Valutare è molto più di sorvegliare. La valutazione presuppone una fase di sorveglianza a cui si aggiunge un giudizio basato, si suppone, su una misurazione.
Nel celebre testo di Michael Foucault, "Sorvegliare e punire", si evidenziavano gli effetti della sorveglianza esaminando il progetto del Panopticon ideato da Bentham, un carcere dove il prigioniero era costretto a vivere in una stanza sottoposta a perenne sorveglianza da parte di guardiani che erano collocati in una zona non visibile dell'edificio. Il detenuto poteva essere visto in ogni momento, la sua stanza era totalmente visibile, senza nascondigli, ma lui non aveva la possibilità di vedere i guardiani, che restavano nascosti dietro un sistema di tende, quindi si sarebbe sentito sotto osservazione anche se dietro le tende non ci fosse mai stato nessuno.
Il Panopticon era una macchina di sorveglianza che poteva funzionare anche in assenza dei guardiani perché il prigioniero sarebbe stato sempre costetto ad agire da sorvegliato. Si sarebbe sorvegliato da sè, controllando e limitando i propri comportamenti. Bentham aveva progettato il Panopticon nella convinzione che la sorveglianza sarebbe stata molto più efficace di qualunque altra pena: sorvegliare è punire.
Foucault ci ha insegnato a riconoscere le tecniche di controllo e di potere nelle varie istituzioni concentrazionarie dell'era moderna, dal carcere all'ospedale, dalla fabbrica alla scuola. La scuola è nata come macchina di sorveglianza e di correzione, ma finora i sorvegliati erano solo gli alunni. L'educazione era intesa come soggezione al potere degli adulti. I ragazzi dovevano essere formati, con le buone o con le cattive. Agli insegnanti spettava il compito dei guardiani, cioè dovevano sorvegliare e punire.
Oggi la macchina della sorveglianza amplia il proprio campo d'azione, non si rivolge più alla sola educazione dei giovani, ma si estende anche agli adulti. A questo scopo è stato formulato il principio della formazione long life learning. I cittadini del mondo globalizzato devono formarsi e ri-formarsi durante l'intero arco della loro vita. E' una necessità perché ormai tutti i lavori sono diventati precari e ognuno dev'essere mobile, flessibile, riadattabile, quindi non potrà sottrarsi ad una sorta di ri-educazione permanente, in una condizione da minorenne da cui non potrà mai emanciparsi.
Nella riforma della scuola - dichiara Valeria Pinto - c’è il «registro nazionale dei docenti», dove questi saranno tracciati in tutte le loro attività, costantemente sotto controllo, per «individuare coloro che meglio rispondono al piano di miglioramento preposto».Il posto fisso non esiste più, è ormai considerato un privilegio di altri tempi. Ma senza posto fisso il lavoratore è spossessato. La sua eventuale permanenza dipende dalla valutazione, il suo eventuale reinserimento dipende dalla valutazione. Si valuta la produttività.
In tutto questo forse una novità c’è: la violenza, la nettezza, con cui emerge il disegno di spossessamento.La valutazione è lo strumento con cui si potrà indicare al sorvegliato il modo in cui dovrà correggersi per migliorare la valutazione. Ma chi sono i sorveglianti? Chi stabilisce i criteri di valutazione? Su quale scala di valore si determinano i criteri?
Per farci accettare un sistema che dovrebbe apparire peggiore di un incubo orwelliano è stata diffusa una retorica pubblica basata sui concetti di 'efficienza', 'miglioramento' e anche di 'meritocrazia'. Queste parole ci inducono a pensare che i parametri di valutazione siano oggettivi, determinabili tecnicamente in modo indiscutibile. Ma chi sono i custodi del presunto sapere tecnico che potrà governare i piani di miglioramento? Probabilmente non li vedremo mai, perché sono come i guardiani del Panopticon, potrebbero non esistere. La società dalla valutazione perpetua sarà una macchina nella quale ci controlleremo e ci valuteremo da noi stessi, all'infinito.
Valeria Pinto ci avvisa: gli obiettivi coincidono con i «portatori di interessi», che alla fine sono solo interessi di classe, gli unici dotati della forza per imporsi su altri.
La macchina omnivalutante sembra essere già in azione. Se qualcuno rifiuta la sorveglianza e tenta di sottrarsi alla valutazione si espone all'accusa di pretendere un "privilegio", l'accusa in genere proviene dai pari, da chi non ha saputo o voluto sottrarsi al sistema delle valutazioni. Poco importa che siano valutazioni effettive o solo immaginarie.
Qui forse solo ora qualcuno inizia a capire cosa significa valutazione: un potentissimo strumento di centralizzazione del potere e di spossessamento di chi è impegnato sul campo.Chi valuta l'idraulico? Chi valuta il manager? Chi valuta il medico? Chi valuta il commercialista? Forse nessuno, forse la loro reputazione si costruisce sul chiacchiericcio; ogni professionista o mestierante ha modo di guidare e disorientare i propri clienti, di intimorire i propri pazienti, eppure tutti si sentono osservati e valutati e perciò tutti pretendono che anche gli altri lo siano. Il circuito valutativo sembra equo proprio perché generalizzato. Dietro le tende della torre di guardia forse non c'è nessuno, forse ci siamo tutti, a turno, per controllarci e valutarci reciprocamente. Però qualcuno dovrebbe anche chiedersi chi e perché ha costruito questo gigantesco Panopticon in cui siamo tutti reclusi e valutati continuamente come condannati. Ma chi ci ha condannato? per quale colpa siamo stati condannati?
Nell'intervista pubblicata oggi su Il Manifesto la professoressa Pinto spiega che il sistema delle valutazioni si fonda su una presunta meritocrazia che ha la finalità di graduare i meriti di ciascuno, in realtà la finalità è solo conservativa.
Rendendo le diseguaglianze accettabili su basi razionali ed eticamente legittime, la meritocrazia risponde all’esigenza di mantenere fermo l’ordine sociale esistente. Non combatte le diseguaglianze, ma si preoccupa di legittimarle. In questa cornice l’istruzione è l’arma per la perfetta razionalizzazione dell’esclusione. Il modello che si prospetta per la scuola è questo.Gli insegnanti, storicamente abituati a valutare, non accettano facilmente di assoggettarsi alla valutazione. Le loro resistenze vengono stigmatizzate come pretesa di conservazione di un privilegio. In realtà gli insegnanti sono sempre stati sottoposti al generico giudizio di alunni e genitori, la loro condizione non è diversa da quella dell'idraulico e del commercialista, esposti al giudizio del cliente, ma l'insegnante oggi è scelto come facile cavia perché la scuola è un dispositivo pronto per organizzare una valutazione formalizzata.
Parliamo di un processo che in più sollecita, come fa Renzi sulla scuola, una «spontanea» adesione a quanto richiesto dall’alto. Del resto lo stato valutativo funziona così: solo con la complicità di coloro che vi sono sottoposti. Non a caso c’è chi parla di «servitù volontaria». A me pare più rispondente l’idea foucaultiana di governamentalità: produrre soggettività autonomamente conformi alle procedure attese. Siamo davanti a una macchina potentissima, a dispositivi globali di trasformazione, progetti grandiosi. E bisognerebbe attaccarli direttamente, attaccare da ogni lato.Gli insegnanti sono invitati ad accettare la valutazione in cambio di una promessa di carriera (carriera impossibile per le ragioni che abbiamo già spiegato), inoltre gli insegnanti spodestati sono sempre più esposti a rischi e sarà facile portare dentro le aule scolastiche le telecamere di sicurezza: un controllo totalizzante.