2.4.14

Il giuramento dei professori

Ho già raccontato la vicenda del prof. Alessandro Galli in un articolo postato in vista nel blogroll. Il suo rifiuto di giurare fedeltà alla Costituzione in nome della libertà di opinione e di insegnamento è stato determinante per l'abolizione del giuramento che fino al 1981 era imposto anche ai docenti.

Credo che sia giusto ricordare qui anche i nomi dei 12 professori che nel 1931 rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo e per questo furono destituiti dall'insegnamento:
  • Francesco Ruffini 
  • Mario Carrara 
  • Lionello Venturi 
  • Gaetano De Sanctis 
  • Piero Martinetti 
  • Bartolo Nigrisoli 
  • Ernesto Buonaiuti 
  • Giorgio Errera 
  • Vito Volterra 
  • Giorgio Levi della Vida 
  • Edoardo Ruffini Avondo 
  • Fabio Luzzatto

Molti docenti antifascisti si piegarono al giuramento seguendo le indicazioni opportunistiche di Benedetto Croce e di Palmiro Togliatti perché mantenendo la cattedra avrebbero potuto proseguire l'insegnamento secondo le idee di libertà (Croce) e svolgendo anche un'opera utile per il partito e per la causa dell'antifascismo (Togliatti). Tra i cattolici molti giurarono considerando che l'espressione "regime fascista" poteva essere intesa semplicemente come "governo dello Stato".

Albert Einstein intervenne con una perorazione al Ministro della Giustizia Alfredo Rocco, chiedendo di risparmiare l'umiliazione al fior fiore dell'intelligenza italiana e di rispettare la libertà di insegnamento e di ricerca della verità. Ricevette una risposta che sminuiva l'importanza della questione. Per Einstein quella risposta era il triste segnale dei "bei tempi" che si stavano preparando per l'Europa. Una considerazione amara che si potrebbe ripetere anche oggi di fronte al servilismo con cui molti insegnanti si uniscono al gregge per seguire ignobili parole d'ordine e strampalate indicazioni pedagogiche.

Giovanni Gentile, Ministro dell'Istruzione nonché ideatore della formula di giuramento che egli riteneva necessaria per affermare il carattere totalitario della fede fascista, dovette poi rendere merito ai pochi che ebbero il coraggio di rifiutare dando ai giovani un encomiabile esempio di schietto e dignitoso carattere.

I CODICI DI COMPORTAMENTO

La condizione di asservimento ideologico imposta agli insegnanti dal regime fascista dovrebbe concludersi con la liberazione e col principio di libertà sancito dall'art. 33 Cost., tuttavia è stata necessaria la lotta personale del prof. Alessandro Galli, condotta anche con un lungo sciopero della fame, per ottenere l'abolizione del giuramento. Ma oggi la questione si ripropone sotto mentite spoglie, giacchè non si parla più di giuramento, bensì di un codice di comportamento che è stato inserito nel Decreto Legislativo 165/2001 (con modifiche introdotte dalla L.190/2012, nonché dal DPR 62/2013). Tali norme contengono una salvaguardia per l'indipendenza della magistratura e per gli Avvocati dello Stato dimenticando la peculiarità dell'insegnamento.

I codici di comportamento sono stati sviluppati come clausole contrattuali e si conformano alle esigenze di tipo aziendale. Il legislatore non ha considerato che le finalità dell'azienda sono profondamente diverse da quella della scuola.

Lo scopo di lucro che caratterizza l'attività d'impresa si persegue anche attraverso strategie di esclusione e di tutela dell'immagine e della reputazione dell'azienda. Le finalità della scuola e dell'università che devono "garantire il massimo di trasparenza e di accessibilità delle informazioni. Non devono esserci asimmetrie informative di alcun tipo. Allo scopo di perseguire gli interessi dell’Università, che sono anche quelli della collettività, un suo dipendente ha l’obbligo di contribuire al massimo di trasparenza, anche attraverso interventi pubblici mirati alla trasmissione delle informazioni e alla discussione dei temi controversi all’interno dell’Università. La discussione sulle criticità dell’Università stessa è necessaria proprio per permettere alla collettività sia di essere coinvolta nelle decisioni che riguardano i processi produttivi della conoscenza sia di partecipare alla sua diffusione e utilizzazione."  (www.roars.it)

Agli insegnanti non viene chiesto di giurare fedeltà al regime dominante, però non può sentirsi libero chi si trova vincolato a regole di silenzio o di riservatezza stabilite per tutelare l'immagine della scuola-azienda. Molto significativo il caso della ricercatrice sanzionata dal Consiglio di Amministrazione della propria Università per aver pubblicato un articolo nel quale esprimeva giudizi critici.