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30.4.19

Una pedagogia per allenare i ragazzi alla flessibilità e alla precarietà

L'autrice del testo che vi propongo, Anna Angelucci, vede nella didattica per competenze un metodo finalizzato ad  allenare i ragazzi alla flessibilità e alla precarietà.

La ‘didattica per competenze’ non ha alcun fondamento teorico, scientifico, epistemologico. Orienta lo scenario educativo internazionale perché alimentata da una spinta politico-economica tesa all’omologazione globale dei processi formativi funzionale ai processi produttivi del terzo millennio e dunque alla creazione di un nuovo idealtipo di studente, futuro cittadino e lavoratore. Per questo serviva una nuova pedagogia, che non esito a definire capitalista: una pedagogia che si fonda sulla naturalizzazione di questa nuova ontologia imprenditoriale, immanente e contingente. Sdradicate dalla scuola e dalla società, storia, memoria, ermeneutica, interpretazione vengono spazzate via dall’orizzonte mentale delle nuove generazioni. In questa “confortevole, levigata, ragionevole, democratica non libertà” non sono più possibili processi di soggettivizzazione che non siano adattivi al mercato del lavoro e, in quanto tali, spietatamente selettivi e mortiferi. Possono le istituzioni politiche, che sull’istruzione si muovono di concerto con organizzazioni economiche internazionali, sostituirsi alla scienza e imporre processi di formazione e di valutazione, modalità di insegnamento/apprendimento, prassi didattiche standardizzate su scala nazionale e sovranazionale, addirittura una nuova teoria della conoscenza? E noi, noi docenti, della scuola e dell’università, possiamo accettare senza reagire l’imposizione autoritaria di un paradigma indimostrato, ma di cui è dimostrata la funzionalità economicistica, l’imposizione di dispositivi ideologici che impongono un regime veritativo che mina alle fondamenta la nostra libertà di insegnamento, la libertà di apprendimento dei nostri studenti, e che, soprattutto, pone una drammatica ipoteca sul mondo?

20.3.19

Il processo di deculturizzazione della scuola

Una visione globale delle varie innovazioni imposte alla scuola (certificazione di competenze, abolizione delle discipline, gerarchizzazione, standard professionali, valutazioni, ecc.) offre un quadro di progressiva e preoccupante deculturizzazione.
L'intervento del prof. Giovanni Carosotti, che vi ripropongo nel video sottostante, lo descrive con grande chiarezza.


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Mi piacerebbe che i miei colleghi, soprattutto quelli meno consapevoli della portata del cambiamento, possano trovare un po' tempo per ascoltarlo e riflettere. Forse non è fatica sprecata.

11.3.19

La scuola senza materie


L'ANP (Associazione Nazionale Presidi) annuncia il prossimo passo verso la scuola del futuro, sarà una scuola senza materie.
La sostituzione delle competenze alle vecchie conoscenze disciplinari conduce verso una generale trasversalità e interdisciplinarietà che andrà a sfociare in una sorta di palestra di esercizi di realtà somministrati da volenterosi operatori che saranno privi di abilitazioni professionali e che non potranno trasmettere agli allievi il proprio sapere. Sarà una "scuola liquida" dove tutti potranno insegnare tutto, almeno in apparenza, in realtà saremo tutti pedine intercambiabili di una grande centro di addestramento al lavoro.

A qualcuno potrà sembrare una follia, invece la scuola senza discipline è solo un'ovvia conseguenza del passaggio dalle conoscenze alle competenze.

Solo nell'ambito delle conoscenze si possono definire i confini tra le diverse discipline. Ora che il fulcro s'è spostato sulle competenze e su quelle abilità impalpabili che vengono chiamate "soft skills" si potrà eludere l'elaborazione attenta e razionale che strutturava le discipline e il sapere sarà sostituito dal risultato pratico ottenuto euristicamente.
EURISTICA: qualsiasi procedimento non rigoroso (a carattere approssimativo, intuitivo, analogico, ecc.) che consente di prevedere o rendere plausibile un risultato  

8.8.18

Il totalitarismo non risparmia i bambini

L'idea è quella di cominciare a valutare i bambini dall'età di tre anni, è il programma denominato Invalsi-Vips. I maggiori esperti di educazione ci danno indicazioni opposte (vedi Negroponte), ma proviamo a guardare quel che succede da noi, nella nostra povera Italia.
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Il regime totalitario è caratterizzato soprattutto dal tentativo di controllare capillarmente la società in tutti gli ambiti di vita, imponendo l'assimilazione di un'ideologia: il partito unico che controlla lo Stato non si limita cioè a imporre delle direttive, ma vuole mutare radicalmente il modo di pensare e di vivere della società stessa.    [Wikipedia]


L'indottrinamento deve iniziare presto, prima che si sia formata un'autonoma capacità di elaborazione del pensiero. I fondamenti dogmatici del totalitarismo devono essere assimilati fin dai primi anni di vita per diventare parte del carattere di ciascun individuo. Ancor prima dei regimi totalitari che hanno preso forma nel novecento l'indottrinamento dei bambini era già il metodo utilizzato dalle religioni per forgiare le coscienze alla fede, cioè alla loro visione teologica.

12.4.18

Le competenze e l'antica arte di arrangiarsi

Impara l'arte e mettila da parte. Così recitava un vecchio proverbio ben noto ai vecchi contadini di tanti anni fa. Sapevano bene che nella vita si può presentare la necessità di dover cambiare mestiere, in tal caso tornerà utile l'aver appreso i segreti di un altro mestiere. Però i contadini di una volta non andavano ad impartire lezioni di pedagogia ai presidi delle scuole, forse non sapevano neanche cosa si studiava dentro un liceo e non si permettevano di interferire. Ognuno fa il suo mestiere.

12.3.18

La scuola delle competenze

La parola d'ordine è "competenze". In tutte le scuole si organizzano corsi di formazione sulle competenze; i ragazzi devono acquisire competenze; la programmazione va redatta per competenze e naturalmente alla fine di ogni corso si dovranno certificare le competenze
Nessuno osa disdegnare l'elogio a questa grandiosa innovazione di metodo. Le competenze ci indicano la via per la scuola del futuro. Non sappiamo di quali competenze avranno bisogno i cittadini del futuro, ma che importa, basta fornire competenze trasversali, competenze di cittadinanza, competenze definite in modo talmente generico che andrà sempre bene. Che ne dite dell'imparare ad imparare? Una volta si diceva "aria fritta", ora si finge di prendersi sul serio. Sembra di assistere alla proiezione della corazzata Kotiomkin in una sala aziendale dove nessuno ha il coraggio di dire ciò che disse il ragionier Fantozzi. Ormai nella buona scuola dove il sapere è stato degradato a una scontata premessa delle competenze e dei suoi "compiti di realtà", gli insegnanti già si preparano a gareggiare per la Coppa Cobram: credere, obbedire e pedalare.

Per capire cosa si vuole oggi dalla scuola occorre innanzitutto scegliere un punto di vista, che può essere quello liberale o quello socialista.

15.2.18

Abolire il tema di italiano

Talvolta mi sembra di vivere un incubo, un brutto sogno che non può essere vero. E' cominciato quando hanno deciso di abolire i "programmi scolastici", poi è arrivata l'idea di abolire i libri (c'è il tablet!), quindi siamo passati all'idea di abolire il greco e il latino dai licei e poi forse si potrebbe abolire tutto il liceo (intanto cominciamo a ridurlo di un anno), ora arriva la proposta di abolire l'elaborato in forma di tema, libero esercizio di scrittura.

Vi lascio al commento di Anna Angelucci  tratto dal preziosissimo Roars.


2.10.17

Cosa significa educare oggi

"La vecchia Scuola fa acqua da tutte le parti. E’ lontana dal mondo dell’impresa, ha gli insegnanti più vecchi d’Europa, è fondata su saperi teorici e astratti, è sostanzialmente “analogica e cartacea”. Per fortuna, le competenze, il digitale e l’innovazione la salveranno. Attorno alle competenze e alla necessità di innovare si è costruito un vero e proprio racconto. Bisogna garantire un set di “saperi utili per la vita” (competenze di cittadinanza), che assicurino flessibilità ed employability. Ciò che conta è imparare ad imparare, saper apprendere sempre, per risultare vincitori nello struggle for life. Cosa e come si insegnerà nella scuola del XXI secolo?"

Queste sono parole che tutti gli insegnanti conoscono, è il ritornello che accompagna tutti i corsi di formazione. Un articolo di Roars ci propone al riguardo riflessioni molto importanti per tutti gli insegnanti che non vogliono farsi travolgere dall'onda. Per comodità di lettura ve lo ripropongo integralmente qui sotto.  


10.2.16

Salvatore Settis sulla scuola delle competenze


 Sostituire la parola “conoscenza” con “competenza” è un'idea perversa - lo dice Salvatore Settis in una intervista rilasciata a Linkiesta - Questa sostituzione è stata fatta dai pedagogisti alla nostrana, consultati a cominciare dal ministro Berlinguer e dalla Moratti in poi per le loro pessime riforme scolastiche.

L'ex direttore della Scuola Normale di Pisa ci ricorda che "abbiamo bisogno di persone con uno sguardo generale. Non bastano le conoscenze specialistiche, approfondite quanto si vuole. Ci vuole una visione collegata col senso della comunità (come del resto è scritto nella nostra Costituzione, che stiamo via via dimenticando)".


1.9.15

Insegnare per competenze

Competenze. Se ne parla molto, forse troppo,
credo che non debbano diventare un mantra e neanche un gran minestrone in cui rimescolare un po' di tutto. Il rischio c'è e lo vedono tutti gli insegnanti "sempre più subissati da una continua superfetazione di norme, leggi, decreti, regolamenti, circolari applicative e note varie, ormai da tempo continuano a chiedersi quali siano gli spazi effettivi della loro autonomia!"
Per capirci qualcosa vi suggerisco due video.