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12.7.18

Radical-chic

Le parole non sono mai vietate, neanche le parolacce che in certi contesti possono diventare inevitabili, però ci sono parole che denotano falsità o limiti di intelligenza, alcuni esempi li abbiamo già fatti: poteri-forti, buonismo, governabilità. Ad esse aggiungiamo "radical-chic", un termine coniato da Tom Wolfe per ridicolizzare i rivoluzionari da salotto. Il termine ha avuto più fortuna del gauche caviar, la sinistra al caviale, e viene ancora molto utilizzato sul presupposto che gli argomenti tipici della sinistra devono restare relegati nel mondo degli straccioni e dei cafoni.

Per contrasto Luca Bottura ha inventato un bollino adatto agli avversari dei radical-chic, i radical-shit.
Radical chic sono le vacanze in Sardegna con Repubblica sotto il braccio. Radical shit, sono le vacanze in Sardegna mandando affanculo i giornalisti dal proprio blog.
Radical chic è la donazione a Emergency fatta online dal terrazzo fighetto, Radical shit è dare del radical chic a Gino Strada.

Radical chic è scaricarsi la coscienza adottando un profugo a distanza, Radical Shit è twittare "Aiutiamoli a casa loro", "Prenditene uno a casa", evitando accuratamente sia di aiutarli a casa loro sia di prendersene uno a casa.
Radical chic è tifare per la scuola pubblica e mandare il figlio alla privata, Radical Shit è schifare la scuola in genere e menare il prof che dà un'insufficienza a tuo figlio.
Radical chic è andare al gay pride è preoccuparsi se il proprio figlio diventa gay, Radical Shit è menare i froci.
Radical chic è girare in bici col caschetto da 500 euro e la Bianchi da corsa, Radical Shit è prendere la ciclabile in moto contromano insultando chi si stava per arrotare.

29.3.18

Parole al femminile

Nella nostra rubrica delle parole questa non poteva mancare: una piccola deliziosa lezione che Paola Cortellesi ha proposto in occasione del premio David di Donatello.
 

11.1.18

L'Accademia della Crusca contro il MIUR

Qui, nel blog, ci siamo già interessati all'invadenza della lingua inglese postando un video di Diego Fusaro e poi uno studio del Times Higher Education. L'anno scorso si era verificato un caso-limite: un bando pubblicato dalla Regione Piemonte che rendeva obbligatorio l'uso della lingua inglese (il bando era scritto in italiano!) e fu necessario l'annullamento da parte della Corte Costituzionale (Sentenza n. 42/2017).
“la centralità costituzionalmente necessaria della lingua italiana si coglie particolarmente nella scuola e nelle università”.

7.12.17

Buonismo, non se ne può più

Buonismo, una parola che riesce a trasformare il bene e il buono in qualcosa di spregevole.

All'inizio era solo un modo per criticare la vuota ostentazione di solidarietà nei ragionamenti che non corrispondeva ai fatti, praticata poco e male. Poi il significato è cambiato, il buonismo è diventato un lavacoscienze (Luca Sofri) e via via s'è caricato di un disprezzo verso i valori che lo ispirano: la bontà, la compassione, la solidarietà umana. Quasi che fossero valori negativi da respingere. Così buonista è diventato un insulto. Bisogna essere tutti "cattivisti".

10.11.16

Parole false

I bambini vanno a scuola per imparare a leggere e scrivere. Devono imparare ad usare le parole. Le parole hanno un loro significato, che non può essere distorto, altrimenti sarebbe una Babele.
Nelle opulente democrazie occidentali si sta profilando questo rischio. Il ground zero di New York, che ci ricorda il luogo in cui sorgevano le torri gemelle, rievoca le macerie di una Babele del ventunesimo secolo, ma forse non è un dio adirato a voler confondere le nostre lingue.

Davanti a Manhattan, dove svettava la superbia delle torri, c'è la Statua della Libertà che tiene alta la fiaccola della ragione. La luce di quella fiaccola non piace a tutti. I poteri detronizzati dal sistema democratico tendono ad occultarsi, perseguono finalità antidemocratiche, ma non possono dichiararlo, perciò usano parole false e tendono a confondere anche il nostro linguaggio.

Oggi il compito principale della scuola che vuol restare al servizio del libero cittadino (e non al servizio di poteri antidemocratici) passa attraverso l'ortodossia delle parole. In questo può essere utile l'opera di Vladimiro Giacché - LA FABBRICA DEL FALSO (qui un video di presentazione).

23.2.16

Petaloso

I bambini hanno sempre giocato con le parole e non dovrebbe esserci niente di strano nel caso del bambino di otto anni che definisce un fiore "petaloso" per dire che ha molti petali. Però questa è la notizia del giorno, la trovate su tutti i giornali e se n'è già appropriato anche il presidente del consiglio dei ministri che vuole apparire sempre aggiornato e brillante.

La notizia è stata commentata anche nei programmi radiofonici dove molte persone hanno raccontato casi simili, come il bambino che dice di essersi "pigiamato" per dire di aver indossato il pigiama o l'altro che trovandosi obbligato a fermarsi al semaforo l'ha ribattezzato "fermaforo". E' la flessibilità della nostra bella lingua italiana. Non possiamo sapere se qualcuno tra questi neologismi  sopravviverà fino ad entrare nel vocabolario comune. Non basta l'approvazione dell'Accademia della Crusca per trasformare il neologismo in una vera innovazione della lingua.

5.9.13

Consigli del poeta

Le parole vangono più del denaro, vivi come un poeta



Bisogna avere cura del proprio linguaggio 
Trattate le parole come fareste per il conto in banca
Non è questione di incrementare le entrate per farsi belli in un salotto o in camera da letto, lo scopo è esprimere se stessi con la maggiore completezza e precisione possibili, perché i sentimenti, le sfumature, i pensieri, le percezioni che rimangono senza nome, incapaci di trovare voce e insoddisfatti delle approssimazioni, si accumulano nell'individuo, repressi, e possono portare a un'esplosione o implosione psicologica.

Riconoscere il ruolo insostituibile dei genitori
Ad essi va il massimo rispetto. Se volete ribellarvi, ribellatevi a qualcuno che non sia così facile ferire.

Non dare troppa importanza ai politici.
I politici possono al massimo diminuire alcuni mali della sosietà, non possono sradicarli.

Non mettersi troppo in mostra.
Nella società è opportuno mimetizzarsi, indossare l'abito grigio, per proteggere la propria individualità, non per rinunciare ad essa.

Non cedere mai al vittimismo.
Il rispetto della vita non può limitarsi al suo lato ameno, bisogna saperne rispettare anche le difficoltà.

Le difficoltà non ingannano. Mantenere un serafico distacco dalle preoccupazioni.
Ci saranno molte persone – professionisti e dilettanti – che cercheranno di rendervi la vita infelice, ma non conviene prestar loro attenzione. Se non potete evitarli, una volta che ve ne sarete liberati non prestate loro la minima attenzione.

Non lasciatevi turbare dal futuro. 
Ognuno ci arriverà, se deve arrivarci, portando con sé la stessa ragione che usa ora per incontrare il presente.

(Prolusione del poeta russo Iosif Brodskij al corso accademico dell'Università del Michigan - 1988 -
tratto da un articolo di Franco Marcoaldi – La Repubblica 21.6.2003
)