10.2.16
Salvatore Settis sulla scuola delle competenze
Sostituire la parola “conoscenza” con “competenza” è un'idea perversa - lo dice Salvatore Settis in una intervista rilasciata a Linkiesta - Questa sostituzione è stata fatta dai pedagogisti alla nostrana, consultati a cominciare dal ministro Berlinguer e dalla Moratti in poi per le loro pessime riforme scolastiche.
L'ex direttore della Scuola Normale di Pisa ci ricorda che "abbiamo bisogno di persone con uno sguardo generale. Non bastano le conoscenze specialistiche, approfondite quanto si vuole. Ci vuole una visione collegata col senso della comunità (come del resto è scritto nella nostra Costituzione, che stiamo via via dimenticando)".
Non c’è conoscenza senza sguardo critico, cioè senza il dubbio. - dice ancora Settis - La scuola ci insegna delle cose, ma dovrebbe soprattutto insegnarci a dubitare di quello che essa stessa ci insegna.
Invece oggi si impone un modello che assomiglia a quello di Tempi moderni, di Charlot che fa l’operaio e esegue un solo gesto: prendere la chiave inglese e girare un bullone. L’ideale del nostro bell’ideologo-intellettuale-riformatore dell’educazione è proprio “formare” qualcuno che fa una sola cosa, e la fa senza pensare. Un modo di mortificare la ricchezza della natura umana. E la democrazia viene uccisa.
Le conoscenze si acquisiscono nella libertà. "La curiosità intellettuale è il sale della formazione. Guai se uno dovesse leggere i libri o guardare i film che qualcuno gli ha ordinato di guardare o di leggere. Tutti inseguiamo delle curiosità senza scopo. E lo facciamo anche con gli esseri umani: se a una cena c’è una persona interessante ci parliamo. Così dobbiamo fare anche coi libri o con la formazione."
Settis se la prende anche con la burocratizzazione che schiaccia ogni libertà. "La burocratizzazione del mondo avanza mentre gli stessi governanti continuano a dirci che stanno facendo una lotta dura e senza paura contro la burocrazia. Il fatto di dover riempire mille moduli, dover scrivere mille sciocchezze: è come se non ci si fidasse della responsabilità dell’essere umano. Un professore si giudica dai risultati, da come fa lezione agli allievi."
