20.6.18

Gli standard dell'insegnamento

C'è un documento del MIUR che definisce gli standard della professione docente. Non so quanti insegnanti l'abbiano letto, pochi probabilmente perché questo genere di elaborati è considerato inutile da chi svolge quotidianamente il lavoro dentro le aule scolastiche.

MicroMega ha pubblicato una interessante recensione che pone una domanda fondamentale: "ha senso stabilire uno standard per una professione che è (o dovrebbe essere) per definizione estremamente creativa e libera?"

Standardizzare l'insegnamento non equivale a trasformare l'educazione in un indottrinamento? Chi pretende di poter dettare gli standard a cui tutti gli insegnanti dovranno attenersi non sta forse costruendo uno strumento di controllo che uccide la libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione?




L'autore della recensione, Carlo Scognamiglio (non è l'ex ministro), ritiene che la standardizzazione "non rende agevole la creazione di modalità didattiche nuove e non prevedibili" che spesso sono necessarie per affrontare situazioni molto particolari. Fissare confini, come pretende di fare il Ministero, è inutile, forse dannoso.
Il MIUR ha in mente un modello professionale che è privo di aperture. L’insegnamento è invece una professione estremamente creativa. Il “modello” di insegnante che meglio riesce a trasmettere non solo passione, ma anche cultura – come spesso emerge anche dalle candidature al World Teacher Prize – si fonda sull’imprevedibile creatività con cui il docente riesce a dribblare alcune difficoltà e sperimentare o ideare nuove metodologie, contro tutti gli standard consolidati.
L’insegnamento, invece, se ingabbiato in processi carrieristici fondati sull’auto-adeguazione alle aspettative dello staff dirigenziale, tende a morire. La ragione di una resistenza storica da parte dei docenti all’idea della competizione e gerarchizzazione interna è in fondo questa.