19.2.16

Rubare a scuola con l'autorizzazione del prof

La presa della corrente elettrica è accanto alla cattedra, viene abitualmente utilizzata per alimentare il computer su cui è istallato il registro elettronico. Stamattina uno studente di prima mi ha chiesto se poteva ricaricare la batteria del cellulare.

Per i ragazzi è una cosa normale e anche per me non è insolito vedere cellulari attaccati a qualche spina elettrica, ma io sono pagato per insegnare il diritto e non voglio sottrarmi ai miei doveri, perciò ho aperto il codice penale e ho chiesto al mio alunno di leggere l'articolo 624.

"Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui... è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 154 a 516."




Gli ho fatto notare che tra la reclusione e la multa c'è una "e", non c'è la "o". La multa si aggiunge alla reclusione. Mi guardava con un certo smarrimento, perciò gli ho chiesto di continuare a leggere anche il secondo comma:
"Agli effetti della legge penale si considera cosa mobile anche l'energia elettrica e ogni altra energia che abbia un valore economico"

- Mi stai chiedendo di compiere un reato. Credi che io possa autorizzarti a commettere un crimine qui a scuola durante la mia ora?
- Ma lo fanno tutti professò!
- Sì lo so che lo fanno, ma resta sempre un furto.
Mentre gli spiegavo tutto questo l'alunno continuava a sistemare il filo dell'alimentatore e lo infilava nella spina.
- Io non ti ho autorizzato. Questo lo hai capito?
- Sì.
- Lo sai che non dovresti neanche portarlo il cellulare a scuola?
- Sì, vabbè.
- Hai capito che quello che stai facendo è un reato? Reato da codice penale, ti è chiaro?
- Sì, ma a me mi serve.
- Qualunque ladro può dire che gli serve quello che sta rubando, altrimenti non lo ruberebbe.

L'alunno ha fatto spallucce ed è tornato a confondersi tra i compagni che avevano approfittato della situazione per fare un po' di caciara. Nessuno ascolta un professore che parla in classe con un alunno, qualunque cosa dica.