Ristrutturazione dell'amministrazione scolastica e vera autonomia didattica delle scuole
PREMESSA - Nella scuola, come in altri settori basati sulla professionalità individuale (giustizia, sanità, giornalismo, ecc.) occorre restituire autonomia e responsabilità al professionista dell'insegnamento, contrastando la tendenza alla burocratizzazione e spersonalizzazione. Nell’ambito scolastico ciò implica il pieno riconoscimento del carattere professionale (e non impiegatizio) dell'insegnamento, un passo necessario per restituire al docente la perduta autorevolezza.
La presente proposta è allineata alle rivendicazioni già avanzate negli anni da varie associazioni professionali (Gilda degli insegnanti; Gruppo La Nostra Scuola; Associazione Agorà 33; LIP Scuola; Manifesto dei 500 ed altri) che hanno denunciato il dannoso processo di aziendalizzazione, burocratizzazione e spersonalizzazione delle relazioni. In questo senso purtroppo sono andate tutte le riforme degli ultimi 25 anni, pertanto occorre intervenire con una inversione di tendenza (una vera retromarcia) che possa restituire agli insegnanti e agli studenti (veri protagonisti della vita scolastica) dignità di persone e autonomia di scelte all'interno di un sistema che riconosca da una parte il valore delle autentiche relazioni umane, dall'altra l'autorevolezza della funzione professionale tutelata costituzionalmente dal principio di libertà di insegnamento (art.33 Cost.). Un principio ormai abbandonato in nome di una malintesa meritocrazia che vorrebbe imporre carrierismo e gerarchizzazioni di impronta aziendale e impiegatizia.
La situazione attuale: autonomia economica e amministrativa senza autonomia didattica
A partire dalla riforma di Luigi Berlinguer, nota come "Autonomia Scolastica", il sistema scolastico italiano è stato letteralmente 'fatto a pezzi'. Le funzioni svolte dall'apparato, che era costituito da Ministero della Pubblica Istruzione - Sovrintendenze Regionali e Provveditorati Provinciali, sono state trasferite ai singoli istituti scolastici con una dannosa disgregazione di funzioni e un enorme aggravio di gestione per le scuole. Ciò è stato fatto in nome di una autonomia scolastica intesa come aziendalizzazione delle singole scuole messe in concorrenza l'una con l'altra. I Presidi sono stati sostituiti da Dirigenti Scolastici di nomina ministeriale, secondo una logica contraria all’idea di autonomia. I Dirigenti dovrebbero avere competenze manageriali che di fatto non hanno. Sulle segreterie scolastiche sono state scaricate complesse incombenze che prima spettavano all'apparato statale (Provveditorati provinciali e Sovrintendenze regionali) generando una dispendiosa moltiplicazione di uffici chiamati a svolgere procedimenti analoghi e paralleli.
L'apparato amministrativo della pubblica istruzione è stato quasi totalmente demolito per perseguire una logica di competitività che è penetrata anche all'interno delle singole scuole nella forma di carrierismo tra insegnanti, contese per accaparrarsi incentivi e progetti, ossessione valutativa nei confronti degli studenti chiamati a continue gare (prove invalsi, olimpiadi della matematica, dell'informatica, della filosofia, ecc.). Il nostro sistema scolastico è ormai diventato una insensata e ossessiva palestra di competitività, nonché fabbrica di individui stressati. Inoltre l'intervento dei genitori a tutela dei propri figli va quasi sempre a peggiorare e inasprire ulteriormente la situazione.
I Dirigenti Scolastici si illudono spesso di poter gestire la complessità accentrando il controllo nelle proprie mani e in quelle dello staff, ma in tal modo gli organi collegiali della scuola vengono svuotati e si ottiene l'effetto contrario a quello sperato: le decisioni del Dirigente sono quasi sempre mal sopportate, viste come imposizioni arbitrarie imposte da chi non conosce le situazioni specifiche.
Il sistema creato negli ultimi decenni dall'autonomia scolastica lede sia la libertà di insegnamento, sia l'autonomia degli organi collegiali. E' un sistema anche diseducativo perché anti-democratico. Alimenta lo spirito di sopraffazione invece della collaborazione.
La didattica non è autonoma. E’ stata sottratta alla sfera della libertà di insegnamento e viene sempre più imbrigliata in pedagogismi intesi come standardizzazione di procedure. Si pretende che tutto debba essere rigorosamente programmato e soggetto a continue rendicontazioni scritte. La didattica trasformata in procedure pedagogiche vincolanti nega ogni spazio al rapporto umano tra docenti e studenti. Inoltre costringe gli insegnanti ad un immenso e sterile lavoro burocratico. L’intento di rendere controllabile e valutabile ogni singola fase delle attività didattiche ha creato un mostro burocratico che non raggiunge neanche l’effetto sperato perché quasi mai vi sarà reale corrispondenza tra le programmazioni, le rendicontazioni e lo svolgimento effettivo delle attività didattiche.
Burocratizzazione e spersonalizzazione stanno soffocando la scuola italiana. Lo studente costretto continuamente a performance misurabili diventa esso stesso un semplice ingranaggio del sistema, un numero, e viene sottoposto ad uno stress continuo che richiede sempre maggiori interventi psicologici. Il rapporto personale tra docente e discente scompare o resta eccezionale e in alcuni casi anche scabroso.
La dannosità del processo di aziendalizzazione falsamente denominato "autonomia scolastica" è stato denunciato dagli osservatori più attenti e autorevoli della cultura italiana (Salvatore Settis, Umberto Galimberti, Paolo Crepet, Massimo Cacciari, Alessandro Barbero, Tomaso Montanari) i cui allarmi purtroppo sono rimasti finora inascoltati. La politica ha preferito seguire le indicazioni provenienti dalle associazioni di industriali e loro emanazioni (Fondazione Agnelli, Treellle, Invalsi, ANP) interessate solo a creare occasioni di profitto trasformando l'istruzione in un mercato della formazione lavorativa.
La soluzione: ristrutturazione dell'apparato amministrativo e vera autonomia didattica.
L'autonomia scolastica va attuata in senso opposto rispetto a quello che è stato fatto finora: poca autonomia amministrativa e contabile, molta autonomia didattica.
1) razionalizzazione amministrativa
Tutte le funzioni amministrative devono essere gestite dagli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali, come avveniva in passato con provveditorati e sovrintendenze regionali.
Solo un riaccentramento delle funzioni amministrative può evitare la moltiplicazione di procedure attualmente svolte all'interno di ogni singola scuola con frequenti situazioni di inadeguatezza e di conflitto tra scuole.
Gli Uffici Scolastici Provinciali potranno gestire tutte le gare d'appalto, i bandi, le graduatorie dei supplenti, i trasferimenti, le aspettative, i collocamenti in pensione, ecc. Tali uffici potrebbero dotarsi di strutture specializzate per la gestione e manutenzione degli edifici scolastici, funzioni oggi affidate agli uffici amministrativi comunali e provinciali che non conoscono le esigenze scolastiche. Un apparato interno al sistema scolastico potrebbe invece provvedere a realizzare edifici e ambienti adeguati ad una didattica moderna con tutte le attrezzature necessarie, non solo aule spoglie con semplici file di banchi e sedie.
Presso gli Uffici provinciali saranno istituiti anche i consigli dell’Ordine professionale dei Docenti.
2) vera autonomia didattica delle scuole
Il governo della singola scuola, intesa come comunità educante, dev'essere di tipo collegiale. Ciò richiede alcune condizioni:
a) pari dignità e parità di retribuzione tra tutti i docenti nel rispetto dell'art. 36 Cost. con la sola eccezione di indennità di anzianità; compensi per attività straordinarie o extrascolastiche; indennità di servizio per chi è chiamato ad operare in zone particolarmente disagiate.
b) preside elettivo - il preside dev'essere un primus inter pares, eletto dal collegio dei docenti (come già avviene nelle università) per un periodo limitato di tempo (tre-cinque anni);
c) funzionalità gestionale - ogni istituto scolastico dev'essere dotato di un proprio ufficio di presidenza e segreteria, senza possibilità di fusioni tra istituti con finalità didattiche differenziate o collocati in comuni diversi (salvo eccezioni per comuni di piccolissime dimensioni). I costi non saranno eccessivi perché il preside non sarà un manager, ma un semplice docente a cui spetta solo una indennità aggiuntiva; la segreteria avrà funzioni molto alleggerite. Abolite le contrattazioni di istituto che sarebbero inutili in assenza di differenze retributive peraltro escluse dalla costituzione. Eventuali contrattazioni sindacali saranno accentrate a livello provinciale.
Queste condizioni sono necessarie per svolgere una didattica concordata e condivisa tra docenti in un ambiente sereno e collaborativo, cioè non avvelenato da competitività, invidie, gelosie e ossessioni valutative. La didattica va calibrata sulle esigenze degli studenti e non imposta da formule pedagogiche o da entità esterne come Invalsi.
Occorre chiarire che le condizioni necessarie ad una scuola orientata democraticamente secondo i principi costituzionali sono incompatibili con tentazioni carrieristiche, gerarchie tra insegnanti, dirigenti nominati dall'alto che agiscono come potestà, conflitti ricorrenti per acquisizione di progetti e progettini.
I fondi necessari non devono essere conquistati attraverso sponsorizzazioni o vincite di gare per assegnazione di fondi PON. Tutti i fondi dovranno essere assegnati dallo Stato in base alle esigenze di ciascun istituto scolastico tenendo conto di parametri oggettivi: dimensioni, qualità delle attrezzature, specificità del territorio, ecc.
I fondi PON saranno gestiti dall’apparato amministrativo per essere assegnati alle singole scuole in modo concordato con esse.
3) reclutamento e aggiornamento
Il reclutamento dei docenti non può essere una gimcana per acquisire crediti formativi, bollini vari o superamento di altri ostacoli in continuo cambiamento. Occorre bandire un concorso annuale nazionale da svolgere su base regionale con regole chiare e stabili. Il concorso sarà bandito dal Ministero in collaborazione con l’Ordine Professionale dei Docenti. Questa regolarità è una condizione importantissima per garantire che il conseguimento della cattedra sia il traguardo di chi ha scelto di fare l’insegnante e si è adeguatamente preparato, evitando che vi pervenga chi si è trovato casualmente a vincere la corsa ad ostacoli mobili tra corsi, supplenze e questionari valutativi.
Il concorso a titoli ed esami dev'essere affidato ad una commissione mista di docenti ed esperti esterni scelti a sorte e provenienti da altre regioni. All'esame di carattere esclusivamente disciplinare si può aggiungere una prova attitudinale.
I vincitori di concorso svolgeranno la prova di un anno il cui esito sarà valutato da una commissione interna alla scuola in cui è stata svolta. Il docente in prova non dev’essere gravato di altre incombenze di carattere burocratico (tesine informatizzate, registrazioni su piattaforme, questionari valutativi o altro). In caso di esito negativo l’interessato potrà chiedere di essere sottoposto ad un secondo (e ultimo) anno di prova presso altra scuola.
Nella prova di concorso non può essere considerata preclusiva o premiale la conoscenza di teorie pedagogiche, perché è noto che solo una buona attitudine naturale, a cui si aggiungerà l'esperienza acquisita negli anni, conferisce al docente la capacità di gestire adeguatamente la didattica e di risolvere i relativi problemi. La presunzione, oggi imperante, che le capacità pedagogiche siano trasmissibili o verificabili a quiz dev’essere definitivamente abbandonata.
Per il proprio aggiornamento professionale ogni docente deve poter scegliere liberamente i corsi in base alle esigenze proprie, della scuola e dell'ambiente in cui si trova ad operare, inoltre deve godere di permessi e di rimborsi spese. L’aggiornamento può essere disciplinare o metodologico.
4) abbandono dell'ossessione carrieristica e valutativa
Per i docenti non si dovrà mai parlare di "formazione" perché nessuno dovrebbe mai accedere alla delicata professione di insegnante se non adeguatamente formato. Il docente avrà un obbligo di aggiornamento che potrà essere valutato analogamente a quello che già avviene per gli altri ordini professionali (avvocati, medici, ecc.) dal Consiglio dell’Ordine dei Docenti istituito in ogni provincia e articolato in dipartimenti disciplinari per raggruppamenti di classi di concorso. Per esempio potrà essere istituito un dipartimento provinciale dei docenti di matematica, fisica e informatica; uno per storia, geografia, filosofia e religione; uno per chimica e biologia; uno per diritto ed economia; uno per lingue e letterature; uno per discipline tecniche o artistiche.
Per coloro che dovessero dimostrarsi inadeguati il Collegio dei Docenti potrà richiedere il trasferimento a compiti diversi dall'insegnamento. Contro la decisione l'interessato potrà richiedere di essere messo in prova in un'altra scuola, ma dovrà abbandonare l'insegnamento se risulterà inadeguato anche a giudizio della nuova scuola.
Per mancanze di minore rilievo il Preside avrà il potere di deferire il docente a una commissione disciplinare provinciale. Rispetto alla decisione della commissione sarà possibile proporre ricorso in appello ad una commissione disciplinare istituita presso il ministero.