Ecco la solita notizia dell'impunito. Lui con quello sguardo duro, feroce, ha ucciso una povera donna dall'aspetto angelico e non viene punito. E' libero. Rilasciato per il solito buonismo della legge e dei giudici o perdonato con qualche pretesto che non vale nemmeno la pena di indagare. Questo diranno i miei alunni, delusi e indignati di fronte a notizie che trovano ogni giorno.
Che significa "è già libero"? Avrà scontato pochi giorni di pena, qualche mese? un solo anno? Non importa, l'unica cosa evidente è la certezza di vivere in un paese dalla giustizia flaccida.
I ragazzi non la sopportano la giustizia che non infligge sempre il massimo della pena. Loro vogliono la pena di morte, le celle di tortura, la sofferenza più estrema che conoscono dai film di Tarantino. La pietà è un rammollimento, il perdono è un'ipocrisia dei preti.
Che poi i fatti non sono quelli che si leggono nel titolo della notizia non lo vedranno mai. Basterebbe leggere l'articolo per capire che l'uomo truce della foto, Ruggero Jucker, non è un criminale incallito. Ha commesso il delitto in uno stato di follia. Aveva manifestato disturbi di comportamento che nessuno aveva sospettato potessero sfociare in atti di improvvisa violenza contro la ragazza che amava e senza alcun motivo per volerla uccidere. Dopo la condanna ha scontato un decina di anni di carcere. Ora la legge dell'indulto ha ridotto la sua pena, ma ciò non gli restituisce la libertà, visto che la semi-infermità psichica lo costringerà a passare sotto il controllo delle strutture psichiatriche. La giustizia sta facendo il suo corso e giustamente distingue tra le diverse situazioni.
Il titolo della notizia è costruito ad arte per nascondere i fatti e per suscitare nei lettori un sentimento di indignazione contro la legge e la giustizia.
Quale tra i miei alunni proverà mai a leggere tutta la notizia senza fermarsi al titolo? Quelli più istintivi invocheranno la pena di morte senza processo. Sono gli stessi che si fanno sorprendere col cellulare acceso durante la lezione.
- Lo sai che il regolamento scolastico vieta l'uso dei cellulari?
- Sì, lo so, ma come faccio se qualcuno deve dirmi una cosa importante?
- Te la dice dopo. Qui c'è un preciso divieto da rispettare.
- Sì, ma lo fanno pure gli altri.
- Che lo facciano gli altri non vale come scusa. Qualunque criminale potrebbe invocare la scusa di non essere l'unico. Devo metterti una nota disciplinare e sequestrare il cellulare.
- Ma che, professò, ci siamo impazziti?
E' sempre così: per gli altri ci vuole la pena di morte senza processo, per sè neanche la più piccola sanzione davanti all'evidenza della trasgressione e dopo un'ora di discussione. La giustizia è giusta solo quando punisce gli altri, colpevoli o innocenti che siano, e devo farlo spietatamente, ma è sempre un abuso inaccettabile se vuole che la regola valga anche per il saputello intransigente.
