-Professò, ma è vero che uno si può fare l'assicurazione sulla vita?
-Sì, certo.
-Che significa?
-Sì, certo.
-Che significa?
- E' un po' come una scommessa sul futuro. Nessuno sa se ad una certa data una persona sarà ancora viva. E' un'incertezza, quindi è possibile assicurare il rischio e lo si può fare in due modi diversi. Nel primo modo si prevede che l'assicurato a una certa data sia ancora vivo e potra chiedere un vitalizio all'assicurazione; nel secondo modo ci si assicura per il caso di morte e si chiede all'assicurazione di pagare un indennizzo ad un beneficiario.
- E' un po' complicato.
Disegno una linea sulla lavagna per rappresentare la lunghezza ipotetica di una vita. Sulla linea fisso due punti: inizio e fine del periodo.
- E' un po' complicato.
Disegno una linea sulla lavagna per rappresentare la lunghezza ipotetica di una vita. Sulla linea fisso due punti: inizio e fine del periodo.
-Vedete ragazzi: l'assicurato paga per un certo numero di anni, poi, al termine fissato, se sarà ancora vivo, potrà cominciare a ricevere un vitalizio, una sorta di pensione per il resto della sua vita.
- E in caso di morte?
- In caso di morte accade il contrario. Sarà la compagnia di assicurazione a dover pagare una somma prestabilita al beneficiario che dev'essere nominato nel contratto di assicurazione.
- Ma questa è un'assicurazione che non serve a niente! - esclama un'alunna.
- L'assicurazione per il caso di morte svolge una funzione diversa, si fa per altri motivi.
Dalla smorfia di disapprovazione sulla bocca dell'alunna capisco che gli "altri motivi", cioè la possibilità di beneficiare altre persone, non rientra nel suo orizzonte di possibilità.
- E se l'assicurato in caso di vita non arriva alla data stabilita? cioè quella in cui dovrebbe cominciare a ricevere il vitalizio? - domanda ancora l'alunna.
- Se sarà morto l'assicurazione non dovrà pagare niente. Possiamo dire che ha perso la scommessa.
- Eh no, professò, non va bene. Poi a chi vanno tutti i soldi che aveva versato prima?
- L'assicurazione li userà per pagare gli altri assicurati, quelli che restano in vita così a lungo da percepire un vitalizio maggiore di tutte le somme versate.
Provo anche a spiegare che senza questo meccanismo di compensazione tra le diverse situazioni nessuna assicurazione potrebbe impegnarsi a coprire rischi imprevedibili.
-No, no, così non la faccio! - mi dice l'alunna - Ma che siamo matti? i soldi miei non li possono prendere e poi darli agli altri. No, no. Io mi voglio assicurare, ma non per quanto avrò ottant'anni che dovrei pagare per tanti anni e non so nemmeno se ci sarò. Io mi voglio assicurare per quanto ne avrò cinquanta, così sono sicura di esserci e poi mi pagano per un buon periodo.
- Ma allora - le dice un'altra alunna - ti conviene assicurarti per avere una pensione a 20anni, così è ancora più sicuro, la riceverai presto e la prenderai per tanto tempo.
- Certo ragazzi, potete fare tutto quel che vi pare, ma sappiate che il premio da pagare all'assicurazione non è sempre uguale. Quando l'assicuratore vede che il suo rischio aumenta, anche il premio che ci chiederà sarà più elevato. L'assicurazione non è Babbo Natale.
- Ma che dice professò, lei non mi ha capito. - aggiunge la ragazza - Sto dicendo che la data per avere la pensione a vita si deve mettere prima, quando sei più giovane, così è sicuro che guadagni, altrimenti non la fai l'assicurazione.
- Ok, ma se è sicuro che tu ci guadagni, perché la compagnia d'assicurazione dovrebbe accettare un contratto in cui è sicuro che ci dovrà perdere?
- Deve accettare perché è così, lo dice la legge! Altrimenti che assicurazione è? Lo capisce professò?
Eh sì, talmente ovvio.
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