LUNEDì 30 Maggio - Sciopero della Scuola
Nelle scuole italiane lavora un milione di persone (tra insegnanti, impiegati e collaboratori scolastici) più di ogni altro comparto lavorativo, ma lo sciopero della scuola coinvolge anche tutte le famiglie con figli in età scolare, cioè la maggioranza delle famiglie italiane. Quindi uno sciopero indetto nelle scuole da tutte le maggiori sigle sindacali dovrebbe essere una notizia di gran rilievo, invece la stampa ha creato uno strano silenzio.
Pochi insegnanti scioperano. Sono avviliti, spesso disinformati (non ci sono più assemblee spontanee), poco sindacalizzati (chi prende una tessera sindacale lo fa solo per poter fruire di servizi gratuiti dai patronati) ma soprattutto sanno che scioperare è inutile. Nessuno mai li ascolterà. Eppure sulla scuola si sta giocando una partita importante per il futuro del nostro paese.
Il PNRR di Mario Draghi ridurrà nei prossimi anni gli investimenti sulla scuola. Si passa dal 4% del PIL al 3,5, mentre altri paesi europei investono circa l'8%.
Il Ministro Bianchi procede con Decreto Legge per la riforma del reclutamento e della formazione degli insegnanti. Decide da solo, senza consultare nessuno o forse consultandosi solo con le solite lobby.
Sono questioni di enorme importanza, non sono difficoltà temporanee da risolvere con decreto d'urgenza. Dovrebbe essere il Parlamento a discuterne. Dev'essere una legge che stabilisce i ccriteri di reclutamento per diventare insegnanti e poi stabilire anche quale tipo di aggiornamento dev'essere richiesto agli insegnanti.
NB - aggiornamento: gli insegnanti si devono aggiornare, come tutti gli altri professionisti. Non si devono formare! Parlare di "formazione" è sbagliato perché induce a pensare che sono state mandate in cattedra persone non formate e quindi non idonee. Badate: non è un errore banale. Dietro questo apparente errore terminologico si nasconde l'intenzione di abolire la libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione. E' una strategia che nasconde l'intenzione, ormai già in atto, di creare un corpo docente telecomandato attraverso continui corsi di formazione imposti dall'alto.
Basta riascoltare le parole di Calamandrei per capire che con la libertà di insegnamento è in gioco la sopravvivenza della democrazia. Il problema è importantissimo. Per tutti!
Eppure sembra che nemmeno i sindacati riescano a capire la differenza, oppure (impossibile non sospettarlo) sono complici:
"La formazione è un diritto e gli insegnanti, non sono contrari" (Francesco Sinopoli - segretario Generale FLC-CGIL)
No, signor Sinopoli. Dobbiamo essere tutti fortemente contrari. Sono gli studenti si devono formare per diventare insegnanti. I giovani devono studiare, per accumulare sapienza ed esperienza, in modo che alle selezioni si presentino i migliori e siano abilitati ad insegnare solo i migliori tra i migliori.
Poi, quando saranno diventati insegnanti, dovranno AGGIORNARE il loro sapere, dovranno MIGLIORARE la loro esperienza. Per farlo dovranno imparare a COLLABORARE mettendo insieme e scambiandosi le competenze acquisite.
L'idea di differenziare le retribuzioni con una finta meritocrazia (la pagella stilata dai formatori di nomina ministeriale) che andrà a premiare solo i più furbi e i più servili, così come è scritto nel decreto del ministro Bianchi, è un'idea distruttiva. Mette gli uni contro gli altri in una inutile competizione che offrirà agli studenti uno spettacolo di sotterfugi e di meschinità, farà emergere il peggio da ognuno. E' una direzione che s'è già dimostrata ampiamente sbagliata. A chi non l'avesse ancora capito consiglio di ascoltare le parole di Joshua Katz e di Dan Pink. Il concetto era stato espresso con maggiore incisività anche da Nicholas Negroponte:
"La competizione è la radice del male".
Possiamo ritrovare questo concetto anche nelle analisi che in questi giorni alcuni esperti stanno facendo riguardo alle esplosioni di violenza come quella accaduta nel Texas, con 21 morti.
E se la scuola fosse a sua volta un luogo che propone e alimenta relazioni violente? Spinta alla competizione, medicalizzazione dei problemi relazionali, disuguaglianze sociali, disuguaglianze nell’accesso al mondo del lavoro sono aspetti che permeano pericolosamente anche le scuole italiane. (...) abbiamo modelli di inclusione sociale fragili, basati sulla pretesa rivolta agli inclusi di accogliere gli esclusi. Mancano metodi, strategie per promuovere l’integrazione nelle scuole. (Andrea Civitillo - psicologo)
Lasciatemelo dire: per correggere queste storture imposte dal totalitarismo neoliberista occorre cominciare dal principio di uguaglianza, dall'art.3 della Costituzione che impone il dovere di non discriminare e dall'art. 36 che stabilisce la sacrosanta regola che ad uguale lavoro deve corrispondere un uguale compenso retributivo.
