così pervicace e diffusa, però il caso segnalato da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera merita di essere raccontato: un professore licenziato per aver fatto la pipì, una pipì fatta di notte 11 anni prima del licenziamento.

Il prof. S.R. ha fatto tutta la lunga trafila di concorsi e supplenze fino ad avere il posto da insegnante.

5.12.16

Burocratichese scolastico

La burocrazia sta soffocando la scuola e non solo, l'Italia ne è malata da anni. Una burocrazia stupida, dannosa, inutile. Ogni promessa di semplificazione si traduce rapidamente un aggravio con ulteriori obblighi burocratici a cui ci stiamo abituando. Ne siamo ormai talmente assuefatti che molti di noi sarebbero incapaci di uscire dalla gabbia se arrivasse un liberatore ad aprirci un varco. Molti continuerebbero per abitudine a compilare relazioni, moduli e griglie. Mi accorgo di esserne contagiato anch'io. Il Piano per la Formazione dei Docenti (2016-2019) mi sarebbe apparso quasi normale, eppure non lo è. Ce lo mostra con la sua consueta chiarezza Miguel Martinez, un blogger messicano che abita a Firenze, non appartiene al mondo della scuola, non lo si può sospettare di essere uno dei tanti insegnanti insofferenti rispetto a normali pratiche burocratiche. Non è un insegnante, non è neanche un italiano dalla lamentela facile. Nel suo Kelebek Blog ci racconta da anni, con rara saggezza, i tesori di umanità nascosta nei quartieri popolari o le ingannevoli deformità dei mezzi d'informazione.

Potete leggerlo a questo link, godendovi anche i commenti, oppure nella copia che metto qui sotto con qualche evidenziatura.

1.12.16

Il Piano per la Formazione dei Docenti

Il documento pubblicato dal MIUR il 3 ottobre scorso, intitolato «Piano per la Formazione dei Docenti 2016 2019» è destinato a stravolgere nei suoi fondamenti la professione docente, e rappresenta l’atto conclusivo di un processo di delegittimazione della stessa. Un documento la cui pericolosità sta nell’annullare in via definitiva la libertà d’insegnamento ancora garantita dalla Costituzione, un proposito mascherato nel documento da una serie di argomentazioni retoriche e pseudo scientifiche. Innanzitutto, l’intero bagaglio culturale professionale guadagnato dai docenti in servizio in decenni di carriera viene considerato inservibile rispetto alle presunte nuove finalità dell’istruzione. Per esempio, in merito all’ambito dedicato alla educazione digitale, il documento sostiene che l’utilizzo del mezzo informatico sia più importante degli stessi contenuti disciplinari. Oppure, per quanto riguarda l’area linguistica,   corsi vengono  intesi quali propedeutici alla metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning), una inconsistente pratica che riduce il sapere disciplinare a puro pretesto per acquisizioni lessicali di dubbia utilità. È previsto un asfissiante sistema di controllo: quanto appreso attraverso i corsi dovrà essere immediatamente attuato (e tale attuazione andrà in qualche modo verificata) nella pratica didattica quotidiana. La carriera dei Dirigenti Scolastici, la loro possibile rimozione o sanzione, passerà dalle loro capacità di imporre al proprio corpo docente tutte le prescrizioni volute dal ministero. Se un Dirigente dovesse scegliere un docente di Storia e Filosofia, o di Matematica e Fisica, sarà tenuto a motivare la sua decisione non a partire dalle competenze disciplinari, bensì dalle certificazioni linguistiche e informatiche, o da altre priorità suggerite nel piano.

continua la lettura sul sito Roars >>

21.7.16

I docenti deportati dall'algoritmo

La deportazione dei docenti ha indignato molti italiani, da una parte ci sono i docenti che si dicono indignati per il fatto di essere stati deportati fuori regione; dall'altra ci sono quelli che si indignano di fronte alla protesta. Sì, perché in qualunque lavoro si è costretti ad andare là dove richiede il lavoro, la pretesa di insegnare sotto casa è assurda e lamentarsi di una deportazione è perfino offensivo nei confronti di ha subito le vere deportazioni. Chi avrà ragione?

4.4.16

Il calvario del docente neo-assunto

Qualcuno deve aver mostrato all'editorialista del Corriere della Sera le schede da compilare nel percorso previsto per l'anno di formazione dei docenti di nuova assunzione. Giustamente lo descrive come "un assurdo calvario".
Per fortuna io sono un docente già stagionato e non devo percorrere quel calvario, ma sono stato chiamato a fare da tutor per una collega di nuova nomina, che qualcuno potrebbe immaginare come una neolaureata che si avvicina per la prima volta a una cattedra, errore, i neoimmessi in ruolo sono generalmente professori che insegnano già da dieci anni, talvolta anche venti, hanno già percorso un calvario di corsi abilitanti, siss, graduatorie, nomine, supplenze, ecc. Adesso che sono giunti al traguardo dell'assunzione si trovano a dover compilare le schede della piattaforma Invalsi e seguire le indicazioni per scrivere corpose relazioni infarcite di moduli e unità didattiche, cioè qualcosa che "potrebbe ricordare la pratica in uso nei regimi comunisti di far redigere a ogni militante sospetto di qualche infrazione un rapporto minuzioso, il più minuzioso possibile, circa il proprio operato".

Vi lascio alle parole di Galli della Loggia:


10.2.16

Salvatore Settis sulla scuola delle competenze


 Sostituire la parola “conoscenza” con “competenza” è un'idea perversa - lo dice Salvatore Settis in una intervista rilasciata a Linkiesta - Questa sostituzione è stata fatta dai pedagogisti alla nostrana, consultati a cominciare dal ministro Berlinguer e dalla Moratti in poi per le loro pessime riforme scolastiche.

L'ex direttore della Scuola Normale di Pisa ci ricorda che "abbiamo bisogno di persone con uno sguardo generale. Non bastano le conoscenze specialistiche, approfondite quanto si vuole. Ci vuole una visione collegata col senso della comunità (come del resto è scritto nella nostra Costituzione, che stiamo via via dimenticando)".


21.9.15

L'impiegato statale

Eccomi, lo confesso, sono uno statale. Posto fisso e stipendio assicurato tra fannulloni e privilegiati di una pubblica amministrazione che non serve a niente. Lo sai anche tu e mi consideri un peso inutile sull'economia della comunità. Eppure mi conosci perchè io sono...