E' opinione abbastanza diffusa (e molto reclamizzata) che la valutazione degli insegnanti e il potere di licenziarli sono strumenti per migliorare il sistema scolastico, ma una notizia riportata oggi da Massimo Gaggi sul Corriere della Sera mostra anche il rovescio della medaglia.
Alexander Coward, docente di matematica licenziato dall'Università di Berkeley, racconta di essere stato discriminato, emarginato, minacciato, fino a scivolare nella depressione con tentazioni suicide.
La sua vicenda iniziò col suo rifiuto di aderire a uno sciopero. In seguito ha avuto contrasti con altri docenti e poi con la dirigenza. Il prof. Coward è accusato di aver utilizzato metodi poco ortodossi di valutazione degli studenti e per questa ragione il suo incarico non è stato rinnovato. Potrebbe sembrare un ordinario caso di licenziamento per dimostrata inadeguatezza se non fosse che il professore si era già aggiudicato un premio di miglior docente di matematica dell'anno, le sue lezioni erano sempre affollate da studenti e in migliaia hanno protestato contro il mancato rinnovo del suo incarico. Gli studenti contestano gli altri docenti ritenendo che i loro metodi siano obsoleti rispetto alle modalità utilizzate dal prof. Coward.
Non è ancora nota la decisione del corpo accademico chiamato a rivedere la decisione e lo stesso Coward ammette che la diffusione della notizia lo espone al rischio che oltre al mancato rinnovo dell'incarico a Berkeley potrebbe trovarsi anche nella situazione di non trovare più lavoro presso altre università.
L'adozione di nuovi metodi pedagogici è sempre rischiosa. Valutare l'insegnamento non significa riuscire a valutare bene. Anche in Italia i casi di Alberto Manzi e don Lorenzo Milani lo dimostrano.