Mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura.
- Scusi, è lei il professore?
- No, non sono il professore, è il caso però che attualmente mi trovo a fare questo mestiere. Dunque lo faccio, ma non lo sono, perché io sono quello che ero anche prima facendo altri mestieri.
- Ah, dicevo bene: lei è il professore dunque.
- Se proprio insiste, diciamo che faccio il professore, dunque professo.
- Professa? così come si potrebbe professare una fede?
- No, professo una disciplina educativa.
- Dunque lei è un educatore.
- Sì, dovrei e-ducare nell'antico senso di e-ducere, cioè condurre fuori, ma non fuori dall'aula come può capitare per qualche discolo, fuori dagli abissi profondi e silenti dell'animo. E-duco vuol dire che aiuto gli studenti a e-trarre da se stessi le proprie potenzialità creative ed espressive. Insegno loro a riconoscere e coltivare le proprie risorse migliori, li invito a ordinarle e curarle tenendo sotto controllo le pulsioni sconvenienti alla vita di relazione.
- Ci riesce, professore, a estrarre il bambino civile dal bambino selvaggio, così come una levatrice trae fuori il neonato dal ventre della madre?
- E' l'arte maieutica del buon vecchio Socrate. Ci proviamo. La scuola è una sala parto dei pensieri con l'uso delle parole.
- Molti nati oggi?
- Pochi pensieri nascono. Molti aborti, feti malformati, pensieri clonati, cervelli sterili. E poi c'è la concorrenza.
- Quale concorrenza?
- Oggi la scuola si scontra con una pressione di chi educa a comprimere le tendenze creative, le curiosità, le aspirazioni... le sopprime per abbandonare i giovani alle loro pulsioni più immediate ed istintive: vanità, prevaricazione, ostentazione, aggressività. Un'antieducazione guidata da un malinteso senso di libertà selvaggia. Un tempo c'erano i circhi e le arene, pubblici scannatoi. Oggi i giochi si praticano nelle stanze del Grande Fratello televisivo, nell'Isola dei Famosi naufragati, nelle risse verbali dei Talk Show, nell'arena degli Amici di Maria De Filippi. Come gladiatori messi a combattere contro bestie feroci, però non c'è sangue, le bestie hanno sembianze umane e s'avventano sull'anima, strappano i sentimenti e li espongono al pubblico ludibrio. I gladiatori di Maria de Filippi usano il gladio dell'umiliazione verbale, fanno schiumare di rabbia l'avversario, gli fanno vomitare emozioni lacerate, si strappano reciprocamente le viscere dell'anima. Un massacro disgustoso. Tutto per la conquista di un trofeo di notorietà: l'audience.
- Se non partecipi allo spettacolo non sei niente: non esisti!
- E' la legge della selva, dove comandano le belve. Là entriamo ogni giorno in cerca di allievi.
- Allievi da allevare?
- Da salvare, cerchiamo di sottrarli a quel destino da schiavi, destinati a diventare vittime innocenti dello spettacolo. Allievi da restituire a se stessi. Ogni giorno affiliamo i pugnali delle parole, indossiamo gli amuleti del sapere, ogni giorno rinnoviamo i segni che aiutano a non smarrire il sentiero, e ci addentriamo nella boscaglia dell'ignoranza, della volgarità, dell'inganno, della sopraffazione...
- E' dunque questa la selva selvaggia e aspra e forte? Pensavo fosse una cosa vecchia, un paesaggio di tempi andati.
- Invece ci sei dentro, piccolino, ma se vuoi potrò condurti fuori, potrò e-ducerti.
- Sì, vabbene prof, ma un'altra volta. Ora devo andare, c'è Beatrice che mi aspetta.