Nell'articolo ci sono molte osservazioni e considerazioni di buon senso, tuttavia sono certo che andranno ad urtare la sensibilità di molti docenti. Si dirà che inclusione non significa divieto di bocciare e un ritorno alla scuola delle bocciature non può essere la soluzione. Giusto. Tuttavia l'editorialista del Corriere fotografa situazioni reali. Le sue riflessioni dovrebbero quantomeno spingerci ad uscire dagli ambiti troppo specialistici per accedere ad una visione più ampia e più concreta del ruolo della scuola nella società. Un discorso troppo ampio da poter affrontare qui.
C'è un solo punto dell'articolo su cui mi sembra utile fare qualche precisazione e sta nel caso che fa da spunto iniziale all'articolo.
I giudici hanno dato ragione ad un professore che assegnava voti bassi ai suoi allievi, tuttavia non si tratta del solito caso di ricorso presentato dalla famiglia contro una bocciatura (in genere i giudici danno ragione alle famiglie senza poter cambiare i voti della pagella, basta che l'avvocato sia riuscito a trovare il giusto cavillo per invalidare la procedura di assegnazione dei voti), l'articolo si rifà ad un conflitto col dirigente scolastico:
(il) professore non stava al gioco, e viceversa dava ai suoi studenti i voti che meritavano, il dirigente della scuola dove insegnava lo ha sospeso a suo tempo dal servizio: sanzione disciplinare che adesso, dopo ben cinque anni, il giudice del lavoro di Lecce ha però annullato dandogli ragione.I voti vengono assegnati dai docenti attraverso le loro valutazioni e le successive decisioni che si prendono nei consigli di classe. I Dirigenti devono limitarsi a presiedere i consigli assicurandone la regolarità, non hanno alcun potere sulla valutazione degli studenti. Allora com'è successo che un Dirigente abbia cercato di imporsi fino ad esercitare un'azione di mobbing e a sospendere dal servizio un docente "troppo severo" nei giudizi? E' una domanda molto importante perché sappiamo bene che il fenomeno non è raro, benché difficilmente si arrivi alla sospensione dal servizio. Qual è il vero ruolo del Dirigente Scolastico? E' un manager che gestisce le risorse senza interferire nelle valutazioni didattiche (come indicato nelle norme) oppure al di fuori delle indicazioni normative i Dirigenti sono chiamati ad esercitare una forma di caporalato che distorce la funzione della scuola, travolge i limiti e arriva anche a travisare il principio di inclusione? Se così fosse la critica delle poche o troppe bocciature non va rivolta alla scuola, ma piuttosto a chi, dall'esterno, sta utilizzando i Dirigenti in modo improprio.
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AGGIORNAMENTO 30/7/2018 - A conferma di quanto sia attuale il problema della caporalizzazione dei dirigenti si segnala la curiosa insistenza del MIUR su posizioni già dichiarate illegittime in sede giudiziaria.
