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23.10.21

Il Convegno della CGIL

Vi propongo qui il convegno organizzato a Roma dalla CGIL, nel corso del quale ho potuto apprezzare alcune considerazioni molto critiche verso il modello finora perseguito.

16.11.19

La scuola secondo Eduscopio

Eduscopio. Finalmente qualcuno si pone qualche domanda.  

Francesco Sirleto in Tecnica della Scuola:
Di fronte all’annuale classifica pubblicata da Eduscopio tutte le diatribe, tutte le polemiche, tutte le interminabili querelles che caratterizzano il dibattito pubblico in Italia, cessano, immediatamente, come “per incantamento”. Non ci sono più Destra e Sinistra, Conservatori e Progressisti, Liberisti e Statalisti, juventini e interisti, romanisti e laziali, al cospetto del Verbo emanato da Eduscopio. Siamo tutti egualmente consenzienti, tutti egualmente sulla stessa barca, tutti lestissimi a sottoscrivere, senza il benché minimo dubbio, il valore indiscusso e incontrovertibilmente scientifico dei risultati dell’indagine Eduscopio. Anche la stampa, sia quella tradizionale (cartacea o televisiva), sia quella più innovativa (quella che ritrovi sul web), quella stampa che si divide su tutto, quella stampa prontissima a mettere cartesianamente in dubbio l’universo mondo, di fronte a questo nuovo Evangelo, si genuflette senza alcuna eccezione e senza che sulle sue ormai pallide guance appaia il benché minimo rossore.

20.7.19

La truffa del linguaggio finanziario a scuola

Nell'intervista radiofonica il prof. Valerio Malvezzi espone inizialmente la propria opinione sulla creazione dell'euro che si contrappone a quella che lui chiama "economia umanistica", ma è interessante il punto in cui esamina le trasformazioni del sistema scolastico. Dal 6° minuto il giornalista gli pone la questione degli studenti "somari" che venivano "bocciati".

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Al 10° minuto Malvezzi riflette sulla portata del nuovo linguaggio introdotto nell'ambiente scolastico dove gli studenti che non studiano abbastanza diventano "debitori".

20.2.19

Utilità e inutilità dello studio

Mi piacerebbe che tutti i miei colleghi dedicassero una mezz'ora ad ascoltare le riflessioni del prof. Pietro Ratto. Servono per capire meglio cosa sta succedendo al nostro mestiere di insegnanti in quest'epoca dominata dal dogma dell'autonomia scolastica. 
Ascoltando le riflessioni del prof. Ratto si capisce meglio anche il senso delle prove Invalsi che non sono semplici strumenti di misurazione e di confronto come molti credono.



Pietro Ratto racconta la propria esperienza di docente di storia e filosofia, iniziando dall'inutilità del sapere e dalla bellezza delle passeggiate.
Dove vanno i sentieri di un bosco? Non vanno da nessuna parte. Si passeggia per respirare l'aria del bosco, si viaggia per viaggiare. E' il viaggiare che importa, non l'arrivare; è la domanda che fa il filosofo non la risposta. La scuola con le risposte pronte e uno spaccio di "verità" preconfezionate, di percorsi didattici costruiti su un punto di partenza e di arrivo ben saldi. Un tempo si poteva pensare che il vangelo fosse il punto di partenza sicuro ma ora sappiamo che quella certezza non c'è. Dobbiamo essere studiosi e non ricercatori. Il ricercatore segue una strada in vista del risultato richiesto dal finanziatore della ricerca, invece lo studioso non ha un risultato da raggiungere. Attenzione, anche il voto scolastico può trasformarsi in un risultato da raggiungere, ma è un risultato imposto e uccide il piacere dello studio.

Il docente che oggi si adegua alle richieste di una scuola utile, alla costruzione di competenze predeterminate e si assoggetta ai controlli contribuisce al tradimento della vera missione della scuola, uccide la scuola. I docenti dovrebbero assumersi la responsabilità e il coraggio di difendere la libertà di pensiero e di espressione.
L'eroe è quello che non spara, neanche se è sotto minaccia di qualcuno che glielo impone.

24.9.18

Il delirio reazionario degli ex-comunisti

Enrico Morando più volte senatore per PDS, DS e PD, viceministro all’economia nel Governo Renzi e poi nel Governo Gentiloni, sul Sole 24 Ore parla del futuro del suo partito, dunque anche degli errori commessi fra cui c'è sicuramente la cosiddetta “buona scuola”.
Secondo Morando il problema non è l’aver messo in campo la riforma, ma il non essere stati abbastanza radicali:
 «Autonomia degli istituti scolastici, valutazione di tutto e di tutti, alternanza scuola-lavoro – i capisaldi della Buona scuola – non si sono accompagnati alla piena ed effettiva responsabilizzazione dei dirigenti, all’introduzione di una vera e propria carriera degli insegnanti, alla forte differenziazione dei loro salari in rapporto ai risultati raggiunti, alla esplicita introduzione di dispari opportunità positive a favore degli Istituti e degli alunni delle realtà sociali più difficili».
I tre capisaldi richiamati da Morando sono anche i capisaldi teorici della destra:

10.7.18

Il docente sorvegliato - la scuola come panopticum

Un recente documento pubblicato dal MIUR, intitolato Sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio, rappresenta probabilmente la chiusura di un cerchio, come in modo suggestivo sembra indicare un grafico, contenuto in un articolo che intende sostenere il carattere progressista di questo testo. L’idea è quella di costruire un’implacabile organizzazione gerarchica, il cui compito è trasmettere alcuni principi non negoziabili, ricavati ed elaborati da fantomatici «scienziati dell’educazione». Ciò che colpisce del documento in oggetto è in primo luogo il linguaggio: una strategia argomentativa con cui si vuole giustificare un quadro organizzativo sostanzialmente distopico e panoptico, affermando all’opposto che sarebbe la più naturale espressione di una valorizzazione della libertà individuale del docente. Lo scopo ultimo è obbligare i docenti ad adottare quella discussa metodologia che è la «didattica per competenze», per cui ogni sapere non possiede valore se non nella misura è in grado di trasformarsi in «pratiche sociali», la cui aleatorietà è oggetto ormai di discussione da più di due decenni. Il docente è invitato a una continua autocritica rispetto alla propria inadeguatezza a fare proprie le metodologie proposte: «analizzare e riflettere sui presupposti e sugli assunti sottesi al proprio agire» in presenza di una figura esterna, il facilitatore. Non si parla più di docente ma di «operatore»; non gli si riconosce più alcuna autonomia ma, laddove ci sia una contrapposizione tra la propria visione della didattica e quella del facilitatore, il docente deve mettere in discussione se stesso e collaborare. Per concretizzare tale obiettivo, diventa necessario obbligare i docenti a seguire tali corsi di formazione, al fine di «destrutturare le loro sinapsi cerebrali»; è difficile trovare esempi di retorica simili se non in contesti in cui il processo democratico è a rischio.

prosegui la lettura sul sito Roars >>;

seconda parte: Il giuramento di fedeltà dei docenti >>

20.6.18

Gli standard dell'insegnamento

C'è un documento del MIUR che definisce gli standard della professione docente. Non so quanti insegnanti l'abbiano letto, pochi probabilmente perché questo genere di elaborati è considerato inutile da chi svolge quotidianamente il lavoro dentro le aule scolastiche.

MicroMega ha pubblicato una interessante recensione che pone una domanda fondamentale: "ha senso stabilire uno standard per una professione che è (o dovrebbe essere) per definizione estremamente creativa e libera?"

Standardizzare l'insegnamento non equivale a trasformare l'educazione in un indottrinamento? Chi pretende di poter dettare gli standard a cui tutti gli insegnanti dovranno attenersi non sta forse costruendo uno strumento di controllo che uccide la libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione?


2.6.18

Valutazione, meritocrazia, premialità

Quelli della mia generazione non dovrebbero cascarci: quelli che hanno sognato la libertà sulle strade infinite di Easy Rider in sella alla moto di Capitan America; quelli che hanno letto Lo  Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta - "Professore, mi raccomando, la qualità! - ma gli altri ci stanno cascando. Mi fa una gran pena.

Valutazione, meritocrazia, premialità - Queste tre parole, usate insieme, sono diventate pericolose. (...) Il pericolo sta nel fatto che, da chi governa, questi termini vengono usati in modo magico, come possenti parole d'ordine per far credere a tutti che si stia operando nel migliore dei modi possibili; mentre purtroppo spesso si stanno facendo dei danni. Ad esempio, quando si sbandiera che nell'università vengono introdotti meccanismi di valutazione, si sta cercando di far credere che automaticamente si tratti di valutazione giusta; e ci si guarda bene dal ricordare con pari energia che una valutazione sbagliata è possibile, a volte è la più probabile, e ha conseguenze nefaste.
                                                                                           Edoardo Lombardi Vallauri


28.1.18

Liceo breve e valutazione intensiva

Valentina Aprea, assessore della regione Lombardia, già sottosegretaria del MIUR ai tempi della ministra Moratti, ha richiesto al Ministero dell’Istruzione di autorizzare le sperimentazioni del "liceo breve" anche oltre il limite già autorizzato delle 100 scuole. La notizia è tratta da Tecnica della Scuola del 16 gennaio.

Secondo la Aprea "la sperimentazione ci deve aiutare a conoscere bene la proposta e ad estenderla a tutti gli studenti”. Quindi non si tratta di una sperimentazione, l'estensione a tutti è già decisa. Ormai tutto viene imposto dall'alto senza alcuna considerazione per le richieste e per i risultati, ma la vera novità sembra essere un'altra e riguarda l'organizzazione didattica dei futuri licei brevi: l’anno scolastico sarà diviso in bimestri e in ogni ora di lezione saranno effettuate verifiche su quanto appreso: negli ultimi 10 minuti di lezione il docente farà un test di controllo.


5.5.17

L'interrogazione

L'eterno rito della scuola, delizioso e terribile, nell'interpretazione di Enrico Brignano
 

8.11.16

L'educazione tossica

E' particolarmente appassionata la presentazione di Joshua Katz, dell'Università statunitense di Akron. Ci fa capire che anche in America stanno ormai emergendo i danni conseguenti ad una serie di metodi "tossici" forzosamente immessi nei sistemi educativi: l'ossessione valutativa, la standardizzazione delle misurazioni, il giudizio di responsabilità delle scuole.

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Il video è stato caricato sul canale TED nel maggio 2014, prima della famigerata riforma renziana della "Buona Scuola", ma evidentemente i nostri riformatori non vogliono conoscere oppure rifiutano di considerare le riflessioni di chi ha già sperimentato le loro "riforme".

(Il video è in lingua inglese ma è possibile attivare la traduzione automatica).

15.5.16

Il righello del dirigente scolastico

Cominciò il ministro Berlinguer, proseguì la Moratti e poi la Gelmini, una catena di riforme a cui ora si aggiunge l'ultima che non porta il nome del Ministro proponente, bensì l'etichetta di "Buona Scuola". In altri tempi nessuno avrebbe osato l'autoelogio, ma ora tutto si conforma allo stile pubblicitario, anche la politica e l'educazione sono diventate marketing.

Le novità di quest'ultima riforma sono soprattutto due:
il potere dato ai dirigenti scolastici di scegliere i docenti tra quelli iscritti ad un albo territoriale;
il potere dato ai dirigenti di premiare i docenti migliori.

Carlo Scognamiglio (docente di storia e filosofia che è solo un omonimo dell'ex ministro della difesa) si chiede se è così necessario premiare il merito dei docenti. Egli nota che la prima impressione che si ricava dalle lettura delle nuove norme, "è quella di trovarsi di fronte a qualcuno che pretende di misurare le emozioni con il righello, cioè di valutare la “qualità” della didattica traducendola in un dato numerico". Ho avuto anch'io la medesima impressione, ma credevo che il buon senso avrebbe evitato applicazioni troppo rigide o grossolane, invece mi sbagliavo perché vengono segnalati casi di dirigenti che hanno distribuito ai docenti pagelle di autovalutazione. Ogni insegnante si assegna un voto per ogni elemento di valutazione tra quelli proposto dall'apposito comitato e poi i voti vengono processati da un algoritmo in modo da dare un'apparenza di scientificità e oggettività ad un metodo che a dir poco appare bambinesco. 

4.4.16

Il calvario del docente neo-assunto

Qualcuno deve aver mostrato all'editorialista del Corriere della Sera le schede da compilare nel percorso previsto per l'anno di formazione dei docenti di nuova assunzione. Giustamente lo descrive come "un assurdo calvario".
Per fortuna io sono un docente già stagionato e non devo percorrere quel calvario, ma sono stato chiamato a fare da tutor per una collega di nuova nomina, che qualcuno potrebbe immaginare come una neolaureata che si avvicina per la prima volta a una cattedra, errore, i neoimmessi in ruolo sono generalmente professori che insegnano già da dieci anni, talvolta anche venti, hanno già percorso un calvario di corsi abilitanti, siss, graduatorie, nomine, supplenze, ecc. Adesso che sono giunti al traguardo dell'assunzione si trovano a dover compilare le schede della piattaforma Invalsi e seguire le indicazioni per scrivere corpose relazioni infarcite di moduli e unità didattiche, cioè qualcosa che "potrebbe ricordare la pratica in uso nei regimi comunisti di far redigere a ogni militante sospetto di qualche infrazione un rapporto minuzioso, il più minuzioso possibile, circa il proprio operato".

Vi lascio alle parole di Galli della Loggia:


21.10.15

Come valutare un professore anomalo?

E' opinione abbastanza diffusa (e molto reclamizzata) che la valutazione degli insegnanti e il potere di licenziarli sono strumenti per migliorare il sistema scolastico, ma una notizia riportata oggi da Massimo Gaggi sul Corriere della Sera mostra anche il rovescio della medaglia.

Alexander Coward, docente di matematica licenziato dall'Università di Berkeley, racconta di essere stato discriminato, emarginato, minacciato, fino a scivolare nella depressione con tentazioni suicide.
La sua vicenda iniziò col suo rifiuto di aderire a uno sciopero. In seguito ha avuto contrasti con altri docenti e poi con la dirigenza. Il prof. Coward è accusato di aver utilizzato metodi poco ortodossi di valutazione degli studenti e per questa ragione il suo incarico non è stato rinnovato. Potrebbe sembrare un ordinario caso di licenziamento per dimostrata inadeguatezza se non fosse che il professore si era già aggiudicato un premio di miglior docente di matematica dell'anno, le sue lezioni erano sempre affollate da studenti e in migliaia hanno protestato contro il mancato rinnovo del suo incarico. Gli studenti contestano gli altri docenti ritenendo che i loro metodi siano obsoleti rispetto alle modalità utilizzate dal prof. Coward.

Non è ancora nota la decisione del corpo accademico chiamato a rivedere la decisione e lo stesso Coward ammette che la diffusione della notizia lo espone al rischio che oltre al mancato rinnovo dell'incarico a Berkeley potrebbe trovarsi anche nella situazione di non trovare più lavoro presso altre università.

L'adozione di nuovi metodi pedagogici è sempre rischiosa. Valutare l'insegnamento non significa riuscire a valutare bene. Anche in Italia i casi di Alberto Manzi e don Lorenzo Milani lo dimostrano. 

20.10.15

La competizione è la radice del male

Non lo dico io, lo dice lui Nicholas Negroponte, fondatore (1984) e direttore del Media Laboratory del Massachusetts Institute of Technology (MIT) nonché ideatore del progetto One Laptop Per Child.
Ascoltiamolo.

L'intervento al The Shape of Things To Come è stato sottotitolato in italiano da Byoblu.
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No, io non posso dire che le Start-Up sono una "cagata pazzesca", ma qualcuno lo dice e dovrebbe darci una svegliata. Negroponte dice anche con la massima chiarezza che "la competizione è la radice di quasi tutti i mali". Ascoltiamolo anche quando fa l'elogio del pubblico impiego invitandoci a comprendere la differenza tra "missione" e "mercato".
Quando mi sveglio la mattina mi faccio una domanda: "le normali forze di mercato fanno quello che farò io oggi?" Se la risposta è sì, allora non devo farlo! Non ho bisogno di farlo, lo stanno già facendo.

L'ultima grande importantissima affermazione di Negroponte riguarda Internet, che non può essere un servizio che ci viene venduto dagli Internet Service Provider, internet è la strada informatica e dobbiamo riuscire a considerarla come la strada reale: un bene pubblico che dev'essere gestito da una pubblica amministrazione.

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22 maggio 2021 > purtroppo il video di Byoblu è scomparso (colpa delle censure imposte da Google) ma potete ritrovare qui un'altra registrazione della conferenza di Nicholas Negroponte (purtroppo senza sottotitoli e la traduzione automatica non è ugualmente buona).

11.7.15

Il bastone e la carota

La scuola italiana sembra orientata verso un modello basato sul principio del bastone e della carota: bonus premiali per i bravi e castighi per i fannulloni. Antica saggezza o banale sciocchezza?

Eistono ricerche sperimentali chepossono dirci molto per capire se il ricorso al bastone e alla carota può rappresentare un ritorno all'antica saggezza o si tratta di una banale sciocchezza. Nel video che segue ce lo spiega Dan Pink. 



NB - l'audio è in inglese, dopo averlo avviato è possibile attivare i sottotitoli in italiano scegliendo tra 42 lingue nella barra che apparirà nella parte bassa del video.

1.10.14

Una carriera per gli insegnanti?

Il documento del governo Renzi sulla "Buona scuola" contiene un invito ai docenti ad “uscire dal grigiore dei trattamenti indifferenziati” e a "non accontentarsi delle prospettive di carriere fondate sul mero dato dell’anzianità" (p. 48).  La possibilità di carriera viene proposta come novità per svegliare la scuola e far uscire i docenti dall'apatia.  Ma cos'è la carriera?

6.9.14

Il grigiore dei trattamenti paritari

La proposta di riforma della scuola è stata presentata dal governo con un documento di 136 pagine: "La buona scuola - facciamo crescere il paese".
All'Italia serve una buona scuola che sviluppi nei ragazzi la curiosità per il mondo e il pensiero critico. Sono le prime parole che condivido in pieno. Poi il documento aggiunge la necessità di rispondere alla nuova domanda di competenze. Okay, ma come si fa tutto questo?

3.9.14

Valutare e punire

Il titolo scelto è perfetto. Dice tutto, almeno a chi ha avuto la fortuna di leggere e di studiare Foucault e le sue analisi delle varie forme di potere. "Valutare e punire" è il titolo del libro di Vale­ria Pinto, docente di filo­so­fia teo­re­tica all'Università Fede­rico II di Napoli.

Valutare è molto più di sorvegliare. La valutazione presuppone una fase di sorveglianza a cui si aggiunge un giudizio basato, si suppone, su una misurazione.