Tra gli organi costituzionali della Repubblica c'è anche il Presidente. Ogni anno i miei alunni sono costretti ad imparare qualcosa dell'apparato statale e chiedo loro di imparare anche i nomi dei presidenti. Talvolta riesco a mostrare le fotografie. Preferirebbero guardare facce di calciatori o di cantanti. Ai loro occhi quella sequela di De Nicola, Einaudi, Gronchi e Segni deve apparire molto noiosa. Invece basterebbe leggere un racconto biografico per scoprire che tra i nostri presidenti ci sono stati uomini che furono capaci di azioni spericolate, alla James Bond.
Per capirlo basta leggere quella pagina sul sito dell'ANPI che rievoca in poche righe le storie di arresti, di soffiate e di azioni spericolate.
Sandro Pertini è stato Presidente della Repubblica Italiana dal 1978 al 1985, da giovane fu condannato sei volte, confinato e incarcerato. Sì, avete capito bene, abbiamo avuto un pregiudicato come Presidente, un condannato a morte, e quasi tutti gli italiani ne sono ancora fieri.
Giuseppe Saragat, che era in carcere con Pertini nel “braccio” tedesco di Regina Coeli a Roma racconta:
“Si rifletta che da quel braccio si usciva in un modo solo: per andare di fronte al plotone di esecuzione. Qualche volta si poteva uscire già morti per le percosse subite dagli aguzzini durante gli interrogatori. Se Pertini e io ne siamo usciti miracolosamente in un terzo modo – e fu caso unico – è faccenda che non riguarda né Pertini né me, ma un gruppo di valorosi partigiani che rischiarono la loro vita per salvare la nostra”.
Giuseppe Saragat fu Presidente della Repubblica dal 1964 al 1971, sì, un altro pregiudicato, ma non stupitevi, se l'Italia è un paese di cui possiamo parlare con orgoglio è tutto merito di uomini che furono ricercati, condannati e incarcerati, uomini come Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi.
Dal braccio tedesco del carcere di Regina Coeli nessuno usciva vivo. Sandro Pertini lo sapeva, ma non si fece prendere dallo sconforto. Pretendeva che anche i suoi compagni di cella continuassero e lavarsi e vestirsi con cura e a presentarsi sempre impeccabili di fronte ai carcerieri che volevano stroncare la loro volontà. L'orgoglio del giovane Pertini si vede anche da questa lettera con cui aveva rifiutato la domanda grazia.
Pertini e Saragat facevano parte dei gruppi partigiani. Non furono abbandonati al loro destino. Il comando partigiano decise di salvarli utilizzando documenti falsi. Tra i partigiani di Roma c'erano due giovani professori universitari, Giuliano Vassalli e Massimo Severo Giannini, entrambi erano stati nominati ufficiali nel Tribunale Militare. Riuscirono a procurarsi i moduli e i timbri con cui preparano falsi ordini di scarcerazione. Filippo Lupis era un giovane avvocato che, per la sua professione, poteva entrare e uscire dal carcere. Alfredo Monaco prestava servizio come medico a Regina Coeli, sua moglie Marcella avrebbe accompagnato i detenuti in un luogo segreto dopo la loro scarcerazione.
L'ordine di far uscire i detenuti era strutturato perfettamente. Quando i soldati tedeschi entrarono nella cella e dissero ai giovani prigionieri di prepararsi sembrava giunto il momento dell'esecuzione. Andreoni, Bracco e gli altri cercavano di perdere tempo, non avevano fretta di farsi fucilare, ma Pertini li fulminò con lo sguardo, non potendoli avvertire con le parole. Furono regolarmente dimessi da Regina Coeli.
Per quattro giorni ci fu totale silenzio sulla clamorosa evasione, poi l'annuncio da Radio Londra con la voce di Paolo Treves: "Stasera la solita rubrica non avrà luogo perché il nostro animo è commosso per l’evasione da Regina Coeli di Sandro Pertini e di Giuseppe Saragat condannati a morte dal tribunale di guerra tedesco. I nostri due compagni hanno ripreso in Roma il loro posto di lotta".
Ad ascoltare Radio Londra c'erano anche i tedeschi che chiamarono al telefono il direttore del carcere e ricevettero la conferma: i detanuti erano stati dimessi su regolare mandato di scarcerazione. I tedeschi minacciano di fucilare tutti. Iniziarono le indagini e constatarono che tutto era formalmente autentico, tranne la firma sul mandato di scarcerazione.
Sandro Pertini a entrerà a far parte del comando del Comitato Nazionale di Liberazione (CNL); Giuliano Vassalli sarà uno dei più importanti penalisti italiani; Massimo Severo Giannini diventerà il più autorevole studioso del diritto amministrativo.

