Un incarico di lavoro fuori regione non è un atto persecutorio e può essere considerato deportazione, questo è ovvio, ma se proviamo a guardare un po' più in là della parola dobbiamo dire che la protesta contro un metodo sbagliato è cosa sacrosanta.
L'algoritmo ministeriale per l'assunzione in ruolo di 55mila docenti «è un modo di procedere, top-secret, non accettabile», i cui criteri di impostazione «continuano a rimanere top secret» in «una procedura complessa, che avrebbe necessitato la massima trasparenza». Invece, «le scelte della disciplina d’insegnamento e della provincia dove i docenti verranno collocati, derivanti dell’incrocio tra le graduatorie formulate e dei posti vacanti su cui assumere, avverrà nel massimo riserbo. Come se si trattasse di dati sensibili». Il sindacato ANIEF ritiene che le assegnazioni «possano essere viziate» e «c’é il fondato rischio, infatti, che dei docenti di musica si ritroveranno ad insegnare arte o scienze. O viceversa. Con evidenti danni a neo-assunti, alunni e scuole».
L'algoritmo che gestisce le assegnazioni è un azzardo perché ogni errore presente nell'algoritmo genera una lunga serie di provvedimenti viziati e diventa quasi impossibile procedere a ritroso per sanare gli atti. Inoltre è sbagliato oltre che evidentemente illegittimo mantenere il segreto sulla struttura dell'algoritmo. Tutto viene ulteriormente complicato dalla scelta di procedere su scala nazionale. In passato il reclutamento dei docenti era sempre avvenuto su base regionale. Erano i candidati a scegliere la regione. Chi voleva aumentare le proprie probabilità di vincere il concorso proponeva domanda per le regioni con un maggior numero di posti e un minor numero di candidati. Lo faceva liberamente e poi, da vincitore di concorso, non poteva lamentarsi e infatti nessuno si lamentava. Chi non poteva affrontare le trasferte faceva domanda per la propria regione senza possibilità di lamentarsi nel caso in cui non sarebbe rientrato tra i vincitori. Ora tutto è stato stravolto per ragioni incomprensibili. L'algoritmo assegna discipline e sedi incrociando liste secondo criteri segreti e così riesce a scontentare tutti. Invece di risolvere i problemi, abbiamo messo ai vertici del Ministero persone che sembrano avere voglia di moltiplicarli inutilmente.
Abbiamo assistito al caso della professoressa campana assegnata a Milano scavalcando per questione di punteggio una milanese che è stata assegnata a Sassari. Dara la precedenza a chi ha maggir punteggio è cosa giusta, si dirà, però poi accade che la docente campana debba rinunciare (non avrebbe mai fatto domanda per Milano e si trova in condizioni da non poter raggiungere stabilmente quela sede) invece la milanese accetta il posto a Sassari. Poi a Milano chi vi va? Ovviamente si scorrerà la gratuuatoria e il posto sarà assegnato a una candidata con meno punti, ed ecco che l'ingiustizia è fatta, la milanese sarà scalzata dal posto al quale ambiva da una candidata con meno punti.
Lo vogliamo capire o no che un metodo illegittimo per via del segreto, talmente sbagliato da produrre catene di errori ed ingiustizie, sta facendo solo danni oppure vogliamo continuare a parlare a vanvera di docenti con la pretesa di insegnare sotto casa?
La pretesa di nascondere gli errori in un algoritmo segreto genera in sorta di incubo kafkiano. L'algoritmo non è niente, se non una procedura automatizzata. Le decisioni sono a monte e qualcuno dovrà risponderne. Non è mai successo che un funzionario statale abbia potuto giustificare decisioni contrarie alla logica, al buon senso e anche alle norme di legge dicendo che a sbagliare non è stato lui ma la penna che ha scritto il provvedimento. Davvero siamo diventati tanto allocchi da credere all'algoritmo che prende decisioni e alla possibilità di tenerlo segreto? Non avranno mica ragione quelli che intravedono negli algoritmi una nuova orwelliana dittatura?
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AGGIORNAMENTO - arrivano finalmente le sentenze che bocciano la segretezza dell'algoritmo e le conseguenti decisioni.