La scuola schiacciata tra l'incudine dell'aziendalismo e il martello del pedagogismo. E' il titolo di un interessante articolo pubblicato da MicroMega a firma di Enrico Campanelli.
Da oltre vent'anni i governi di Destra e di Sinistra hanno proposto riforme devastanti, tutte orientate in senso anticostituzionale. Invece di promuovere la libertà della scienza e del suo insegnamento (art. 33 Cost.) hanno trasformato la scuola in una sorta di azienza, creando gerarchie, imponendo il dogma della competività (la scienza e la cultura richiedono invece collaborazione) e l'ipocrisia della propaganda volta ad acquisire studenti trattati come clienti.
L'ANP (Ass. Nazionale Presidi) ha sempre sostenuto queste scelte che umiliano studenti e insegnanti. Alla visione aziendalistica promossa soprattutto da Fondazione Agnelli e Ass. Trellle, l'ANP ha aggiunto una visione padronale in cui il Dirigente Scolastico, che ormai non è più un preside bensì un burocrate manager, possa scegliersi gli insegnanti, sanzionarli, attribuire loro incentivi economici e selezionare per cooptazione i futuri dirigenti (il c.d. middle menagement).
L'articolo pubblicato da MicroMega ci mostra quanto le proposte aziendalistiche degli ultimi decenni sostenute da ANP fossero confacenti ad una visione politicamente reazionaria che va sotto il nome di scuola del "merito", ma sarebbe più corretto chiamarla scuola-caserma.
La Costituzione, in attuazione del fondamentale principio di uguaglianza, impone che a parità di lavoro vi sia una parità retributiva (art. 36 Cost.). Nella scuola la condizione di parità è essenziale per creare e conservare lo spirito collaborativo necessario alla comunità educante. Invece assistiamo a dichiarazioni di segno contrario, non solo quando si parla di carriera, di valutazione, di merito, ma anche in modo più esplicito di ideologica avversione al principio di uguaglianza: "stop a docenti e Ata trattati allo stesso modo".
Il Ministro Valditara si è già pronunciato a favore di "lavori forzati" per punire i bulli, il nuovo presidente del Senato Ignazio La Russa vorrebbe introdurre nelle scuole un periodo di naja obbligatoria, vediamo docenti che criticano la militarizzazione e per questo vengono denunciati per diffamazione. Inoltre il governo ha recentemente introdotto per tutti i dipendenti pubblici un generale divieto di criticare le scelte dei dirigenti. La libertà di opinione, che è il fertilizzante della democrazia, sta diventando un crimine sotto il nome di "lesione dell'immagine delle istituzioni".