DAD significa Didattica a Distanza, quella che in Italia cominciò coi corsi per corrispondenza della Scuola Radio Elettra di Torino
Finora la scuola italiana aveva snobbato la digitalizzazione. Molti soldi furono spesi per l'acquisto delle LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) utili a portare la rete internet dentro le aule ma utilizzabili solo nella didattica in presenza. L'esperienza delle Università Telematiche è stata vista come furbizia utile a sdoganare corsi facilitati. Ora l'emergenza ha proiettato da un giorno all'altro tutte le scuole nella nuova dimensione della DAD: la scuola non si ferma, ci dice con orgoglio la Ministra e ce lo ripetono tanti volenterosi missionari dell'insegnamento: la scuola prosegue con la DAD.
Maestre e professori a lavoro da mattina a sera per preparare slide, videolezioni e connessioni in video conferenza. Una pioggia di tutorial e arrivano anche i finanziamenti ministeriali per dotare tutti gli alunni degli strumenti indispensabili. Insegnanti che non avevano alcuna esperienza di e-learning e poca dimestichezza con gli strumenti elettronici si sono velocemente convertiti per non essere da meno degli altri.
C'è chi immagina che nella scuola il virus abbia prodotto una mutazione che diventerà stabile nel futuro dell'insegnamento e non manca chi legge il fenomeno al contrario: il teleinsegnamento visto come causa e non come effetto. Il teleinsegnamento era già avviato da tempo a diventare lo strumento ideale per trasformare la classe docente, finora composta da rappresentanti di una cultura borghese liberale, pluralista ed incontrollabile, con una nuova classe di "operatori scolastici" formati per essere somministratori-facilitatori di un sistema di indottrinamento centralizzato e diffuso attraverso i dispositivi elettronici. Ora gli artefici di questo modello sociale omologato e omologante possono sfruttare l'occasione dell'emergenza per superare ogni resistenza ideologica. La DAD è diventata l'unica soluzione possibile. La riforma della scuola si farà col tipico automatismo imposto dal ben collaudato metodo della Shock-Economy.
Per fortuna qualche voce dissidente c'è. Qui vorrei segnalarvi quelle di una mamma e di una studentessa:
- la studentessa Elisa Mondin ci dice che non vorrebbe continuare ad ad "ingerire la pillola giornaliera di una conoscenza sterile" e ci chiede di mantenere la DaD solo come modalità provvisoria ed eccezionale.
- la mamma Silvia Quarello con due lauree e 15 anni di esperienza nel campo dell’ICT come IT Architect, quindi non relegabile nella categoria dei soggetti tecnologicamente e pregiudizialmente arretrati, ci dice che "questo sistema non può funzionare, che questa Didattica a Distanza è mortifera per l’essere umano".
non è un computer e una linea internet veloce a ridurre le differenze socio-economiche e culturali dei bambini e dei ragazzi, bensì la possibilità data a tutti di uscire di casa, di vivere e frequentare un ambiente diverso da quello della propria famiglia d’origine. E mai come nel quartiere del Giambellino-Lorenteggio di Milano in cui vivo questo è vero.
E’ il fatto di poter uscire dal cortile malmesso di una casa popolare, dove micro-criminalità e violenza sono i coinquilini con cui si deve convivere, è questa possibilità di uscire da lì ed entrare in contatto con insegnanti, educatori, allenatori sportivi, e bambini che vivono altre realtà famigliari a permettere a ciascuno di sognare per se stesso un futuro diverso dal proprio passato, dalla casa in cui si è nati. Se azzeriamo questo, non ci sarà più alcuna possibilità di riscatto sociale.