17.5.19

L'assurda pretesa di una scuola depoliticizzata

La professoressa Rosa Maria Dell'Aria è stata sospesa per due settimane con relativa decurtazione dello stipendio a causa di un video realizzato dai suoi alunni in occasione del "Giorno della Memoria". L'Ufficio Scolastico Provinciale di Palermo (ex Provveditorato agli Studi) l'ha ritenuta colpevole di mancata vigilanza, non avrebbe impedito ai ragazzi di fare un raffronto tra i provvedimenti del regime fascista e quelli adottati recentemente dal governo italiano. Come dire che ogni giudizio sulla politica è vietato e gli insegnanti devono rispettare e imporre tale divieto.

Il video degli studenti è visibile a questo link e anche qui

Il provvedimento punitivo è stato sollecitato da un tweet pubblicato da un attivista di estrema destra, poi rilanciato dall'esponente leghista Lucia Borgonzoni che auspicava una cacciata definitiva della docente dall'insegnamento. Il procedimento disciplinare avviato dall'USP di Palermo ha accertato che il video era stato realizzato liberamente dagli studenti e si è concluso con una sanzione a carico dell'insegnante per mancata vigilanza. Questa motivazione fa intendere che gli insegnanti avrebbero il dovere di censurare i lavori svolti dagli studenti e impedire loro di esprimere opinioni critiche nei confronti delle autorità costituite.


Il provvedimento in questione non rappresenta solo una violazione eclatante del principio di libertà dell'insegnamento, ma addirittura fa pensare ad un tentativo di trasformare gli insegnanti in censori ideologici dei loro allievi.

Per fortuna il caso sta suscitando ampie reazioni. Sono moltissimi gli esponenti politici e le sigle sindacali intervenute a difesa della professoressa Dell'Aria. L'USB ha lanciato anche una petizione on-line (si può firmare da questo link). Tuttavia il caso desta preoccupazione perché non è unico, si aggiunge ad altri casi di false accuse o di tentativi di intimidazione nei confronti di docenti non allineati. Rispetto al precedente verificatosi in una scuola di Crotone il ministro Bussetti rilasciò dichiarazioni che non vanno a favore della libertà di insegnamento, non sembrano interessate a tutelare la formazione di un pensiero critico e ancor meno salvaguardano la libertà di pensiero degli studenti.

Credo che ormai sia evidente a tutti che la sanzione comminata alla professoressa Dell'Aria è ingiusta e spero che qualcuno vorrà anche domandarsi se c'è un responsabile per il grave danno arrecato all'immagine del sistema scolastico italiano, ma il caso torna a riproporre la questione delle idee politiche manifestate in sede di insegnamento e va ben oltre il presunto dovere di vigilanza poiché accade spesso che sia il docente ad esprimere personalmente giudizi politici. Può farlo o deve sempre mantenersi in una assoluta neutralità ideologica?

Quanto alla vigilanza diciamo subito che certamente esiste per l'incolumità fisica degli studenti, ma non può estendersi all'espressione di opinioni che non offendono nessuno. E non si dica che l'accostamento fatto nel video era offensivo per il ministro Salvini, giàcchè il video non contiene alcun epiteto personale, si limita a fare raffronti tra fatti e leggi del passato con fatti e leggi del presente.  E sembra che questo sia stato ben compreso dallo stesso Salvini.

Quanto al rapporto tra libertà di insegnamento e manifestazione delle opinioni politiche mi tornano in mente gli anni, ormai lontani, della mia formazione liceale. Allora il politico di maggior rilievo era Giulio Andreotti e molti, anche tra noi che eravamo studenti, lo accusavano di essere colluso con la mafia. Andreotti all'epoca era incensurato, il giornalista Pecorelli era ancora vivo, e dire mafioso di qualcuno era al limite della diffamazione, ma non ricordo nessuno tra i nostri insegnanti che ci minacciava di denunce o di sospensioni. C'era piuttosto chi cercava di smontare le nostre tesi e c'era anche qualche professore che le condivideva spiegandoci anche quali fossero i metodi del controllo dei voti nelle terre di mafia e lo faceva senza timore di conseguenze. La libertà di insegnamento non era minacciata. Nessuno allora si scandalizzava dei docenti che parlavano di politica con gli allievi, a meno che non facessero propaganda di tipo personale a favore di qualche candidato.

Negli anni successivi Andreotti fu processato e in una sentenza fu acclarata la sua, già prescritta, collusione con la mafia, ma in quegli anni non ci furono tentativi da parte sua di reprimere la libertà di pensiero. Di quegli anni in cui i fascisti evitavano di esporsi e si nascondevano dietro l'apparenza finto-borghese di Giorgio Almirante, ricordo anche le vignette di Forattini che mostravano Craxi con gli stivaloni e la camicia nera. La libertà di satira (esiste ancora?) suggeriva accostamenti irriverenti che erano sicuramente più azzardati di quelli che oggi vengono fatti rispetto a Salvini e credo che nessuno si sarebbe stupito di una ricerca scolastica che avesse voluto usare anche le vignette di Forattini o le critiche più spinte alle decisioni politiche.

Si era troppo liberali allora o stiamo diventando troppo illiberali oggi?

Una legge del 1981 abolì l'obbligo di giuramento per gli insegnanti. La legge fu approvata a seguito di una protesta e di un prolungato sciopero della fame di un docente bolognese, Alessandro Galli. L'abolizione del giuramento fu fortemente sostenuta anche dall'allora Presidente Sandro Pertini. Se oggi il nostro ordinamento giuridico esonera gli insegnanti dal giuramento richiesto a tutti gli altri dipendenti dello Stato non lo fa per concedere loro un privilegio, non si tratta di una licenza a dire qualunque cosa, bensì di un logico corollario del principio sancito dalla Costituzione:
L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
Non si può impedire a un docente di esprimere il proprio pensiero perché è impossibile insegnare alcunché senza manifestare il proprio orientamento culturale che sta alla base dell'orientamento politico. Chi impose a Galileo l'obbligo di abiurare pensava di star facendo una cosa giusta, credeva di dover difendere una verità evidente già acclarata in testi sacri dalle bizzarrie di un pisano che vendeva oroscopi, ma oggi sappiamo che non avrebbe dovuto farlo, perché nessuno è depositario della verità. Ce l'ha insegnato Socrate, anche lui condannato con l'accusa di diffondere insegnamenti pericolosi, come Gesù di Nazareth, come Giordano Bruno e tanti altri meno noti. Qui vorrei ricordare qualcuno: Raffaele Persichetti picchiato nel Liceo Visconti di Roma da una squadraccia fascista, Mahmoud Al Asali, docente di diritto islamico a Mosul dove è stato ucciso davanti ai suoi studenti, Massimo Ferrara, giurista cattolico, schiaffeggiato davanti agli studenti dell'Università di Napoli, Rezaul Karim Siddiquee, insegnante ucciso in Bangladesh perché si professava ateo.

Oggi qualunque persona di media istruzione sa che nessuno avrebbe mai dovuto impedire a Galileo, a Giordano Bruno o a Socrate di impartire quegli insegnamenti che si opponevano alle credenze dominanti, ma poi si sono rivelati importantissimi per il progresso dell'umanità. Nessuno dovrebbe immaginare di poter mettere filtri ideologici nelle scuole.


La scelta liberale offre spazio a qualunque teoria e ci si potrebbe stupire che la facoltà di insegnare nelle scuole pubbliche sia stata concessa anche a Toni Negri e a Mario Merlino, sostenitori di ideologie contrapposte e invise ai moderati. Un giuramento di fedeltà alla Costituzione impedirebbe al prof. Nicola Cospito di esibire il proprio insegnamento antidemocratico perfino nel titolo di un suo libro, invece lui può farlo, approfittando da antidemocratico delle libertà democratiche che pubblicamente avversa. Lui non cambierà idea, ma anche per lui noi democratici dobbiamo rifarci al principio di Voltaire e non possiamo rinunciare alla difesa del diritto di esprimere qualunque idea.

Qualcuno certamente si chiederà se la libertà di parola debba essere relegata in qualche angolino nascosto, come lo speakers corner di Hide Park, piuttosto che esercitarsi anche da una pubblica cattedra. La nostra Costituzione su questo punto è molto chiara: la libertà di manifestare il proprio pensiero si può esercitare con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Quindi, se una persona possiede i titoli richiesti per insegnare, potrà farlo anche attraverso il suo insegnamento.

Non dobbiamo cedere al timore dell'indottrinamento. Tale rischio esiste solo dove un'intera scuola si allinea ad un certo orientamento e lo impone agli studenti. Singoli professori come Toni Negri, Mario Merlino e Nicola Cospito possono convincere temporaneamente qualche loro studente, che probabilmente si sarebbe comunque fatto influenzare anche da teorie apprese fuori dalla scuola, ma non hanno il potere di imporre una dottrina. Sono i Ministri e i Provveditori ad avere tale potere. Una legge che vietasse l'insegnamento di teorie politiche avrebbe stroncato anche l'insegnamento, anch'esso politico, di un Piero Calamandrei o di un Aldo Moro.

Nella scuola laica statale il rischio dell'indottrinamento è escluso proprio dal pluralismo di idee che è garantito dalla stessa libertà di insegnamento. L'unico controllo che si può e si deve esercitare nel conferire l'abilitazione ad insegnare nelle scuole pubbliche riguarda la padronanza degli strumenti teorici che caratterizzano la disciplina che si intente professare. Nessun limite di tipo ideologico o politico può essere imposto. Nessun giuramento dev'essere riproposto. Qualunque opinione esposta da un docente, a scuola o fuori dalla scuola, è lecita purchè vi sia la piena libertà di contrastarla, sia da parte degli altri docenti, sia da parte degli allievi. Solo così la scuola è davvero palestra di libero pensiero.

Come si potrebbe mai chiedere ai docenti di insegnare la storia e la filosofia, il diritto e l'economia, la letteratura e l'educazione civica conservando una assoluta neutralità rispetto ai fatti di attualità e alle discussioni politiche del presente?  La pretesa neutralità politica che dovrebbe impedire ai docenti di esprimere qualunque tipo di opinione o critica politica è illusoria e spesso è solo un falso pretesto per esercitare controlli ideologici. Però con questo non stiamo dicendo che la libertà di parola e la libertà di insegnamento non conoscono limiti. Resta sempre il divieto di offendere o di diffamare, a nessuno è consentito istigare all'odio o alla criminalità. C'è stato il caso di un'insegnante che avrebbe voluto uccidere tutti i musulmani e si augurava anche la morte dei bambini e rivolgeva insulti della peggior specie all'indirizzo dell'allora presidente della Camera dei Deputati. Non è stata licenziata, ma trasferita a mansioni amministrative. Speriamo che sia sufficiente e che non le venga in mente di far qualcosa contro immigrati e musulmani manipolando i documenti della segreteria.

Recentemente una trasmissione televisiva ha segnalato il caso di Sebastiano Sartori, già segretario regionale di Forza Nuova, che si dichiara nazista, ammiratore di Himmler e del Ku Klux Klan. Sui social ha scritto che la senatrice Liliana Segre starebbe bene in un termovalorizzatore. E' chiaro che qui non si tratta più di idee politiche, queste sono istigazioni al crimine, sono segnali pericolosi non solo per gli studenti e non ci stupisce di vedere che provengono da persone molto ignoranti e intolleranti che solo per questo non avrebbero mai dovuto ottenere l'abilitazione all'insegnamento:
"I nostri ragazzi hanno paura a controbattere, perché il suo atteggiamento è aggressivo e prepotente anche con i colleghi".