Certe riforme sembrano finalizzate all'ignoranza. In passato la storia e la geografia si insegnavano bene. Lo si faceva alle scuole elementari, quando i bambini sono pronti ad assorbire le informazioni fissandole in modo definitivo nella loro mente.
Le storie raccontate dal maestro e dalla maestra diventavano pietre miliari e le mappe geografiche appese alle pareti dell'aula si installavano nella memoria come un software, una sorta di navigatore mentale. Sulla visione dello spazio e del tempo i professori delle medie e dei licei avrebbero lavorare montando e smontando gli schemi delle mobili e complesse teorie scientifiche o delle concezioni umanistiche.
Ora alle elementari si distribuiscono pillole di sapere confezionate in moduli o progetti o esperienze frammentate. I ragazzi arrivano alle scuole superiori senza sapere se Giulio Cesare è vissuto prima o dopo di Cristoforo Colombo, se Parigi è più vicina o più lontana di Filadelfia e si trovano a studiare Geostoria, un ibrido mostruoso che qualcuno ha inventato per risparmiare un'ora settimanale. Il mostro è poi diventato un Cerbero a tre teste da quando lo stesso insegnante di Geostoria dovrebbe impartire agli studenti anche le lezioni di educazione civica che ora si chiama, mostruosamente, Cittadinanza & Costituzione.
Mescolare il tempo della storia con lo spazio della geogafia è un'assurdità che equivale a voler insegnare il teorema di Pitagora tra le note musicali. E' un modo per essere sicuri di formare la mente degli scolari in modo confusionario.
Fortunatamente ora è arrivata una sentenza che sembra voler ristabilire un po' d'ordine. Il TAR del Lazio ha stabilito che per insegnare geografia occorre un docente che abbia studiato la geografia. Sembra la scoperta dell'acqua calda, ma la sentenza è ancora al primo grado e non sappaimo come andrà a finire.