Voglio approfittare di un commento postato all'articolo di Roars (quello che annuncia un sotterraneo cambio di nome) per riportare anche qui gli articoli pubblicati dall'autorevole multiblog dei ricercatori universitari sulla questione dell'uso eccessivo della lingua inglese:
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18.5.20
30.4.18
Terrore semantico e forzature ideologiche
Il Sillabo dell'impreditorialità è un documento tanto sconcertante quanto misterioso.
Ne abbiamo già parlato per riferire i richiami della Crusca, ma il documento è sconcertante non solo per il linguaggio utilizzato, ma anche per il tipo di programma didattico che propone ed è misterioso perché non se ne conosce l'autore o gli autori. I ricercatori di Roars hanno individuato alcuni soggetti tra quelli indicati come "rappresentanze": oltre alla onnipresente Confindustria, sempre più impegnata all'attuazione del piano Ert, ci sarebbe anche ScuolaZoo e credo che non ci sia altro da aggiungere.
Per comprendere la portata del documento si raccomanda la lettura dei tre articoli di Rossella Latempa pubblicati su Roars:
Un giudizio ancor più chiaro e sintetico è reperibile su Alfabeta 2 firmato da Giorgio Mascitelli che riconduce la scelta linguistica a quello che Italo Calvino definì "terrore semantico", ma giustamente Mascitelli ci fa osservare che non si tratta di una terminologia infarcita di inutili inglesismi ad emulazione del vecchio latinorum da Azzeccagarbugli, bensì di una vera e propria necessità, perché "in qualsiasi altra forma linguistica rivelerebbe subito gli aspetti ideologici, totalitari e assurdi di questa idea". Se le proposte fossero state espresse in un comprensibile italiano il testo del Miur "avrebbe finito con l’istillare il dubbio nel lettore che quella che si va imponendo è una scuola unidimensionale, fortemente ideologizzata e poco incline allo sviluppo delle capacità critiche dello studente", invece "il ricorso all’antilingua garantisce una verniciatura di moderna oggettività tecnocratica a una serie di idee e concetti, le cui matrici storicamente date sono reazionarie".
Vi rimando al prezioso scritto di Mascitelli (Ideologia sillabica) che ci insegna anche a cogliere il senso della 'gaffe storica' del titolo di "Sillabo".
Ne abbiamo già parlato per riferire i richiami della Crusca, ma il documento è sconcertante non solo per il linguaggio utilizzato, ma anche per il tipo di programma didattico che propone ed è misterioso perché non se ne conosce l'autore o gli autori. I ricercatori di Roars hanno individuato alcuni soggetti tra quelli indicati come "rappresentanze": oltre alla onnipresente Confindustria, sempre più impegnata all'attuazione del piano Ert, ci sarebbe anche ScuolaZoo e credo che non ci sia altro da aggiungere.
Per comprendere la portata del documento si raccomanda la lettura dei tre articoli di Rossella Latempa pubblicati su Roars:
- prima parte (una cosmologica teoria del tutto per il terzo millennio)
- seconda parte (piccoli imprenditori crescono)
- terza parte (oggi spieghiamo il Busines Model Canvas)
Un giudizio ancor più chiaro e sintetico è reperibile su Alfabeta 2 firmato da Giorgio Mascitelli che riconduce la scelta linguistica a quello che Italo Calvino definì "terrore semantico", ma giustamente Mascitelli ci fa osservare che non si tratta di una terminologia infarcita di inutili inglesismi ad emulazione del vecchio latinorum da Azzeccagarbugli, bensì di una vera e propria necessità, perché "in qualsiasi altra forma linguistica rivelerebbe subito gli aspetti ideologici, totalitari e assurdi di questa idea". Se le proposte fossero state espresse in un comprensibile italiano il testo del Miur "avrebbe finito con l’istillare il dubbio nel lettore che quella che si va imponendo è una scuola unidimensionale, fortemente ideologizzata e poco incline allo sviluppo delle capacità critiche dello studente", invece "il ricorso all’antilingua garantisce una verniciatura di moderna oggettività tecnocratica a una serie di idee e concetti, le cui matrici storicamente date sono reazionarie".
Vi rimando al prezioso scritto di Mascitelli (Ideologia sillabica) che ci insegna anche a cogliere il senso della 'gaffe storica' del titolo di "Sillabo".
19.4.18
18.4.18
La Crusca e il Sillabo dell'imprenditorialità
L'Accademia della Crusca torna a scontrarsi col Ministero dell'Istruzione. Le due istituzioni dovrebbero collaborare in piena sintonia per la promozione della cultura e della lingua italiana. Evidentemente non è più così. La prima polemica risale a gennaio e ne abbiamo dato notizia qui. Ora apprendiamo di un nuovo comunicato del Gruppo Incipit che interviene sul Sillabo programmatico per la promozione dell'imprenditorialità pubblicato dal MIUR a metà marzo. Il documento appare troppo infarcito di inutili inglesismi.
28.1.18
Liceo breve e valutazione intensiva
Valentina Aprea, assessore della regione Lombardia, già sottosegretaria del MIUR ai tempi della ministra Moratti, ha richiesto al Ministero dell’Istruzione di autorizzare le sperimentazioni del "liceo breve" anche oltre il limite già autorizzato delle 100 scuole. La notizia è tratta da Tecnica della Scuola del 16 gennaio.
Secondo la Aprea "la sperimentazione ci deve aiutare a conoscere bene la proposta e ad estenderla a tutti gli studenti”. Quindi non si tratta di una sperimentazione, l'estensione a tutti è già decisa. Ormai tutto viene imposto dall'alto senza alcuna considerazione per le richieste e per i risultati, ma la vera novità sembra essere un'altra e riguarda l'organizzazione didattica dei futuri licei brevi: l’anno scolastico sarà diviso in bimestri e in ogni ora di lezione saranno effettuate verifiche su quanto appreso: negli ultimi 10 minuti di lezione il docente farà un test di controllo.
Secondo la Aprea "la sperimentazione ci deve aiutare a conoscere bene la proposta e ad estenderla a tutti gli studenti”. Quindi non si tratta di una sperimentazione, l'estensione a tutti è già decisa. Ormai tutto viene imposto dall'alto senza alcuna considerazione per le richieste e per i risultati, ma la vera novità sembra essere un'altra e riguarda l'organizzazione didattica dei futuri licei brevi: l’anno scolastico sarà diviso in bimestri e in ogni ora di lezione saranno effettuate verifiche su quanto appreso: negli ultimi 10 minuti di lezione il docente farà un test di controllo.
11.1.18
L'Accademia della Crusca contro il MIUR
Qui, nel blog, ci siamo già interessati all'invadenza della lingua inglese postando un video di Diego Fusaro e poi uno studio del Times Higher Education. L'anno scorso si era verificato un caso-limite: un bando pubblicato dalla Regione Piemonte che rendeva obbligatorio l'uso della lingua inglese (il bando era scritto in italiano!) e fu necessario l'annullamento da parte della Corte Costituzionale (Sentenza n. 42/2017).
“la centralità costituzionalmente necessaria della lingua italiana si coglie particolarmente nella scuola e nelle università”.
15.12.17
Insegnare in inglese abbassa la qualità dell’insegnamento
Mentre le scuole sono impegnate nei CLIL (acronimo che definisce i corsi da svolgere in lingua inglese) impegnando migliaia di docenti a studiare per poter insegnare discipline non linguistiche in inglese, ecco un articolo sul Times Higher Education in cui si sostiene che insegnare in inglese abbassa la qualità dell’insegnamento. Sorpresa: ci sarebbero studi che dimostrano la maggior efficacia delle lezioni nella madrelingua degli studenti.
Forse non occorrevano studi molto approfonditi per comprenderlo. Ovviamente è sempre la madrelingua a consentire la miglior comprensione e a darci la possibilità di elaborare meglio il pensiero, lo comprende chiunque, ma il conformismo riesce ad imporre qualunque cosa.
Ora, se una rivista educativa scritta in lingua inglese comincia a mettere in discussione il tabù, forse si apre qualche speranza di tornare alla ragionevolezza.
Forse non occorrevano studi molto approfonditi per comprenderlo. Ovviamente è sempre la madrelingua a consentire la miglior comprensione e a darci la possibilità di elaborare meglio il pensiero, lo comprende chiunque, ma il conformismo riesce ad imporre qualunque cosa.
Ora, se una rivista educativa scritta in lingua inglese comincia a mettere in discussione il tabù, forse si apre qualche speranza di tornare alla ragionevolezza.
12.5.16
Contro la dittatura della lingua inglese
La nuove norme sull'istruzione nella Repubblica Italiana impongono che una parte delle lezioni siano svolte in lingua inglese (CLIL). Per molti questa novità rappresenta un passo avanti della nostra scuola, per altri le imposizioni sono sempre inopportune. Obbligare un insegnante di matematica o di filosofia e disquisire in una lingua che conosce poco o male forse non è il modo migliore per alzare la qualità dell'insegnamento.
Qui vi propongo le riflessioni del filosofo Diego Fusaro:
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