25.6.15

Il preside-sceriffo

La riforma della scuola promossa da Matteo Renzi comporterà un aumento dei poteri del Dirigente scolastico.
I presidi saranno i gestori del piano scolastico (POF), potranno scegliere i docenti piu' adatti al progetto educativo della propria scuola, potranno nominare fino al 10 per cento di insegnanti come propri collaboratori, potranno assegnare premi e sanzioni.
Qualcuno l'ha ribattezzato Super-preside, ma si sta diffondendo anche l'immagine del Preside-sceriffo e via con le discussioni tra favorevoli e contrari. A qualcuno la gerarchia piace, il capo con poteri assoluti sembra la miglior garanzia per avere un sistema efficiente, l'uomo solo al comando, il Capitan-Findus, invece per altri la scuola dovrebbe assomigliare ad una comunità democratica e collaborativa. Probabilmente è la solita vecchia contrapposizione tra destra e sinistra. Però una cosa va detta: le parole che stiamo usando sono sbagliate, completamente sbagliate, perché il Preside a scuola non esiste più e lo Sceriffo non c'entra niente con gli intenti della riforma.


Il PRESIDE - fino al 1998 ogni scuola aveva un Preside (nelle scuole elementari si chiamava Direttore Didattico) - il preside era un docente della scuola, era un docente di discipline umanistiche nei licei classici, era un docente di discipline tecniche negli istituti tecnici, era un maestro d'arte nelle scuole d'arte e via dicendo. Il Preside non perdeva la sua qualifica di docente. Era un primus inter pares. Presiedeva il Collegio dei docenti, i Consigli di classe e il Consiglio di istituto, ma le decisioni erano sempre collegiali. Il Preside poteva suggerire, indirizzare, rappresentare, ma non poteva imporre agli altri la propria decisione. Alle attività negoziali e alla gestione amministrativa del personale provvedevano altri uffici: gli enti locali avevano competenza per le strutture e gli uffici dei Provveditorati si occupavano dell'assegnazione del personale. Il Preside era un semplice coordinatore delle attività didattiche.

Il DIRIGENTE SCOLASTICO - istituito dalla riforma dell'Autonomia scolastica - non è stato un semplice cambio di denominazione. Il Dirigente non è più un docente, al Dirigente non sono richiesti titoli o esperienze didattiche attinenti al tipo di scuola a cui è preposto. La funzione dirigenziale ha carattere gestionale-amministrativo in analogia con la figura del manager d'azienda. Il Dirigente ha poteri negoziali sia per l'acquisto di attrezzature, sia per la gestione del personale. Il Dirigente Scolastico non ha un legame originario e permanente con la scuola, infatti non proviene necessariamente da un'esperienza di docente della scuola e il suo incarico a dirigere è temporaneo.

A differenza delle Università, dove le figure apicali di Rettore, Preside e Direttore di Dipartimento sono sempre elettive, nelle scuole primarie e secondarie sia il vecchio Preside, sia l'attuale Dirigente Scolastico operano su incarico ministeriale. Questa scelta si pone in chiaro contrasto col dichiarato principio di autonomia scolastica, giacché la principale espressione dell'auotonomia dovrebbe consistere proprio nella scelta della propria guida didattica e amministrativa. Le scuole italiane sono eterodirette, come si evince anche dalla previsione di una valutazione dell'operato dei Dirigenti che è affidata alla Direzione Scolastica Regionale. L'eventuale concentrazione o aumento di poteri del Dirigente corrisponde quindi a una riduzione di autonomia della comunità scolastica.

Lo SCERIFFO che noi conosciamo dai film western è un funzionario di polizia con l'incarico di far rispettare la legge nel villaggio o nella contea. Siamo tutti abituati a vederlo armato e ben determinato, ma l'incarico è elettivo. Lo Sceriffo è un membro della comunità che si è guadagnato la stima e il consenso dei cittadini.

La riforma proposta dal governo Renzi non prevede l'eleggibilità del Dirigente Scolastico perciò l'analogia con lo Sceriffo non c'è. E soprattutto non si può parlare di Presidi, figura d'altri tempi di cui stiamo perdendo anche il ricordo. Nel prossimo futuro delle scuole italiane non ci sarà né Preside né Sceriffo. Sarebbe stato più vicino al vero parlare di Dirigente-Podestà, perché il Dirigente oggi riceve un'investitura dal governo centrale come accadeva per il Podestà d'epoca fascista a cui il governo affidava la guida della città, oppure di Dirigente-caporale perché l'ampliamento dei poteri risponde ad una logica tipica del caporalato: il Dirigente Scolastico non è e non sarà mai un datore di lavoro, i suoi poteri datoriali sono soltanto funzioni che esercita per conto di un padrone che forse vuol restare nascosto, esattamente come quello che incarica il caporale di assumere manodopera scegliendo quella meno costosa e più obbediente.

Tra i dirigenti scolastici c'è chi sta denunciando (è il caso di Eugenio Tipaldi) il rischio di scatenare dentro le scuole una guerra tra bande e promuovere un servilismo molto diseducativo, purtroppo l'Associazione Nazionale dei Presidi si muove in senso contrario.