Nei giorni della quarantena e della DaD abbiamo ascoltato e letto molte lamentele. Alcune riguardavano le connessioni lente o inadeguate oppure i docenti impreparati, ma c'era anche il problema dei sovraffollamenti all'unico PC o tablet disponibile in famiglia, poi c'era il rischio delle piattaforme informatiche non conformi alle regole di privacy o troppo vulnerabili alle intrusioni da cyberbullismo, infine ci sono state le polemiche sindacali sulle nuove modalità di lavoro, non previste e non regolamentate. Però, nonostante tutto, pare che la gran parte degli insegnanti abbia cercato di adeguarsi e di mantenere la continuità delle attività scolastiche. C'è anche chi avrebbe preferito gestire a distanza anche gli esami di stato. E c'è un grande esperto di scuola, Maurizio Tiriticco, che col suo consueto entusiasmo, e con sapienti richiami a Brunner e Skinner, ci invita a guardare alla DaD come una opportunità da cogliere.
Nel mio post precedente ho segnalato due opinioni critiche di una mamma e di una studentessa che, a prescindere da tutto quello che abbiamo già elencato, descrivono la Didattica a Distanza come l'obbligo di "ingerire la pillola giornaliera di una conoscenza sterile" e come un'esperienza "mortifera per l’essere umano".
La DaD costringe a ridurre tutto all'essenziale, cioè alla nozione, allo scheletro delle conoscenze. La scuola mediata dalle nuove tecnologie sarà una scuola fortemente nozionistica, come la vecchia scuola contestata dai sessantottini. Sarà una scuola senza socialità, senza empatia, senza serendipità. Non è difficile immagina un don Lorenza Milani che chiama a raccolta i ragazzi "disconnessi", quelli che non hanno il device e i giga per la connessione.
Basta per poter concludere che questa nuova modalità di insegnamento avrà vita breve, finirà insieme all'efficacia dei decreti emergenziali? Purtroppo no, credo di no. Nel mio post precedente avevo evocato la dottrina della Shock Economy e ora posso proporvi la lettura di un articolo del Guardian firmato da Naomi Klein, la giornalista canadese che ha saputo realizzare la migliore inchiesta sulla dottrina della Shock Economy.
L'articolo originale è qui.
Per chi non ha dimestichezza con l'inglese vi propongo una versione italiana realizzata col traduttore automatico.
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24.5.20
18.7.18
Facebook, roccaforte delle fake-news
No, Facebook non cancellerà le fake-news, l'ha detto lui, il Grande Fratello Zuckerberg. Ovvio perché le fake-news rappresentano un ottimo carburante per far funzionare il social-media.
Qualche ingenuo potrà stupirsene, finora infatti il monopolista mondiale del gran chiacchierificio aveva giurato guerra alle fake-news. Molti ci avevano creduto subito, ci aveva creduto anche il governo italiano e perfino Laura Boldrini che fu vittima di gravi oltraggi. L'iniziativa "Basta bufale" proposta dal MIUR alle scuole italiane nel 2017 era basata su una collaborazione con Rai, Fieg, Confindustria e anche loro, sì, proprio loro: Facebook e Google. E' l'agnello che assume il lupo come custode, è come farsi aggiustare la serratura di casa da un ladro professionista.
Qualche ingenuo potrà stupirsene, finora infatti il monopolista mondiale del gran chiacchierificio aveva giurato guerra alle fake-news. Molti ci avevano creduto subito, ci aveva creduto anche il governo italiano e perfino Laura Boldrini che fu vittima di gravi oltraggi. L'iniziativa "Basta bufale" proposta dal MIUR alle scuole italiane nel 2017 era basata su una collaborazione con Rai, Fieg, Confindustria e anche loro, sì, proprio loro: Facebook e Google. E' l'agnello che assume il lupo come custode, è come farsi aggiustare la serratura di casa da un ladro professionista.
19.6.18
Facebook, no grazie
"No, su facebook non mi trovate, non ci sono". Una dichiarazione che sembrava strana, ma ormai non stupisce più gli studenti che stanno transitando dalle bacheche azzurre alla visualità di Instagram o alla rapidità di Whatsapp, passando così da una stanza all'altra dentro lo stesso castello virtuale di Zuckerberg.
Il mio rifiuto di iscrivermi ai social-media desta più stupore tra i colleghi le cui occhiate tradiscono pensieri inespressi, si chiedono con un po' di fastidio o di commiserazione se il mio sia un atteggiamento snobbistico o una vana e fanatica difesa della privacy.
In realtà la domanda ormai si potrebbe rovesciare. Dopo l'ultimo scandalo della Cambridge Analytica anche l'avveniristica industria di Elon Musk ha cancellato il suo account di Facebook, perfino Playboy è fuggita, così invece di chiedere a me le ragioni del mio rifiuto potrei essere io a chiedervi perchè non vi cancellate anche voi, adesso, come chiedono Jaron Lanier , il pioniere della realtà virtuale e Brian Acton, il cofondatore di Facebook, oppure Tim Cook, amministratore delegato della Apple e Chamath Palihapitiya, ex vicepresidente Facebook.
E' soprattutto Lanier a spiegarci i motivi che dovrebbero indurci a cancellare tutti gli account dei social-media. Il genio della realtà virtuale ritiene che i social-media rappresentano una seria minaccia al modo di essere dell'umanità. Non è l'unico a pensarla così, basta ascoltare quello che dice Palihapitiya ("stiamo distruggendo il tessuto sociale... se tu nutri la bestia, la bestia ti distruggerà") o quello che propone Tim Berners-Lee per salvare internet. Credo che questa questione riguardi direttamente anche le scuole, non può non essere un tema centrale dell'insegnamento. E'una mutazione antopologica globale. Come si può pretendere di fare educazione ignorando i grandi cambiamenti del mondo iperconnesso?
Il mio rifiuto di iscrivermi ai social-media desta più stupore tra i colleghi le cui occhiate tradiscono pensieri inespressi, si chiedono con un po' di fastidio o di commiserazione se il mio sia un atteggiamento snobbistico o una vana e fanatica difesa della privacy.
In realtà la domanda ormai si potrebbe rovesciare. Dopo l'ultimo scandalo della Cambridge Analytica anche l'avveniristica industria di Elon Musk ha cancellato il suo account di Facebook, perfino Playboy è fuggita, così invece di chiedere a me le ragioni del mio rifiuto potrei essere io a chiedervi perchè non vi cancellate anche voi, adesso, come chiedono Jaron Lanier , il pioniere della realtà virtuale e Brian Acton, il cofondatore di Facebook, oppure Tim Cook, amministratore delegato della Apple e Chamath Palihapitiya, ex vicepresidente Facebook.
E' soprattutto Lanier a spiegarci i motivi che dovrebbero indurci a cancellare tutti gli account dei social-media. Il genio della realtà virtuale ritiene che i social-media rappresentano una seria minaccia al modo di essere dell'umanità. Non è l'unico a pensarla così, basta ascoltare quello che dice Palihapitiya ("stiamo distruggendo il tessuto sociale... se tu nutri la bestia, la bestia ti distruggerà") o quello che propone Tim Berners-Lee per salvare internet. Credo che questa questione riguardi direttamente anche le scuole, non può non essere un tema centrale dell'insegnamento. E'una mutazione antopologica globale. Come si può pretendere di fare educazione ignorando i grandi cambiamenti del mondo iperconnesso?
30.9.16
La tirannia dell'algoritmo
L'assegnazione dei nuovi docenti alle sedi scolastiche nelle quali dovranno insegnare è stata affidata ad un algoritmo. Ennesima furbata.
L'algoritmo fa pensare al'uso di moderne tecnologie, genera un'idea di automatismo neutrale, quindi senza imbrogli o raccomandazioni.
Le vittime innocenti dell'algoritmo hanno protestato, qualcuno inviato a lavorare in sedi non gradite e centinaia o migliaia di chilometri da casa ha parlato di "deportazione". Un termine probabilmente eccessivo che ha catalizzato reazioni indignate: "hanno ottenuto un posto statale di ruolo e si lamentano pure!", "ma quale deportazione, è solo l'ordinaria mobilità richiesta per qualunque tipo di lavoro".
Mentre le discussioni si infiammavano dimenticando che il vecchio sistema delle graduatorie provinciali non aveva mai creato così tanti disagi, nessuno metteva in discussione l'algoritmo nella presunzione di una sua logica rigorosa. In realtà l'algoritmo è solo una catena di operazioni, se è stato elaborato bene darà buoni effetti, altrimenti sarà un disastro. E disastro è stato. Gente trasferita su insegnamenti non richiesti benché ci fossero posti disponibili in quelli richiesti (qui un esempio) altri inviati in sedi scomode benché avessero punteggi sufficienti per ottenere sedi più comode. Così sono cominciati i ricorsi e al disastro si aggiunge un altro disastro. Ma il peggio non è l'algoritmo bensì l'idea della sua sacralità: l'algoritmo è segreto, non è soggetto alla legge e non può essere giudicato. L'algoritmo è diventato così un sovrano assoluto, legibus solutus.
L'algoritmo fa pensare al'uso di moderne tecnologie, genera un'idea di automatismo neutrale, quindi senza imbrogli o raccomandazioni.
Le vittime innocenti dell'algoritmo hanno protestato, qualcuno inviato a lavorare in sedi non gradite e centinaia o migliaia di chilometri da casa ha parlato di "deportazione". Un termine probabilmente eccessivo che ha catalizzato reazioni indignate: "hanno ottenuto un posto statale di ruolo e si lamentano pure!", "ma quale deportazione, è solo l'ordinaria mobilità richiesta per qualunque tipo di lavoro".
Mentre le discussioni si infiammavano dimenticando che il vecchio sistema delle graduatorie provinciali non aveva mai creato così tanti disagi, nessuno metteva in discussione l'algoritmo nella presunzione di una sua logica rigorosa. In realtà l'algoritmo è solo una catena di operazioni, se è stato elaborato bene darà buoni effetti, altrimenti sarà un disastro. E disastro è stato. Gente trasferita su insegnamenti non richiesti benché ci fossero posti disponibili in quelli richiesti (qui un esempio) altri inviati in sedi scomode benché avessero punteggi sufficienti per ottenere sedi più comode. Così sono cominciati i ricorsi e al disastro si aggiunge un altro disastro. Ma il peggio non è l'algoritmo bensì l'idea della sua sacralità: l'algoritmo è segreto, non è soggetto alla legge e non può essere giudicato. L'algoritmo è diventato così un sovrano assoluto, legibus solutus.
21.7.16
I docenti deportati dall'algoritmo
La deportazione dei docenti ha indignato molti italiani, da una parte ci sono i docenti che si dicono indignati per il fatto di essere stati deportati fuori regione; dall'altra ci sono quelli che si indignano di fronte alla protesta. Sì, perché in qualunque lavoro si è costretti ad andare là dove richiede il lavoro, la pretesa di insegnare sotto casa è assurda e lamentarsi di una deportazione è perfino offensivo nei confronti di ha subito le vere deportazioni. Chi avrà ragione?
15.5.16
Il righello del dirigente scolastico
Cominciò il ministro Berlinguer, proseguì la Moratti e poi la Gelmini, una catena di riforme a cui ora si aggiunge l'ultima che non porta il nome del Ministro proponente, bensì l'etichetta di "Buona Scuola". In altri tempi nessuno avrebbe osato l'autoelogio, ma ora tutto si conforma allo stile pubblicitario, anche la politica e l'educazione sono diventate marketing.
Le novità di quest'ultima riforma sono soprattutto due:
il potere dato ai dirigenti scolastici di scegliere i docenti tra quelli iscritti ad un albo territoriale;
il potere dato ai dirigenti di premiare i docenti migliori.
Carlo Scognamiglio (docente di storia e filosofia che è solo un omonimo dell'ex ministro della difesa) si chiede se è così necessario premiare il merito dei docenti. Egli nota che la prima impressione che si ricava dalle lettura delle nuove norme, "è quella di trovarsi di fronte a qualcuno che pretende di misurare le emozioni con il righello, cioè di valutare la “qualità” della didattica traducendola in un dato numerico". Ho avuto anch'io la medesima impressione, ma credevo che il buon senso avrebbe evitato applicazioni troppo rigide o grossolane, invece mi sbagliavo perché vengono segnalati casi di dirigenti che hanno distribuito ai docenti pagelle di autovalutazione. Ogni insegnante si assegna un voto per ogni elemento di valutazione tra quelli proposto dall'apposito comitato e poi i voti vengono processati da un algoritmo in modo da dare un'apparenza di scientificità e oggettività ad un metodo che a dir poco appare bambinesco.
Le novità di quest'ultima riforma sono soprattutto due:
il potere dato ai dirigenti scolastici di scegliere i docenti tra quelli iscritti ad un albo territoriale;
il potere dato ai dirigenti di premiare i docenti migliori.
Carlo Scognamiglio (docente di storia e filosofia che è solo un omonimo dell'ex ministro della difesa) si chiede se è così necessario premiare il merito dei docenti. Egli nota che la prima impressione che si ricava dalle lettura delle nuove norme, "è quella di trovarsi di fronte a qualcuno che pretende di misurare le emozioni con il righello, cioè di valutare la “qualità” della didattica traducendola in un dato numerico". Ho avuto anch'io la medesima impressione, ma credevo che il buon senso avrebbe evitato applicazioni troppo rigide o grossolane, invece mi sbagliavo perché vengono segnalati casi di dirigenti che hanno distribuito ai docenti pagelle di autovalutazione. Ogni insegnante si assegna un voto per ogni elemento di valutazione tra quelli proposto dall'apposito comitato e poi i voti vengono processati da un algoritmo in modo da dare un'apparenza di scientificità e oggettività ad un metodo che a dir poco appare bambinesco.
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