La restaurazione autoritaria si sta manifestando in molti modi. Uno dei più odiosi è la persecuzione dei poveri. La retorica neo-liberista, molto simile a quella fascista, dipinge il disoccupato come "fannullone", o "sfigato" oppure lo fa diventare un "choosy", mentre i veri choosy trasformano le difficoltà in colpe ed erigono sempre nuove barriere economiche e sociali.
Ora si sta arrivando alla criminalizzazione della povertà in quanto tale: rubare immondizie è reato.
A Rimini un povero che rovistava nei cassonetti è stato fotografato da una brava cittadina che ha provveduto ad allertare i vigili urbani, i quali, invece di spiegarle che non abbiamo ancora riaperto i campi di sterminio per far scomparire i disgraziati e che viviamo ancora in una repubblica che ci impone "doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale" (art. 2 della Costituzione) hanno chiesto lumi alla società privata che gestisce la raccolta dei rifiuti. Una solerte funzionaria della ditta privata ha impartito ai pubblici ufficiali riminesi (sic) le disposizioni da seguire: si tratta di "furto aggravato", così il poveraccio è stato identificato e denunciato.