La parola d'ordine è "competenze". In tutte le scuole si organizzano corsi di formazione sulle competenze; i ragazzi devono acquisire competenze; la programmazione va redatta per competenze e naturalmente alla fine di ogni corso si dovranno certificare le competenze.
Nessuno osa disdegnare l'elogio a questa grandiosa innovazione di metodo. Le competenze ci indicano la via per la scuola del futuro. Non sappiamo di quali competenze avranno bisogno i cittadini del futuro, ma che importa, basta fornire competenze trasversali, competenze di cittadinanza, competenze definite in modo talmente generico che andrà sempre bene. Che ne dite dell'imparare ad imparare? Una volta si diceva "aria fritta", ora si finge di prendersi sul serio. Sembra di assistere alla proiezione della corazzata Kotiomkin in una sala aziendale dove nessuno ha il coraggio di dire ciò che disse il ragionier Fantozzi. Ormai nella buona scuola dove il sapere è stato degradato a una scontata premessa delle competenze e dei suoi "compiti di realtà", gli insegnanti già si preparano a gareggiare per la Coppa Cobram: credere, obbedire e pedalare.
Per capire cosa si vuole oggi dalla scuola occorre innanzitutto scegliere un punto di vista, che può essere quello liberale o quello socialista.